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Regno Unito, nuova stretta all’immigrazione: colpiti anche i giovani italiani

(afp)
Il governo Sunak alzerà la soglia di salario minimo per ottenere i visti: da 26mila a 38mila sterline annue. Limitati anche i ricongiungimenti familiari. E mentre i migranti del Vecchio continente scendono sempre di più è boom di quelli extra-Ue
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LONDRA – Alla fine, Rishi Sunak ha ceduto. Oggi è il giorno dell’annuncio di una nuova e dura stretta sull’immigrazione da parte del Regno Unito, che colpirà anche i giovani europei e italiani non qualificati. Perché i numeri di nuovi ingressi sono da record, nonostante la Brexit avesse promesso di “riprendere il controllo delle nostre frontiere”. Perché i sondaggi vanno malissimo: solo oggi l’ultimo di “ConHome" affonda il governo Sunak a un consenso nel Paese addirittura inferiore a quello della disastrosa Liz Truss che l’ha preceduto. Perché, nonostante la defenestrazione del falco ex ministra dell’Interno, “Cruella" Braverman, l’ala radicale dei conservatori ha posto forti pressioni alla fine vincenti. Ma soprattutto perché a destra c’è un partito che corre veloce, ed è il Reform UK, erede di quello di estrema destra Ukip e del Brexit Party. E che, secondo numerosi sondaggi, ha superato addirittura quota 10 per cento nelle intenzioni di voto. Preferenze quasi tutte rubate ai torie…

LONDRA – Alla fine, Rishi Sunak ha ceduto. Oggi è il giorno dell’annuncio di una nuova e dura stretta sull’immigrazione da parte del Regno Unito, che colpirà anche i giovani europei e italiani non qualificati. Perché i numeri di nuovi ingressi sono da record, nonostante la Brexit avesse promesso di “riprendere il controllo delle nostre frontiere”. Perché i sondaggi vanno malissimo: solo oggi l’ultimo di “ConHome" affonda il governo Sunak a un consenso nel Paese addirittura inferiore a quello della disastrosa Liz Truss che l’ha preceduto. Perché, nonostante la defenestrazione del falco ex ministra dell’Interno, “Cruella" Braverman, l’ala radicale dei conservatori ha posto forti pressioni alla fine vincenti. Ma soprattutto perché a destra c’è un partito che corre veloce, ed è il Reform UK, erede di quello di estrema destra Ukip e del Brexit Party. E che, secondo numerosi sondaggi, ha superato addirittura quota 10 per cento nelle intenzioni di voto. Preferenze quasi tutte rubate ai tories.

Lo spettro di Farage

Il patron di questa nuova formazione estremamente fastidiosa per il partito conservatore è ancora lui, Nigel Farage. Che, nonostante sia attualmente in Australia a guadagnare 1,5 milioni di euro in un reality show bestiale in cui si è cibato di testicoli di canguro, ancora una volta costringe i tories a virare decisamente a destra.

E così, visto che l’immigrazione è rimasta l’ultima speranza per Sunak per tentare l’impresa di vincere alle prossime elezioni 2024, il governo britannico annuncia nuove restrizioni per i migranti. Non stiamo parlando degli europei già regolarizzati e regolarmente residenti prima del 2021 tramite il cosiddetto Settlement Status, e nemmeno di coloro che sbarcano sulle coste della Manica irregolarmente, che il governo Sunak vuole spedire in Ruanda. Bensì dei migranti regolari che, dall’anno prossimo, chiederanno un visto di lavoro: europei o extra-Ue, nessuna differenza.

Dal 2024, dunque, saranno colpiti soprattutto i lavoratori non qualificati, il nuovo spauracchio di questo Paese. Quando in realtà ci sono ancora un milione di posti di lavoro vacanti, soprattutto tra operai, edilizia e ristorazione, che molti britannici non vogliono fare. Insomma, al Regno Unito servirebbero lavoratori a basso costo. Eppure ora sono additati, dal governo e anche dal leader dell’opposizione Sir Keir Starmer, di essere i responsabili degli stipendi “troppo bassi” dei britannici.

Si alza la soglia per i visti di lavoro

Dunque, la soglia minima di salario per ottenere un visto di lavoro per uno straniero salirà da 26.200 sterline annue (circa 30.500 euro) a 38.700 sterline (oltre 45mila euro). Addirittura più di quello che lo stesso sottosegretario all’Immigrazione, Robert Jenrick, falco come Braverman, chiedeva (35mila). Un limite che provocherà problemi soprattutto ai giovani e giovanissimi europei e italiani non qualificati che magari, nei momenti liberi, d’estate o per iniziare una carriera, volevano lavorare in un ristorante o al pub per guadagnare e imparare l’inglese. Se prima della Brexit tutto questo era facilissimo (niente visto, niente soglia salariale, libertà di movimento), oggi sarà ancora più difficile, se non impossibile.

Limiti ai ricongiungimenti

Non solo. Il governo Sunak ha deciso di porre ulteriore limitazioni ai ricongiungimenti familiari dei migranti regolarmente con visto, con la soglia minima di salario di 18.600 che sarà destinata a salire. E saranno ridotti persino gli ingressi di lavoratori vitali per la sanità pubblica britannica (Nhs), gloriosa ma ora in difficoltà e soprattutto in grave carenza di personale.

Come ricorda il Daily Telegraph, a settembre 2023 erano oltre 143mila medici e operatori sanitari stranieri nella Nhs, il doppio dello stesso periodo dell’anno precedente. Anche perché, dopo Brexit e Covid, molti dottori e infermieri europei e italiani sono scappati: se nel 2009 erano il 2,9 per cento della forza lavoro sanitaria e il 5,6 per cento nel 2017, a giugno 2023 sono calati al 5,2 per cento. Una netta inversione di tendenza.

Più in generale, nel 2022, il Regno Unito ha fatto segnare il record di sempre di migrazione netta (ossia la differenza tra coloro che sono entrati nel Paese e quelli che lo hanno abbandonato): oltre 745mila ingressi. Il triplo dell’era pre Brexit e ben lontano dalla promessa dell’ex primo ministro Boris Johnson di 200mila unità all’anno.

Cifre gonfiate dall’arrivo di molte decine di migliaia di profughi, negli ultimi anni, da Afghanistan, Ucraina, Hong Kong. Ma non è l’unica ragione. Secondo i conservatori, “rilasciamo visti troppo facilmente, così non ci sarà più spazio e il welfare soffrirà ancora di più". Così, secondo Sunak, si perdono voti decisivi a destra, e per questo il primo ministro e il governo si sono decisi a intervenire. Anche se questa scelta potrebbe rivelarsi controproducente per il mercato del lavoro britannico.

In ogni caso, se il numero degli immigrati complessivo è sensibilmente salito negli ultimi anni nel Regno Unito, quello degli europei oltremanica scende visibilmente. Questi ultimi, al loro primo anno di impiego nel Paese, non sono oramai nemmeno 100mila ed erano 440mila nel 2015. Mentre gli extra-Ue erano 200mila 8 anni fa e ora quasi sfondano quota 600mila.

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