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Quel litigio notturno tra Musk e Page che decise il futuro dell’Intelligenza artificiale

Elon Musk

 
Nel 2015 il fondatore di Tesla e l’amico cofondatore di Google si scontrarono sui rischi dell’Ai. Alla fine il primo si decise ad agire per primo con l’idea di scongiurare la sconfitta dell’uomo da parte delle macchine. Ma le sue decisioni forse portarono proprio a quello che voleva evitare
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NEW YORK - Era una calda sera di luglio, nel 2015, e il fondatore di Tesla Elon Musk stava festeggiando il suo quarantaquattresimo compleanno. La moglie di allora, l’attrice Talulah Riley, aveva organizzato una festa in una lussuosa vigna della Napa Valley, interamente prenotata per lui, gli amici e le famiglie. Finita la cena, Musk si era seduto davanti al fuoco acceso al bordo della piscina per chiacchierare con Larry Page, vecchio amico e cofondatore di Google. In quella occasione, secondo la ricostruzione pubblicata dal New York Times, si era deciso il destino dell’intelligenza artificiale, almeno per come la conosciamo oggi.

La discussione tra i due colleghi era scivolata su questo tema, e Page aveva prospettato un futuro meraviglioso generato dal progresso della tecnologia. Era convinto che gli esseri umani si sarebbero fusi con l’AI, interagendo strettamente con le macchine: "Un giorno - scrive il Times - ci sarebbero stati diversi tipi di intelligenza in competizione per le ri…

NEW YORK - Era una calda sera di luglio, nel 2015, e il fondatore di Tesla Elon Musk stava festeggiando il suo quarantaquattresimo compleanno. La moglie di allora, l’attrice Talulah Riley, aveva organizzato una festa in una lussuosa vigna della Napa Valley, interamente prenotata per lui, gli amici e le famiglie. Finita la cena, Musk si era seduto davanti al fuoco acceso al bordo della piscina per chiacchierare con Larry Page, vecchio amico e cofondatore di Google. In quella occasione, secondo la ricostruzione pubblicata dal New York Times, si era deciso il destino dell’intelligenza artificiale, almeno per come la conosciamo oggi.

La discussione tra i due colleghi era scivolata su questo tema, e Page aveva prospettato un futuro meraviglioso generato dal progresso della tecnologia. Era convinto che gli esseri umani si sarebbero fusi con l’AI, interagendo strettamente con le macchine: "Un giorno - scrive il Times - ci sarebbero stati diversi tipi di intelligenza in competizione per le risorse disponibili, e la migliore avrebbe vinto". Page dunque si era schierato con entusiasmo nel campo di chi considerava la nuova tecnologia come una straordinaria opportunità, invece di una minaccia. Musk, assai più scettico, gli aveva risposto che "se le cose stanno davvero così, siamo condannati. Le macchine distruggeranno l’umanità".

La tensione era rapidamente salita, con il cofondatore di Google che insisteva nel difendere la sua utopia. Alla fine aveva perso la calma, accusando il vecchio amico di essere uno "specieist", ossia una persona che mette gli esseri umani davanti alle forme di vita digitali del futuro. Un insulto inaccettabile, nella comunità della Silicon Valley. Musk lo aveva giudicato come "la goccia che fa traboccare il vaso", ed era andato a dormire.

Da quel giorno in poi Elon e Larry avevano praticamente smesso di parlare, ma il fondatore di Tesla si era convinto di dover agire, prima che lo facessero i sostenitori della corrente di Page. Era necessario proprio per limitare il perimetro della nuova tecnologia ed evitare i guai peggiori. Quindi aveva anticipato i suoi avversari, sviluppando lui l’intelligenza artificiale. Aveva invitato a cena Sam Altman al ristorante del Rosewood Hotel di Menlo Park, per mettere le basi della creazione di OpenAI. Quindi avevano bussato proprio alla porta di Google, per portare via lo specialista di intelligenza artificiale Ilya Sutskever, che era un genio della materia, ma condivideva le preoccupazioni di Musk. Page ovviamente si era infuriato, troncando definitivamente ogni rapporto con Elon, che quando erano ragazzi dormiva sul divano della sua casa dopo nottate passate a giocare con i videogame.

Il resto è storia, che il racconto del New York Times approfondisce con molti altri dettagli, ma il succo della vicenda è tutto qua. Ed è paradossale, per certi versi, perché alla fine è stato proprio lo scettico Musk a compiere il passo definitivo per lanciare l’intelligenza artificiale.

Lui si era mobilitato per controllare lo sviluppo della nuova tecnologia, in modo da garantire che non diventasse dannosa per gli esseri umani, ma forse ha provocato il risultato opposto. Infatti lo stesso scontro che aveva avuto con Page si è ripetuto adesso tra Altman e Sutskever per il controllo di OpenAI, con il primo schierato nel campo degli entusiasti, e il secondo con quello dei prudenti. Altman ha vinto, anche grazie all’aiuto decisivo dei grandi investitori come Microsoft, e quindi ha ripreso la guida della compagnia. Ora resta da vedere se saprà sviluppare l’intelligenza artificiale per realizzare l’utopia di Page, oppure finirà per aprire la porta ai peggiori incubi di Musk.

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