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L’Fsb arresta un cittadino italo-russo: “Ha commesso attentati”

Secondo Mosca, l’uomo residente a Rjazan sarebbe stato addestrato in Lettonia e avrebbe attaccato un aeroporto militare e una ferrovia. Si chiamerebbe Ruslan Sidiki. Rischia fino a 32 anni di carcere
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Un cittadino italo-russo è stato arrestato dai servizi di sicurezza della Federazione con l’accusa di avere commesso “atti di sabotaggio e atti terroristici presso infrastrutture militari e siti di trasporto nella regione di Rjazan”, a circa 200 chilometri a Sud-Est di Mosca, per conto dell’Ucraina. A dare la notizia è stato l’Fsb, ex Kgb, ma si attende una dichiarazione della Farnesina.

La notizia del suo arresto nell’aeroporto Vnukovo di Mosca era stata anticipata dal canale Telegram Shot, associato a Life.ru, e poi rilanciata da diversi media russi che hanno anche fatto il nome dell’uomo e pubblicato varie foto tratte dal suo profilo social su Vkontakte, il Facebook russo, dove pubblicava periodici aggiornamenti sui suoi viaggi in bicicletta e sulle sue frequenti visite nella zona di esclusione di Cernobyl, dove sarebbe entrato sia dal lato bielorusso che da quello ucraino.

Si tratterebbe di Ruslan Sidiki, residente di Rjazan, 35 anni compiuti lo scorso febbraio. L’ultima volta che è…

Un cittadino italo-russo è stato arrestato dai servizi di sicurezza della Federazione con l’accusa di avere commesso “atti di sabotaggio e atti terroristici presso infrastrutture militari e siti di trasporto nella regione di Rjazan”, a circa 200 chilometri a Sud-Est di Mosca, per conto dell’Ucraina. A dare la notizia è stato l’Fsb, ex Kgb, ma si attende una dichiarazione della Farnesina.

La notizia del suo arresto nell’aeroporto Vnukovo di Mosca era stata anticipata dal canale Telegram Shot, associato a Life.ru, e poi rilanciata da diversi media russi che hanno anche fatto il nome dell’uomo e pubblicato varie foto tratte dal suo profilo social su Vkontakte, il Facebook russo, dove pubblicava periodici aggiornamenti sui suoi viaggi in bicicletta e sulle sue frequenti visite nella zona di esclusione di Cernobyl, dove sarebbe entrato sia dal lato bielorusso che da quello ucraino.

Si tratterebbe di Ruslan Sidiki, residente di Rjazan, 35 anni compiuti lo scorso febbraio. L’ultima volta che è stato visto online è stato ieri alle 5 del mattino. L’uomo, con doppia cittadinanza italiana e russa, è indagato per “atto terroristico” e “acquisizione, trasferimento, deposito, trasporto, spedizione o trasporto illegale di esplosivi o ordigni esplosivi”, reati per cui rischia in totale fino a 32 anni di carcere.

Secondo l’Fsb, durante l’interrogatorio, l’uomo avrebbe ammesso la sua colpevolezza e “confessato” di essere stato reclutato lo scorso febbraio a Istanbul, in Turchia, da un ufficiale della direzione principale dell’intelligence militare ucraina e di avere seguito “un addestramento al sabotaggio a Jekabpils in Lettonia con la partecipazione diretta dei Servizi speciali lettoni” prima di tornare in Russia un mese dopo.

Il 20 luglio, “su ordine del suo mentore dei servizi segreti militari ucraini”, avrebbe realizzato “ordigni esplosivi fatti in casa” e li avrebbe piazzati su quattro droni per attaccare l’aeroporto militare di Djaghilevo a Rjazan. Secondo i canali Telegram “Baza” e “Astra”, l’attacco avrebbe provocato un cratere nel parcheggio dell’aeroporto, ma non avrebbe fatto ulteriori danni.

L’11 novembre, invece, il presunto attentatore italo-russo avrebbe fatto esplodere ordigni fatti in casa sulla ferrovia nella regione di Rjazan provocando il deragliamento di 19 vagoni di un treno merci, 15 dei quali si sono ribaltati, e il ferimento del conducente e del suo assistente.

Durante una perquisizione, nella sua abitazione sarebbero stati sequestrati componenti di esplosivi e ordigni artigianali e foto e video “relative ai reati commessi”, sostiene sempre l’Fsb, ma finora non è stato possibile verificare nessuna delle informazioni divulgate dai servizi russi tranne che un treno merci è effettivamente deragliato l’11 novembre vicino alla città di Rybnoe, circa 177 km a Sud-Est di Mosca.

“È un altro esempio – ha commentato sul suo canale Telegram Aleksandr Kots, corrispondente militare di Komsomolskaja Pravda - di come i servizi speciali ucraini formino agenti non solo tra gli stessi ucraini, ma anche tra cittadini russi che esprimono il loro disaccordo con l’attuale corso politico”.

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