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L’odio che non distingue: israeliani e palestinesi nemici senza tregua

(afp)

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Il sondaggio. Gli uni favorevoli all’attacco del 7 ottobre (specie a Gaza), gli altri all’invasione della Striscia. E entrambi si considerano nemici da sconfiggere
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Israeliani e palestinesi sono oggi due popoli su fronti opposti, nemici, indipendentemente da Hamas. Gli eventi degli ultimi due mesi hanno esacerbato i toni, estremizzato le posizioni e allontanato quanto mai l’ipotesi di “due popoli due stati”. È quanto emerge da una particolare analisi condotta dall’Istituto Demoscopico Noto Sondaggi per Repubblica, sia sulla popolazione israeliana che su quella palestinese, con un focus specifico sui residenti nella Striscia di Gaza.

In entrambi i popoli coincidono le posizioni più estreme e si fa fatica a discernere Hamas dai palestinesi. Infatti il 59% degli israeliani ritiene quello del 7 ottobre un attacco ricevuto da tutto il popolo palestinese, al contempo il 68% dei palestinesi, percentuale che sale addirittura al 90% nella Striscia di Gaza, considera l’operazione delle forze militari israeliane un attacco a tutto il popolo palestinese. D’altronde il giudizio su Hamas da parte dei palestinesi è nel complesso positivo: il 41% esprime fi…

Israeliani e palestinesi sono oggi due popoli su fronti opposti, nemici, indipendentemente da Hamas. Gli eventi degli ultimi due mesi hanno esacerbato i toni, estremizzato le posizioni e allontanato quanto mai l’ipotesi di “due popoli due stati”. È quanto emerge da una particolare analisi condotta dall’Istituto Demoscopico Noto Sondaggi per Repubblica, sia sulla popolazione israeliana che su quella palestinese, con un focus specifico sui residenti nella Striscia di Gaza.

In entrambi i popoli coincidono le posizioni più estreme e si fa fatica a discernere Hamas dai palestinesi. Infatti il 59% degli israeliani ritiene quello del 7 ottobre un attacco ricevuto da tutto il popolo palestinese, al contempo il 68% dei palestinesi, percentuale che sale addirittura al 90% nella Striscia di Gaza, considera l’operazione delle forze militari israeliane un attacco a tutto il popolo palestinese. D’altronde il giudizio su Hamas da parte dei palestinesi è nel complesso positivo: il 41% esprime fiducia e questa percentuale aumenta fino al 63% tra i residenti nella Striscia. Non solo. Il 55% dei palestinesi condivide anche l’attentato del 7 ottobre e tra gli abitanti a Gaza il livello di consenso arriva al 70%.

Se il conflitto in corso addirittura favorisce un aumento di simpatia nei confronti di Hamas, su Abu Mazen, Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, al contrario si concentrano giudizi negativi sia da parte di tutto il popolo palestinese (44%) sia, in particolare, da coloro che risiedono nella Striscia. In questo caso il dissenso arriva al 63%. Pertanto al momento sembra un po’ offuscata la posizione più moderata e più politica dell’Anp.

Se si passa al fronte israeliano il sentiment verso “il nemico” non cambia. L’operazione portata avanti da Netanyahu è approvata in maniera convinta dal 72%. Nessuna distinzione fra terroristi e civili in quanto per il 54% tutto il popolo palestinese rappresenta un nemico da combattere. Così come, per il 49% dei palestinesi (64% fra gli abitanti di Gaza) gli israeliani sono tutti rivali e per il 45% (82% tra i residenti nella Striscia) lo Stato Ebraico dovrebbe essere distrutto, così come sostenuto da Hamas. Anche se si analizza in prospettiva la dinamica del conflitto, entrambi i fronti stimano la propria vittoria sull’avversario. È per questo, forse, che, al momento, né da parte degli israeliani, né dai palestinesi, si è alzata una voce popolare di un accordo di Pace e di fine del conflitto.

C’è da considerare che le rilevazioni sono state effettuate fra il 26 e il 29 novembre, durante il cessate il fuoco per lo scambio di parte degli ostaggi israeliani con detenuti palestinesi nelle carceri israeliane, accordo approvato sia dall’opinione pubblica israeliana (57%) che palestinese. Se per il 75% degli israeliani le ostilità devono proseguire fino alla liberazione di tutti gli ostaggi (il 31% non era favorevole alla tregua proprio perché prevedeva il rilascio parziale dei prigionieri), è invece la maggioranza dei palestinesi a chiedere il cessate il fuoco per il riavvio del dialogo.

Quando si chiede ai palestinesi di individuare i responsabili di questo conflitto il quadro che ne esce fuori è piuttosto composito. Fra i cittadini di Gaza il 73% considera Israele unica responsabile, ma questa percentuale scende al 42% sul totale della popolazione. È interessante notare anche la percezione del sostegno della comunità internazionale. Se i palestinesi sentono vicini alla loro causa essenzialmente solo i Paesi Arabi, il 47% degli israeliani ritiene l’Europa più vicina alla Palestina.

Ma forse ciò che più conta è lo sguardo al futuro: per il 65% degli israeliani il conflitto non terminerà mai, al contrario il 62% dei palestinesi, e l’82% nella Striscia, pensa che invece sia destinato a finire. A tal proposito è interessante notare che quasi il 40% dei palestinesi confida in una soluzione diplomatica, senza una vittoria dell’una o dell’altra parte. Inoltre il 37% (ma a Gaza solo il 18%) ritiene che con Israele sia necessario trovare un modo per convivere ed un ulteriore 31% (15% nella Striscia) crede ancora alla soluzione “due popoli, due stati”. Un barlume di apertura al dialogo che fra gli israeliani si attesta al 35%, disposto a ricercare un compromesso e un 40%, che ancora sostiene il progetto dei due stati autonomi e indipendenti.

Ciò che sembra emergere, al momento, è che le ferite inferte alla popolazione civile, da un lato e dall’altro, non fanno che inasprire gli animi, allargando il consenso alle posizioni più estreme e su questa base qualsiasi accordo di pace diventa una chimera.

L’autore è direttore di Noto Sondaggi

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