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La cravatta ‘della pace’ di re Carlo, smacco a Sunak? Sfoggia bandiere greche alla Cop28 dopo le tensioni con Atene sul caso Partenone

Il grave scontro diplomatico e la scelta del monarca ambientalista
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LONDRA. No, non può essere un caso. O almeno, è decisamente improbabile che lo sia, vista la caratura politica del monarca britannico e il fatto che ciò avviene guarda caso a pochi giorni da un grave scontro diplomatico del Regno Unito con un altro Paese europeo e amico, la Grecia. Certo, la pistola fumante non c’è, e molto probabilmente lui non lo ammetterà mai. Ma a nessuno è sfuggito che re Carlo III, nella giornata inaugurale del vertice sul clima Cop28 a Dubai, sfoggiasse una cravatta con bandiere greche in faccia al “suo” primo ministro britannico Rishi Sunak. Che, solo qualche giorno fa, ha clamorosamente annullato all’ultimo un incontro a Londra con il suo pari ellenico, Kyriakos Mitsotakis, a causa di una diatriba sui controversi Marmi del Partenone conservati al British Museum della capitale britannica.

"Prego con tutto il cuore affinché la Cop28 sia un punto di svolta decisivo”, ha detto Carlo, da sempre ambientalista, alla platea del summit Onu sul clima, "ho trascorso gra…

LONDRA. No, non può essere un caso. O almeno, è decisamente improbabile che lo sia, vista la caratura politica del monarca britannico e il fatto che ciò avviene guarda caso a pochi giorni da un grave scontro diplomatico del Regno Unito con un altro Paese europeo e amico, la Grecia. Certo, la pistola fumante non c’è, e molto probabilmente lui non lo ammetterà mai. Ma a nessuno è sfuggito che re Carlo III, nella giornata inaugurale del vertice sul clima Cop28 a Dubai, sfoggiasse una cravatta con bandiere greche in faccia al “suo” primo ministro britannico Rishi Sunak. Che, solo qualche giorno fa, ha clamorosamente annullato all’ultimo un incontro a Londra con il suo pari ellenico, Kyriakos Mitsotakis, a causa di una diatriba sui controversi Marmi del Partenone conservati al British Museum della capitale britannica.

"Prego con tutto il cuore affinché la Cop28 sia un punto di svolta decisivo”, ha detto Carlo, da sempre ambientalista, alla platea del summit Onu sul clima, "ho trascorso gran parte della mia vita cercando di avvertire dalle minacce esistenziali che dobbiamo affrontare a causa del riscaldamento globale, del cambiamento climatico e della perdita di biodiversità". "Sono stati compiuti alcuni progressi importanti”, ha continuato, "ma mi preoccupa molto il fatto che rimaniamo così terribilmente lontani dalla strada giusta, i pericoli del climate change non sono più rischi lontani ma si sono già concretizzati in eventi catastrofici naturali. Non si può andare avanti come se non ci fossero limiti o come se le nostre azioni non avessero conseguenze. La Terra non ci appartiene. Noi apparteniamo alla Terra”.

Ma, a margine del suo apprezzato intervento, mentre scambiava qualche battuta proprio con Sunak, a nessuno è sfuggita la cravatta di re Carlo, tempestata di bandiere greche. Un messaggio subdolo? Un rimprovero al primo ministro britannico? Chissà.

Il monarca in passato, a differenza della madre Elisabetta II, non ha mai esitato a farsi sfuggire commenti politici. Secondo voci di palazzo, avrebbe addirittura duramente criticato la legge dell’esecutivo in carica a Londra per espellere in Ruanda migranti e richiedenti asilo “irregolari”. Alla Cop28, invece, l'eccentrica ma significativa cravatta di Carlo è arrivata qualche giorno dopo la reazione di Sunak contro il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis. Che era venuto apposta da Atene a Londra nel weekend scorso per un incontro con il contraltare britannico, tra l’altro fissato da molti mesi, insieme al ministro degli Esteri ellenico George Gerapetritis. Ma all’ultimo momento, Sunak aveva sorprendentemente annullato il summit con Mitsotakis. Che, tramite i suoi portavoce, ora si era subito detto “profondamente deluso da questa decisione, avvenuta in extremis. La Grecia e il Regno Unito hanno una lunga storia di mutua amicizia. Quanto accaduto stasera ci lascia incredibilmente basiti e arrabbiati”.

Secondo quanto appreso da Downing Street, il motivo sarebbe stato il recente atteggiamento del leader greco e soprattutto la sua intervista alla Bbc domenica scorsa, in cui Mitsotakis ha vigorosamente esortato l’esecutivo britannico a “riconsegnare i Marmi del Partenone al luogo in cui appartengono, ossia Atene”, paragonando la situazione di queste opere d’arte contese tra Atene e Londra addirittura alla Gioconda: “Ve lo immaginate il capolavoro di Leonardo tagliato a metà”, ha detto il primo ministro ellenico, "con una parte esposta al Louvre di Parigi e l’altra al British Museum di Londra?”.

Parole che non sono affatto piaciute a Sunak, anche perché pare ci fosse un accordo tra i due per non toccare l’argomento sui media. Intesa che pare Mitsotakis non abbia rispettato. I cosiddetti Marmi del Partenone ("Elgin Marbles" in inglese) sono 75 metri sottratti, anche violentemente, dei 160 totali del lungo e preziosissimo fregio dell’antica meraviglia classica del V secolo a.C. sull’Acropoli dedicata alla dea Atena. Marmi con i quali Lord Elgin, ambasciatore britannico nell’Impero ottomano in bancarotta e afflitto dalla sifilide, voleva ornare la sua villa in Scozia. Alla fine, gli “Elgin marbles” vennero acquisiti dal British Museum nel 1816, ed eccoci qui dopo due secoli a riparlare di questa infinita diatriba. Nella quale oggi pare essersi immischiato anche re Carlo III.

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