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Attentato di Hamas a Gerusalemme, ora la tregua vacilla. Liberati otto ostaggi

Guerra di nervi tra jihadisti e Israele, ma Blinken preme ancora: nuovi rilasci di rapiti e protezione per i civili
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TEL AVIV – Il cessate il fuoco tra Hamas e Israele è sembrato perdere quota in modo irrimediabile al settimo giorno consecutivo. Dopo una pausa nella guerra di quattro giorni e poi di altri due giorni, l’ultimo accordo strappato dai negoziatori in Qatar è stato soltanto di un giorno ed è stato annunciato poco prima delle sette del mattino – quindi poco prima della scadenza. Se fosse scaduto, sarebbero cominciati di nuovo i bombardamenti israeliani e i combattimenti a terra.

Un’ora dopo, due fratelli palestinesi affiliati a Hamas sono scesi da un’auto, hanno sparato contro i civili a una fermata del bus a Gerusalemme e ne hanno uccisi tre prima di essere abbattuti da due riservisti che passavano lungo la strada (e che hanno ucciso per errore anche un passante armato che li stava aiutando). Una telecamera di sorveglianza ha ripreso l’attacco, che è stato rivendicato da Hamas nel primo pomeriggio.

Alle sette di sera è arrivato un altro video, questa volta ufficiale e prodotto dal …

TEL AVIV – Il cessate il fuoco tra Hamas e Israele è sembrato perdere quota in modo irrimediabile al settimo giorno consecutivo. Dopo una pausa nella guerra di quattro giorni e poi di altri due giorni, l’ultimo accordo strappato dai negoziatori in Qatar è stato soltanto di un giorno ed è stato annunciato poco prima delle sette del mattino – quindi poco prima della scadenza. Se fosse scaduto, sarebbero cominciati di nuovo i bombardamenti israeliani e i combattimenti a terra.

Un’ora dopo, due fratelli palestinesi affiliati a Hamas sono scesi da un’auto, hanno sparato contro i civili a una fermata del bus a Gerusalemme e ne hanno uccisi tre prima di essere abbattuti da due riservisti che passavano lungo la strada (e che hanno ucciso per errore anche un passante armato che li stava aiutando). Una telecamera di sorveglianza ha ripreso l’attacco, che è stato rivendicato da Hamas nel primo pomeriggio.

Alle sette di sera è arrivato un altro video, questa volta ufficiale e prodotto dal dipartimento media di Hamas: mostra l’ostaggio israeliano Yardan Bibas mentre chiede al primo ministro Netanyahu con parole disperate di poter seppellire in Israele la moglie Shiri e i due figli Ariel di quattro anni e Kfir di dieci mesi. È lo sfruttamento a oltranza della famiglia Bibas. I terroristi di Hamas l’hanno prima rapita dal kibbutz di Nir Oz e hanno filmato il sequestro, poi l’hanno separata – padre da una parte, moglie con i due figli da un altra –, poi hanno dichiarato che la donna e i due bambini sono morti in “un bombardamento sionista” al sesto giorno di pausa nei bombardamenti israeliani (non è possibile verificare questa dichiarazione), poi hanno offerto i tre cadaveri come materia per uno scambio di prigionieri e infine hanno pubblicato il video del padre, che è nelle mani di Hamas, non può dire nulla che non sia approvato dai suoi carcerieri ed è pazzo di dolore e dichiara: «Netanyahu ha ucciso mia moglie e i miei figli, per favore seppelliteli in Israele». Nella traduzione in arabo la parola Israele è messa fra virgolette perché Hamas non ne riconosce l’esistenza.

Nel pomeriggio Hamas ha restituito due donne, Amit Soussana e Mia Schem, in piazza Palestina, quindi in un settore centrale di Gaza City non lontano dall’ospedale al Shifa: è un messaggio che vuole dire “controlliamo ancora una grande parte della città”. La Schem è la ventunenne apparsa nel primo video di ostaggi diffuso da Hamas dopo il 7 ottobre e durante la prigionia è stata operata al braccio, secondo la famiglia, da una veterinaria palestinese. In serata c’è stata la liberazione di altri sei ostaggi, questa a sud, vicino Rafah.

Secondo una fonte egiziana, Hamas ha proposto un’altra lista di possibili ostaggi da liberare, ma poi sono finiti: vuol dire che non intende liberare i soldati, perché – se ne deduce – i negoziatori israeliani devono aver rifiutato di pagare il corrispettivo in prigionieri palestinesi chiesto dal gruppo di Gaza, considerato troppo alto.

Il segretario di Stato americano, Antony Blinken ieri era in Israele per la quarta volta dal 7 ottobre e pur affermando l’appoggio degli Stati Uniti ha chiesto al governo israeliano – nel caso finisse la tregua – di evitare le perdite massicce fra i civili palestinesi viste nella prima fase della guerra. Blinken ha sottolineato «l’imperativo di tenere in conto il bisogno di protezione e aiuti umanitari per i civili nel sud di Gaza prima di qualsiasi operazione militare». Nei primi cinquantacinque giorni di guerra Israele ha ucciso più di quattordicimila persone e il settanta per cento sono donne e bambini, secondo i dati del ministero della Sanità palestinese.

Blinken, che ha visto Netanyahu e il ministro della Difesa Yoav Gallant, poi si è spostato a Ramallah dove ha incontrato anche il leader dell’Anp Abu Mazen. Tra le priorità del suo viaggio, oltre al rilascio degli ostaggio e alla protezione dei civili a Gaza sud, c’è anche la necessità di una Anp rinnovata a vantaggio politico dei palestinesi.

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