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Il Papa incontra la sorella del sacerdote francese ucciso nel 2016 da due giovani jihadisti

(ansa)
Roselyn Hamel ha incontrato la madre di uno dei ragazzi che uccisero il fratello. Il processo di beatificazione per padre Jacques è arrivato a Roma da tre anni: “Credo che approfitterò dell’udienza per fare a Francesco un piccolo promemoria”
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Papa Francesco incontra oggi Roselyne Hamel, la sorella di padre Jacques Hamel, il sacerdote ucciso in Francia nel 2016 da due giovani jihadisti.

“Gli regalerò una canzone sulla pace che cantavamo con mio fratello nei momenti di turbamento, un’omelia di mio fratello che ho ritrovato in un cassetto, e poi, poiché è molto malato, gli dirò che pregherò padre Jacques perché gli dia salute ancora per qualche anno”, ha detto la donna nel corso di una conferenza stampa a Roma per la presentazione della nuova edizione del premio giornalistico dedicato a padre Hamel che, da quest’anno, accetta candidature da tutto il mondo.

Il legame con l’attentato della Tour Eiffel

Il sacerdote fu sgozzato a 85 anni mentre diceva messa nella parrocchia di Saint-Etienne-du-Rouvray, nella diocesi di Rouen, da due giovani terroristi francesi di origini maghrebine, Adel Kermiche e Abdel Malik Petitjean, il 26 luglio 2016, in un attentato poi rivendicato dallo Stato islamico (Isis). I due ragazzi furono uccisi da…

Papa Francesco incontra oggi Roselyne Hamel, la sorella di padre Jacques Hamel, il sacerdote ucciso in Francia nel 2016 da due giovani jihadisti.

“Gli regalerò una canzone sulla pace che cantavamo con mio fratello nei momenti di turbamento, un’omelia di mio fratello che ho ritrovato in un cassetto, e poi, poiché è molto malato, gli dirò che pregherò padre Jacques perché gli dia salute ancora per qualche anno”, ha detto la donna nel corso di una conferenza stampa a Roma per la presentazione della nuova edizione del premio giornalistico dedicato a padre Hamel che, da quest’anno, accetta candidature da tutto il mondo.

Il legame con l’attentato della Tour Eiffel

Il sacerdote fu sgozzato a 85 anni mentre diceva messa nella parrocchia di Saint-Etienne-du-Rouvray, nella diocesi di Rouen, da due giovani terroristi francesi di origini maghrebine, Adel Kermiche e Abdel Malik Petitjean, il 26 luglio 2016, in un attentato poi rivendicato dallo Stato islamico (Isis). I due ragazzi furono uccisi dalla polizia mentre tentavano di lasciare la chiesa. Il terrorista francese di origini iraniane che nei giorni scorsi ha ucciso un turista nei pressi della Torre Eiffel, Armand Rajabpour-Miyandoab, per “vendicare i musulmani uccisi a Gaza”, come ha detto ai poliziotti che lo hanno fermato, aveva frequentato nel 2016 uno dei due ragazzi, Adel Kermiche.

Il Medio Oriente e la nuova ondata di violenze

“Ogni volta che nel mondo avvengono violenze, come l’indicibile massacro in Israele, questo dolore che è in noi, appena addormentato, si risveglia”, ha detto Roselyn Hamel: “In Ucraina, in Israele, un professore assassinato in modo inumano (Dominique Bernard, ucciso ad Arras a metà ottobre, ndr.), tutta questa mancanza di umanità: perché? E’ così bello vivere in pace, e sarebbe così facile intessere relazioni”.

L’incontro con la madre dell’attentatore

La sorella di padre Hamel ha deciso di incontrare, anni fa, la madre di uno dei ragazzi che uccise suo fratello. “A un certo punto mi sono domandata: chi può soffrire più di me? Mi è venuta in mente questa madre”, ha raccontato. “Ho cercato un contatto, ho subito spiegato che non volevo il loro male ma solo capire. Per qualche mese ci siamo sentiti al telefono, ogni telefonata è stata un po’ più lunga. Poi ho chiesto di incontrarla. “E’ da tempo che l’attendevo”, mi ha risposto. Sono andata con il vescovo, monsignor Dominique Lebrun. Ci ha aperto la porta, le braccia, e ci ha chiesto perdono. Io le ho spiegato: “Non sono venuta per il perdono, ma per gestire insieme il nostro dolore”. Ci siamo abbracciate, e per due ore ci ha raccontato il percorso tortuoso intrapreso da suo figlio nonostante la buona educazione che aveva ricevuto… perché devo dire che è una famiglia che stranamente somiglia molto alla mia”. Fin da subito, la sorella di padre Hamel aveva evitato di addossare la colpa all’islam: “I due assassini hanno ucciso in nome di un Dio che non è dell'islam né del cristianesimo”, disse già poche settimane dopo l’assassinio del fratello.

Un “piccolo promemoria” per la beatificazione

Quello di mercoledì non è il primo incontro con il Papa. Poche settimane dopo l’uccisione di padre Hamel, Francesco, a settembre del 2016, la ricevette per una messa privata, “ma ammetto – racconta oggi la donna - che non ho potuto apprezzare in pieno questo privilegio perché ero nella mia bolla di dolore”. Nel 2017, di nuovo, Roselyn Hamel ha partecipato col Papa ad un incontro organizzato dalla comunità di Sant’Egidio a Roma dedicato ai nuovi martiri. Jorge Mario Bergoglio ha infatti concesso una dispensa in modo che il processo di beatificazione e canonizzazione di padre Hamel si avviasse subito, senza attendere i canonici cinque anni dal momento della morte. “Aspettiamo con impazienza”, ha detto ora la sorella di padre Hamel, “perché dall’inizio il Santo Padre ha chiesto che il processo sia fatto rapidamente. Ora si è conclusa la fase nella diocesi, tutto è stato portato a Roma già tre anni fa: poiché domani avrò il privilegio di poterlo vedere penso di fargli... un piccolo promemoria”.

La bronchite e gli appuntamenti di venerdì

Questa mattina il Papa ha presieduto l’udienza generale in aula Nervi, ma, come ormai consuetudine da quando è stato colpito da una bronchite acuta, ha affidato la lettura della catechesi ad un collaboratore, monsignor Filippo Ciampanelli, officiale della Segreteria di Stato, ribadendo ai presenti: "Ancora fatico. Sto molto meglio, ma mi affatico se parlo troppo", si è limitato a dire. Venerdì, in occasione della ricorrenza dell’Immacolata concezione, è previsto che il Papa reciti la preghiera dell’Angelus a mezzogiorno, si rechi come ogni anno a piazza di Spagna per deporre un omaggio floreale ai piedi della statua mariana e, prima, si fermi nella basilica di Santa Maria Maggiore per deporre una rosa d’oro dinanzi alla icona della Madonna “salus populi romani”, salvezza del popolo romano.

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