Saltata la tregua, Israele riprende a colpire la Striscia. Ma si tratta ancora
dal nostro inviato Daniele RaineriTEL AVIV — Il Qatar dichiara speranzoso che i negoziatori continuano a lavorare per ottenere un nuovo cessate il fuoco e da Beirut un membro dell’ufficio politico di Hamas, Osama Hamdan, dice alla rete Al Jazeera «siamo ancora favorevoli a una tregua, ora tocca all’America prendere una decisione». Ma sul terreno il cessate il fuoco che giovedì sembrava già molto pericolante è finito ieri poco prima delle cinque del mattino, quando Hamas ha cominciato a sparare razzi prima contro Sderot e poi contro altre comunità nel Sud di Israele. Il lancio a suo modo era frutto di una decisione razionale, Hamas sapeva che il cessate il fuoco era ormai morto e tentava di sfruttare il momento e di cogliere di sorpresa i suoi bersagli. Due ore più tardi, alla scadenza formale stabilita per le sette del mattino, anche Israele ha ripreso i bombardamenti, che per la differenza in preparazione militare e tecnologica hanno avuto effetti durissimi.
In teoria il cessate il fuoco fra Hamas e Israele stav…
TEL AVIV — Il Qatar dichiara speranzoso che i negoziatori continuano a lavorare per ottenere un nuovo cessate il fuoco e da Beirut un membro dell’ufficio politico di Hamas, Osama Hamdan, dice alla rete Al Jazeera «siamo ancora favorevoli a una tregua, ora tocca all’America prendere una decisione». Ma sul terreno il cessate il fuoco che giovedì sembrava già molto pericolante è finito ieri poco prima delle cinque del mattino, quando Hamas ha cominciato a sparare razzi prima contro Sderot e poi contro altre comunità nel Sud di Israele. Il lancio a suo modo era frutto di una decisione razionale, Hamas sapeva che il cessate il fuoco era ormai morto e tentava di sfruttare il momento e di cogliere di sorpresa i suoi bersagli. Due ore più tardi, alla scadenza formale stabilita per le sette del mattino, anche Israele ha ripreso i bombardamenti, che per la differenza in preparazione militare e tecnologica hanno avuto effetti durissimi.
In teoria il cessate il fuoco fra Hamas e Israele stava per evolversi e passare a una fase più complicata: dalla liberazione delle donne e dei bambini alla liberazione degli ostaggi israeliani che Hamas considera in età militare e quindi non civili ma militari senza divisa e per i quali chiede un prezzo più alto in detenuti da liberare. C’era persino chi puntava, come i negoziatori americani in Qatar, a trasformare il cessate il fuoco in una tregua permanente. Le due parti non si sono accordate, per ora il processo si è interrotto e il cessate il fuoco è tornato a essere quello che era otto giorni fa: una sospensione quasi miracolosa in una guerra esistenziale che il governo israeliano ha lanciato per eliminare del tutto Hamas dalla Striscia di Gaza. Il Wall Street Journal scrive grazie a fonti anonime che l’intelligence israeliana darà la caccia all’estero, in Libano, Turchia e Qatar, ai leader di Hamas implicati nel pogrom del 7 ottobre ma non subito per non intralciare i negoziati – ed è una cosa che il primo ministro Netanyahu e il ministro alla Difesa Gallant avevano già detto in pubblico.
Dopo una pausa di una settimana la guerra è tornata come prima. Raid aerei sulla Striscia di Gaza, 178 morti secondo il ministero della Sanità palestinese, scambi di fuoco al confine Nord con il Libano contro il gruppo Hezbollah, manovre dell’esercito israeliano a terra, convogli umanitari dall’Egitto ridotti al minimo – un problema che diventerà enorme nei prossimi giorni – e anche un paio di lanci di razzi di Hamas contro il centro di Israele, fino a Tel Aviv, senza successo.
L’esercito israeliano ha diffuso fra i palestinesi di Gaza, con i soliti volantini e anche online, una mappa che mostra la Striscia suddivisa in tanti piccoli settori numerati e ha detto che dirà in anticipo quali settori saranno bombardati, in modo da dare il tempo alla gente di fuggire. Inoltre ha chiesto alla popolazione palestinese nel Sud, che in gran parte è scappata dal settore Nord, di spostarsi ancora più a Sud per non finire sotto le bombe. Ieri mattina arrivavano immagini interessanti da Khan Yunis: si vedevano gli effetti di una bomba di precisione di potenza limitata che ha distrutto un appartamento al quarto piano di una palazzina – che era evidentemente il bersaglio del raid aereo – ma non l’intera palazzina, come invece succedeva prima del cessate il fuoco. Nelle prime settimane di guerra a Gaza non si erano visti bombardamenti di questo tipo. Fa tutto parte della risposta di Israele alla richiesta da parte dell’Amministrazione Biden di minimizzare le perdite fra i civili palestinesi. La richiesta americana in teoria dovrebbe alterare in modo molto visibile il corso di questa seconda fase della guerra, ma in pratica ieri ci sono stati 178 morti, in un giorno.
La penultima liberazione di ostaggi di Hamas giovedì pomeriggio era avvenuta in piazza Palestina, che è nel centro di Gaza City, non lontano dall’ospedale al Shifa. Era un messaggio per dire che il gruppo controlla ancora parti estese della città. Adesso, prima di andare verso Sud o forse allo stesso tempo, le truppe israeliane dentro la Striscia sono costrette ad affrontare le sacche di territorio ancora sotto Hamas nel settore Nord: gli israeliani controllano la fascia costiera e Hamas controlla l’entroterra. Il gruppo palestinese compie molte azioni di disturbo del tipo “mordi e fuggi”, i suoi combattenti emergono dai tunnel, sparano razzi contro i carri e poi si dileguano, ma non è in grado di fermare questi movimenti israeliani. Nei prossimi giorni l’Idf si allargherà sempre di più e punterà verso il Sud di Gaza fino a circondare le città di Khan Yunis e di Rafah, quest’ultima sulla linea di confine chiusa dall’Egitto.