Attaccare la regina per arrivare al re, colpire una donna per destabilizzare un uomo, e farlo entrando nella sua privacy. In Spagna dietro alla pubblicazione del libro “Letizia y yo”, nel quale il giornalista Jaime Peñafiel rivela il presunto tradimento di Letizia Ortiz con l’ex cognato Jaime del Burgo prima e dopo il matrimonio del 2004 con Felipe VI, in molti iniziano a intravedere l’impalcatura di una macchinazione al punto che sui social è comparso l’hashtag #yoconletizia.
Letizia di Spagna: l'ex cognato sostiene di essere stato suo amante. "Sognavamo di scappare insieme"
Negli ultimi giorni la stampa spagnola, persino quella di gossip, preferisce parlare del vezzo della regina consorte di non indossare i collant in inverno anziché dare seguito al caso — considerando i suoi autori personaggi minori e inattendibili — mentre sulla stampa internazionale la vicenda ha trovato ampio spazio. Un elefante nella stanza che ha spinto alcuni utenti dei social a gridare alla censura. «Mi fermano per strada e mi chiedono perché non ho ancora commentato», rivela su YouTube Pilar Eyre, giornalista esperta della casa reale. Fino a confessare: «Penso sia un affare privato che riguarda il loro matrimonio». E poi aggiunge: «Se viene alla luce ora è per danneggiare Felipe poco prima della firma di leggi impopolari come quella sulla concessione dell’amnistia».
Reale o presunto che sia, il tradimento raccontato nei dettagli attraverso le testimonianze di del Burgo — che ora dichiara di aver ricevuto minacce di morte, ma conferma le accuse — dovrebbe riguardare la vita privata della coppia reale. A difendere Letizia c’è anche chi si dichiara anti-monarchico. «Può essere la mia nemica di classe ma è anche la vittima di un crimine contro la privacy che si basa sul patriarcato. Se per porre fine alla monarchia devi usare del Burgo che viola il diritto alla privacy di una donna come vendetta, non contate su di me perché porre fine a un’istituzione atavica con metodi atavici non porterà alcuna repubblica», ha scritto su X Esther Lòpez Barcelò, accademica di sinistra, scrittrice ed ex esponente politica.
Le critiche arrivano a parlare di “violenza machista”. «Che sia la regina consorte o la vicina del quinto piano, si tratta di violenza maschilista e fascista», commenta un altro utente su X. Mentre la scrittrice Anna Gurguí analizza il caso da un punto di vista femminista: «Attaccare la casa reale violando la privacy della regina Letizia, non riguarda essere repubblicani o monarchici, ma esercitare violenza verso una donna».
Jaime Peñafiel, 91 anni, da sempre critico nei confronti di “doña Leticia”, in una intervista a El Cierre Digital si definisce un juancarlista, spiegando il suo astio nei confronti del re Felipe, «un figlio cattivo che ha cacciato il padre Juan Carlos dalla sua casa e dal suo Paese», e poi parla del rapporto tra la sovrana e il premier Pedro Sánchez. «Vanno molto d’accordo e non mi sorprende perché Letizia è una donna di sinistra, agnostica e persino repubblicana».
Per alcuni è impossibile non leggere nelle accuse di del Burgo pubblicate da Peñafiel un tentativo di destabilizzate il re proprio dopo che ha concesso un nuovo mandato da premier a Pedro Sánchez, che è riuscito a ottenere la fiducia grazie all’accordo con i separatisti catalani, concordando con Carles Puigdemont l’amnistia per il leader in esilio e per le persone coinvolte nel fallito referendum del 2017. Un accordo che ha diviso la Spagna, suscitando proteste di piazza e lacerando la politica del Paese, e che — nonostante la natura parlamentare della monarchia spagnola — troverà il suo compimento dopo che il re l’avrà promulgata.