L’esercito israeliano entra a Khan Yunis: “I combattimenti più intensi dall’inizio della guerra”
dal nostro inviato Daniele RaineriKISSUFIM — A due giorni dall’inizio dell’invasione del settore Sud della Striscia di Gaza i soldati israeliani sono stati avvistati dai palestinesi – che si scambiano queste informazioni su Telegram con un effetto tam-tam permanente – nel centro di Khan Yunis, vicino al palazzo della municipalità, e questo vuol dire che hanno già attraversato i quartieri più estesi della città. I soldati sono stati anche avvistati un po’ più verso il mare, nella Madinat Hamad, che era un complesso residenziale elegante costruito da poco e pagato dal Qatar per ospitare i civili palestinesi dopo la guerra del 2014 ma tre giorni fa è stato bombardato dagli aerei israeliani e ridotto in macerie.
Il portavoce militare di Israele dice che l’esercito punta a circondare la città, ma a giudicare da quello che dicono i palestinesi soldati e carri stanno entrando dritti nelle zone centrali.
Che la battaglia per Khan Yunis sarebbe cominciata subito dopo la fine del cessate il fuoco se lo aspettavano tutti, m…
KISSUFIM — A due giorni dall’inizio dell’invasione del settore Sud della Striscia di Gaza i soldati israeliani sono stati avvistati dai palestinesi – che si scambiano queste informazioni su Telegram con un effetto tam-tam permanente – nel centro di Khan Yunis, vicino al palazzo della municipalità, e questo vuol dire che hanno già attraversato i quartieri più estesi della città. I soldati sono stati anche avvistati un po’ più verso il mare, nella Madinat Hamad, che era un complesso residenziale elegante costruito da poco e pagato dal Qatar per ospitare i civili palestinesi dopo la guerra del 2014 ma tre giorni fa è stato bombardato dagli aerei israeliani e ridotto in macerie.
Il portavoce militare di Israele dice che l’esercito punta a circondare la città, ma a giudicare da quello che dicono i palestinesi soldati e carri stanno entrando dritti nelle zone centrali.
Che la battaglia per Khan Yunis sarebbe cominciata subito dopo la fine del cessate il fuoco se lo aspettavano tutti, ma non ha l’andamento di altre grandi battaglie urbane che partivano da premesse simili e che hanno visto combattimenti furiosi anche soltanto per prendere e poi perdere dieci metri di strada. Per ora invece le truppe israeliane si spostano per due, tre chilometri alla volta fra quartieri che hanno subito bombardamenti intensissimi e fanno da bersaglio per qualche squadra di Hamas, che le aggredisce con missili controcarro e imboscate. Danno l’impressione di procedere con una cadenza dettata più dalla prudenza tattica che dalla resistenza sul terreno, anche se il Comando Sud parla di «giorno di combattimenti più intensi» dall’inizio del conflitto. Peggiorerà quando i soldati israeliani cominceranno a cercare di quartiere in quartiere, sopra e sotto la superficie, gli uomini e i capi di Hamas. Il Wall Street Journal scrive che nel Nord ci sarebbero già cinque pompe pronte a versare l’acqua del mare nei tunnel, per costringere chi si è nascosto nei tunnel a uscire, ma non è stato ancora deciso se attuare questo piano oppure no. Gli esperti segnalano il rischio di compromettere del tutto la falda acquifera che alimenta Gaza, che già adesso è contaminata dall’acqua di mare.
Il prezzo per i civili è enorme. «Ogni volta che pensiamo che le cose non possano diventare ancora più apocalittiche, lo diventano – dice Martin Griffiths, capo delle operazioni umanitarie delle Nazioni Unite –. Non c’è più un solo posto sicuro a Gaza: non i rifugi, non gli ospedali, non i campi profughi. Nessuno è al sicuro, nemmeno bambini, medici e operatori umanitari. Questo disprezzo sfacciato per l’umanità deve finire. I combattimenti devono fermarsi». Il numero dei morti è salito a sedicimila secondo la Sanità palestinese, in sessanta giorni.
Il punto d’entrata delle truppe israeliane dentro al settore Sud di Gaza è davanti al kibbutz di Kissufim, circa a metà del lato lungo della Striscia. Da qui i carri oltrepassano la barriera e poi scendono verso Khan Yunis. «Quando stai per entrare nella Striscia la prima volta sei nervosissimo e vorresti sparare a tutto, poi quando sei dentro vedi gli altri che sono tranquilli per la maggior parte del tempo e ti calmi», dice a Repubblica un soldato del quale non è possibile riportare il nome perché l’Idf non lo ha autorizzato a parlare. «Ieri abbiamo visto arrivare tre soldati morti, erano a bordo di un carro armato che è stato centrato da un missile controcarro di Hamas. Oggi, mentre aspettiamo di dare il cambio a chi è dentro, non è arrivato nessun ferito». In un altro punto sulla strada un soldato della forza d’élite Egoz indica il suo mezzo fuoristrada senza blindatura. «Questi li guidiamo soltanto nelle aree più distrutte e aperte per evitare brutte sorprese. Hamas aveva fatto dei piani in anticipo per attaccarci lungo le strade, ma i bombardamenti hanno aperto altri percorsi dentro le città e usiamo quelli al posto delle strade». Dice di appartenere a un reparto specializzato in una eventuale guerra contro Hezbollah, sul confine libanese – e questo fa pensare che il governo israeliano pensa che per adesso l’attacco da Nord non ci sarà