Libano, la sorpresa nel fossile di zanzara più antico del mondo: anche i maschi potevano pungere
di Enrico FranceschiniIl fossile rinvenuto in Libano
LONDRA – Anche le zanzare, nel loro piccolo, ci insegnano qualcosa. Due fossili trovati in Medio Oriente rivelano che gli esemplari maschi dei fastidiosi insetti, centinaia di milioni di anni fa, avevano la stessa anatomia delle femmine in un punto chiave del corpo: il pungiglione, che poi per loro è la bocca.
Nelle zanzare odierne, soltanto le femmine fertilizzate sono ematofaghe, ovvero si nutrono di sangue, perché hanno bisogno di proteine per sviluppare le uova, mentre i maschi, e le femmine non fertilizzate, si cibano soltanto del nettare delle piante (o in certi casi non mangiano nulla). Ma dentro a un pezzo di ambra rinvenuto in Libano, una squadra di paleontologi internazionali ha ritrovato i più antichi fossili di zanzara mai rinvenuti: due esemplari maschi, perfettamente conservati. Con loro grande sorpresa, i ricercatori si sono accorti che entrambi, simili in dimensioni e aspetto alle zanzare di oggi, avevano una parte della mascella allungata e appuntita: insomma, un pung…
LONDRA – Anche le zanzare, nel loro piccolo, ci insegnano qualcosa. Due fossili trovati in Medio Oriente rivelano che gli esemplari maschi dei fastidiosi insetti, centinaia di milioni di anni fa, avevano la stessa anatomia delle femmine in un punto chiave del corpo: il pungiglione, che poi per loro è la bocca.
Nelle zanzare odierne, soltanto le femmine fertilizzate sono ematofaghe, ovvero si nutrono di sangue, perché hanno bisogno di proteine per sviluppare le uova, mentre i maschi, e le femmine non fertilizzate, si cibano soltanto del nettare delle piante (o in certi casi non mangiano nulla). Ma dentro a un pezzo di ambra rinvenuto in Libano, una squadra di paleontologi internazionali ha ritrovato i più antichi fossili di zanzara mai rinvenuti: due esemplari maschi, perfettamente conservati. Con loro grande sorpresa, i ricercatori si sono accorti che entrambi, simili in dimensioni e aspetto alle zanzare di oggi, avevano una parte della mascella allungata e appuntita: insomma, un pungiglione, identico a quello degli esemplari femminili della specie.
“Dal punto di vista dell’evoluzione delle zanzare è una grande scoperta”, afferma il professor Dany Azar dell’Accademia delle Scienze cinese dell’Istituto di Geologia e Paleontologia di Nanchino, che ha partecipato alla ricerca insieme a scienziati dell’università di Beirut e di altri Paesi. L’ambra, una resina fossile di colore giallo chiaro o scuro, usata come prezioso ornamento, contiene spesso i resti di insetti o di vegetali di particolare interesse per lo studio di animali o piante vissuti sulla Terra in epoche geologiche anteriori alla nostra. I risultati dello studio, pubblicato sulla rivista Current Biology, sono anticipati stamane da Washington Post e New York Times.
Centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo muoiono ogni anno di malaria e di altre malattie trasmesse dalle punzecchiature delle zanzare, insetti che esistono fin dall’era dei dinosauri. Centinaia di milioni di essere umani vengono punzecchiati dai medesimi insetti, il cui ronzio notturno è un campanello d’allarme immediatamente riconoscibile. Oggigiorno tutti questi morsi sono inflitti dalle femmine della specie, ma 130 milioni di anni fa, l’epoca a cui risalgono i pezzi di ambra trovati in Libano, non era così: anche i maschi si nutrivano di sangue e dunque avevano una bocca a pungiglione, come le femmine. Il mutamento anatomico, ipotizzano gli studiosi, è stato probabilmente provocato dalla parallela evoluzione delle piante, offrendo ai maschi un’alternativa per cibarsi.
Al tempo del Cretaceo, non c’erano gli umani, ma le zanzare – maschi e femmine – potevano contare su dinosauri, rettili volanti, uccelli e piccoli mammiferi per nutrirsi. Oggi ci sono più di 3500 tipi di zanzare nel mondo e sono presenti ovunque, eccetto che all’Antartico. Alcune diventano trasmettitori di malattie infettive come la malaria, la febbre gialla e la dengue. “D’altra parte”, commenta André Nelof del Museo di Storia Naturale di Parigi, uno dei co-autori dello studio, “le zanzare contribuiscono a purificare l’acqua di stagni, laghi e fiumi. In generale, un animale può essere un problema per il nostro pianeta ma al tempo stesso può anche essere di aiuto”. Ricordiamolo, la prossima volta che sentiamo una zanzara ronzare all’altezza delle orecchie.