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Missione italiana a Gaza: un ospedale da campo per curare i civili palestinesi

(afp)
Nella struttura, progettata con gli Emirati, 60 posti letto e medici militari
2 minuti di lettura

Un ospedale da campo italiano all’interno della striscia di Gaza. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ne aveva già parlato lo scorso 8 novembre, ma ora il progetto ha preso ulteriore forma. Lo conferma anche Palazzo Chigi: «Lo stiamo studiando insieme agli Emirati Arabi».

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L’ipotesi potrebbe concretizzarsi, naturalmente in accordo con i palestinesi, collegando a una nostra struttura medica modulare ed espandibile un elemento gemello proveniente invece da Abu Dhabi: di fatto creando un’unica clinica dove team medici diversi collaborino alle cure dei civili. E a cui potrebbero in futuro aggiungersi anche strutture di altri Paesi. Fonti della Difesa ribadiscono che oltre agli Emirati c’è infatti già l’interesse di Egitto, Qatar e altri stati arabi.

Un ospedale da campo italiano all’interno della striscia di Gaza. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ne aveva già parlato lo scorso 8 novembre, ma ora il progetto ha preso ulteriore forma. Lo conferma anche Palazzo Chigi: «Lo stiamo studiando insieme agli Emirati Arabi».

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L’ipotesi potrebbe concretizzarsi, naturalmente in accordo con i palestinesi, collegando a una nostra struttura medica modulare ed espandibile un elemento gemello proveniente invece da Abu Dhabi: di fatto creando un’unica clinica dove team medici diversi collaborino alle cure dei civili. E a cui potrebbero in futuro aggiungersi anche strutture di altri Paesi. Fonti della Difesa ribadiscono che oltre agli Emirati c’è infatti già l’interesse di Egitto, Qatar e altri stati arabi.

Un’operazione certamente complessa, che l’Italia sta tessendo attraverso relazioni dirette e numerosi viaggi. Siamo già ad uno stato avanzato. Un sopralluogo è stato fatto in un’area a Sud di Gaza, che risponda alle numerose esigenze logistiche di un ospedale, come l’accesso all’acqua potabile, possibilità di smaltire i residui e gli scarichi reflui. C’è il benestare anche degli israeliani, come ha assicurato ieri pure un alto funzionario dell’esercito: «Parallelamente alla guerra contro Hamas, stiamo facilitando un vasto sforzo di aiuti umanitari alla popolazione di Gaza, collaborando con diversi Paesi, Italia compresa, impegnati in questo obiettivo» ha detto. «Un tipo di cooperazione necessaria a garantire che gli aiuti raggiungano le mani giuste all’interno della Striscia: i cittadini».

L’ospedale avrà inizialmente 60 posti letto e, trattandosi di una zona di guerra, sarà operato principalmente da medici militari. Gli ultimi dettagli che riguardano la sicurezza sono ancora in via di definizione: «Saranno le parti a garantirla, palestinesi e israeliani. È un rischio che vale la pena assumersi», sottolineano a Palazzo Baracchini.

Nel frattempo, l’impegno umanitario italiano si sta già concretizzando anche attraverso l’invio della nave-ospedale Vulcano, partita tre settimane fa. Dopo una lunga sosta a Cipro, domenica 3 dicembre attraccherà finalmente al porto egiziano di Al Arish, nel Sinai, ad appena 45 chilometri dal valico di Rafah (la porta meridionale della Striscia). Si tratta di una struttura totalmente indipendente, attrezzata per svolgere ogni tipo di attività medica, dalle operazioni alla diagnostica. Fra i 170 uomini di equipaggio ci sono 30 medici della Marina. Si aggiungeranno a breve altri 30 camici bianchi fra medici e infermieri delle Forze armate. Loro compito sarà curare feriti gravi, trasportati via mare o in elicottero a seconda dalle gravità, in collaborazione con la Mezzaluna rossa egiziana.

Infine, un diverso tipo di accordo con gli Emirati Arabi prevede la collaborazione di un team di medici degli ospedali Gaslini e Bambino Gesù con gli ospedali locali che si preparano ad accogliere 1.000 bambini feriti a Gaza. I primi quattro pediatri italiani sono arrivati già ieri a Dubai con il volo della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, attesa per prendere parte ai lavori della Cop28, il Vertice mondiale sul clima. Un impegno umanitario, ha sottolineato la premier, che «ci vede coinvolti col ministro degli Esteri Tajani, quello della Difesa Crosetto e quello della Salute, Schillaci».

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