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Stati Uniti, troppe bugie per Santos: il deputato repubblicano espulso dal Congresso

Dai soldi per la campagna elettorale investiti in trattamenti botox o abbonamenti porno a OnlyFans, fino alle bugie sulla famiglia sfuggita all’Olocausto e la madre sopravvissuta al crollo delle Torri Gemelle
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NEW YORK - Il più grande bugiardo mai eletto al Congresso, o quanto meno il più pittoresco, è adesso entrato nella storia. Nel senso che la Camera ha votato per espellere il deputato repubblicano George Santos, diventato così il primo parlamentare cacciato prima ancora di una condanna definitiva in tribunale.

Dai soldi per la campagna elettorale investiti in trattamenti botox o abbonamenti porno a OnlyFans, fino alle bugie sulla famiglia sfuggita all’Olocausto e la madre sopravvissuta al crollo delle Torri Gemelle l’11 settembre 2001, il curioso George ne aveva combinate davvero troppe per sopravvivere. La sua vicenda però non è solo un’esilarante commedia, perché incarna anche la tragedia della superficialità con cui oggi viene affrontata la politica, in particolare nel Gop dominato da un ex presidente incriminato in quattro processi penali e due civili, di cui uno per aver almeno giustificato l’assalto mortale al Congresso del 6 gennaio 2021.

NEW YORK - Il più grande bugiardo mai eletto al Congresso, o quanto meno il più pittoresco, è adesso entrato nella storia. Nel senso che la Camera ha votato per espellere il deputato repubblicano George Santos, diventato così il primo parlamentare cacciato prima ancora di una condanna definitiva in tribunale.

Dai soldi per la campagna elettorale investiti in trattamenti botox o abbonamenti porno a OnlyFans, fino alle bugie sulla famiglia sfuggita all’Olocausto e la madre sopravvissuta al crollo delle Torri Gemelle l’11 settembre 2001, il curioso George ne aveva combinate davvero troppe per sopravvivere. La sua vicenda però non è solo un’esilarante commedia, perché incarna anche la tragedia della superficialità con cui oggi viene affrontata la politica, in particolare nel Gop dominato da un ex presidente incriminato in quattro processi penali e due civili, di cui uno per aver almeno giustificato l’assalto mortale al Congresso del 6 gennaio 2021.

Il ragazzo col nome della squadra di Pelè è effettivamente originario del Brasile, da cui è riuscito a conquistare il suo sogno americano, fino all’elezione come deputato per il seggio di Long Island. A 35 anni era diventato il primo gay dichiarato ad entrare al Congresso con il Partito repubblicano, e sembrava avere un futuro brillante davanti. Dietro alla sua vita ufficiale, però, c’erano imbrogli commessi nel suo paese d’origine e reati replicati in quello di elezione, oltre ad una marea di bugie.

Nel curriculum aveva scritto di aver preso lauree inesistenti al Baruch College, dove per di più era stato campione di pallavolo, senza in realtà mai mettere piede in campo. Quindi era stato assunto dalle banche Citigroup e Goldman Sachs, che non hanno mai sentito il suo nome, accumulando fortune fittizie. Siccome queste fantasie non gli erano sembrate sufficienti, ci aveva aggiunto un tocco di storia, affermando di discendere da una famiglia sfuggita all’Olocausto, mentre sua madre era dentro le Torri Gemelle il giorno dell’attacco di al Qaeda, ma era riuscita miracolosamente a cavarsela. Invece quattro dipendenti della sua azienda fantasma non erano stati altrettanto fortunati, durante la sparatoria nella discoteca Pulse di Orlando, perdendo la vita.

Conquistato il seggio grazie a queste menzogne, Santos si era dedicato anche alla criminalità tipo Totò, usando i finanziamenti della campagna elettorale per pagare abbonamenti a siti porno o rifarsi il look. Ma aveva anche rubato l’identità dei donatori per trasferire soldi dalle loro carte di credito ai suoi conti, e imbrogliato sui prestiti ricevuti. In totale ha messo insieme 23 capi d’accusa per incriminazioni che lo hanno già portato in tribunale, dove è atteso il 12 dicembre, per poi finire a processo nel prossimo settembre.

Quando il New York Times aveva iniziato a rivelare le disavventure di George, i repubblicani si erano stretti a sua difesa: in sostanza era vittima di una caccia alle streghe politica, proprio come il suo idolo Donald Trump. Poi però la Commissione Etica della Camera, guidata dal Gop, ha condotto un’inchiesta che ha prodotto un imbarazzante rapporto di 56 pagine, confermando in sostanza le accuse per cui è stato incriminato dalla giustizia penale.

Una perfetta sceneggiatura cinematografica, modello "Soliti ignoti", con la drammatica differenza che tutto era vero. Quindi dopo due tentativi falliti di censura, 311 deputati hanno votato in favore dell’espulsione di Santos, inclusi 105 repubblicani. I suoi difensori hanno sostenuto che cacciarlo prima della condanna avrebbe creato un pericoloso precedente, ma le prove delle violazioni erano troppo imbarazzanti per continuare a fare finta di niente. Lui ha salutato lasciando l’aula prima che il voto fosse concluso, con questa frase destinata a restare nei libri di storia: "Perché dovrei voler restare qui? Vada all’inferno questo posto". Finora nella storia degli Stati Uniti solo sei colleghi erano stati cacciati così, ma nessuno prima della condanna definitiva in tribunale.

Tra 70 e 80 giorni la governatrice di New York Kathy Hochul dovrà indire l’elezione speciale per rimpiazzarlo. I democratici probabilmente candideranno Thomas Suozzi, cioè il deputato che aveva il seggio di questa circoscrizione elettorale prima di candidarsi alla guida dello stato, aprendo la strada a George. Così ora la maggioranza repubblicana alla Camera si assottiglia, calando a 221 deputati contro 213 democratici, ma se il Gop perderà l’elezione speciale la differenza scenderà a soli 7 voti.

Questo ci dà lo spunto di passare ai problemi di fondo di questa vicenda, che sono seri e non possono essere nascosti dietro alle risate. Il primo punto è la superficialità con cui i repubblicani hanno selezionato Santos come candidato, ma ormai il clima è questo. Con Trump la politica americana è diventata un circo senza precedenti, e un personaggio così è parso l’uomo giusto su cui scommettere la reputazione del partito. Una volta scoperta la verità, però, il Gop lo ha difeso strenuamente, al punto che il nuovo Speaker della Camera Johnson, terza carica dello Stato, ha votato contro la sua espulsione. Questo non perché le malefatte di George non fossero schiaccianti, ma perché preservare la fragile maggioranza e ostacolare con ogni mezzo i nemici democratici veniva prima di qualsiasi considerazione etica. Sono decisioni che rivelano molto sulla direzione in cui stanno andando gli Usa, alla vigilia delle presidenziali dell’anno prossimo, e non possono non lasciare un segno nelle coscienze dei cittadini e la credibilità delle istituzioni democratiche che li guidano.

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