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Israele mostra l’arresto di decine di uomini a Nord della Striscia. “Sospetti terroristi”

Si tratta di circa 120 maschi in età militare spogliati e bendati. Tra di loro anche un giornalista. Scontri a Sud, ucciso il figlio del generale Eisenkot
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TEL AVIV — Circa centoventi maschi palestinesi in età militare, seduti in mezzo a una strada, in mutande come vuole la procedura di sicurezza per impedire che qualcuno porti armi o bombe addosso, senza scarpe per rendere più difficile la fuga, in attesa di alzarsi, di farsi legare le mani dietro la schiena e di essere caricati su mezzi militari, sotto la sorveglianza dei soldati israeliani. Un militare recita istruzioni dentro un altoparlante. Gli arrestati sono stati trovati dentro un edificio delle Nazioni Unite a Beit Lahia, estremo Nord della Striscia di Gaza, dove l’invasione di terra è cominciata ormai quarantadue giorni fa per poi dirigersi come una tempesta verso altre zone. Le immagini sono autorizzate, fino a prova contraria, perché l’esercito israeliano proibisce ai soldati di portarsi dietro i telefoni. Secondo lo Shin Bet sono: «Sospetti terroristi».

In una foto i prigionieri sono stretti in mutande sul cassone di un mezzo, preda facile per un meme che comincia a gir…

TEL AVIV — Circa centoventi maschi palestinesi in età militare, seduti in mezzo a una strada, in mutande come vuole la procedura di sicurezza per impedire che qualcuno porti armi o bombe addosso, senza scarpe per rendere più difficile la fuga, in attesa di alzarsi, di farsi legare le mani dietro la schiena e di essere caricati su mezzi militari, sotto la sorveglianza dei soldati israeliani. Un militare recita istruzioni dentro un altoparlante. Gli arrestati sono stati trovati dentro un edificio delle Nazioni Unite a Beit Lahia, estremo Nord della Striscia di Gaza, dove l’invasione di terra è cominciata ormai quarantadue giorni fa per poi dirigersi come una tempesta verso altre zone. Le immagini sono autorizzate, fino a prova contraria, perché l’esercito israeliano proibisce ai soldati di portarsi dietro i telefoni. Secondo lo Shin Bet sono: «Sospetti terroristi».

In una foto i prigionieri sono stretti in mutande sul cassone di un mezzo, preda facile per un meme che comincia a girare sui social israeliani: il 7 ottobre gli uomini di Hamas in passamontagna facevano razzie a bordo di pick up, il 7 dicembre sono inermi. Ma non sono per forza tutti uomini di Hamas, tra loro c’è anche il giornalista Diaa al Kahlot della testata al Arab al Jadid. O per essere più realistici: è ancora troppo presto per capire chi siano tutti così presi assieme, Hamas combatte in abiti civili e si mescola alla popolazione, sono centoventi uomini di Gaza. Del resto la situazione è così compromessa che due giorni fa Hamas ha lanciato razzi dall’interno di una zona umanitaria, che era stata designata dall’Idf come “umanitaria” in modo che i civili potessero trovarvi rifugio.

Un’altra foto mostra gli arrestati in ginocchio all’interno di un mignan, che è uno spiazzo protetto sui quattro lati da rialzi di terra creato con i bulldozer, una vista piuttosto comune dentro la parte di Gaza controllata dalle truppe israeliane. I soldati non dormono dentro agli edifici rimasti, temono che siano minati, preferiscono fare pausa dentro i mignan.

Dalla fase della guerra, che in altre zone della Striscia va ancora avanti con tutta la sua violenza si comincia a passare alla fase del controllo, persona per persona, per trovare e identificare gli affiliati a Hamas e agli altri gruppi di Gaza. In cima alla lista dei ricercati ci sono, ovviamente, quelli che hanno partecipato all’attacco del 7 ottobre a volto scoperto e i leader, soprattutto Yahia Sinwar e Mohammed Deif. Non sappiamo cosa succederà di preciso agli arrestati di ieri, possiamo andare a vedere i precedenti. Nel 2014 durante l’operazione Margine di protezione i soldati arrestarono circa centocinquanta palestinesi dentro Gaza e li trasferirono con modalità molto simili al di fuori della Striscia, in due basi militari che all’epoca non furono meglio specificate. I prigionieri furono interrogati e nel giro di due settimane tornarono alle loro case, tranne ventisei che furono considerati uomini di Hamas.

Ma nel 2014 la guerra fu una faccenda limitata, si concluse in sei settimane e i soldati non si spinsero in profondità. Qui invece c’è il progetto di un cambiamento storico, la fine di Hamas a Gaza dopo diciannove anni di dominio, in un territorio bombardato a oltranza dove soldati israeliani e due milioni e trecentomila palestinesi cominciano a guardarsi da pochi metri di distanza. Durante la prima evacuazione della guerra, da Gaza City verso Sud, le truppe avevano montato telecamere ai lati della strada Salah ad Din che si pensa servissero per il riconoscimento facciale ai lati della strada che migliaia di civili percorrevano come una fiumana per scappare dai combattimenti e dai raid aerei. Le immagini di procedure di massa, inclusi arresti e trasferimenti, diventeranno comuni.

Gli scontri nella Striscia sono violenti, ieri sono morti sette soldati israeliani – segno che Hamas è ancora molto attiva – e fra loro anche Gal Meir Eisenkot, di 25 anni, figlio del generale Gadi Eisenkot, ex capo di Stato maggiore e membro del consiglio di guerra. I morti palestinesi sono più di diciassettemila, secondo il ministero della Sanità di Gaza, ma è probabile che sotto le macerie dei palazzi colpiti dai raid aerei ce ne siano molti altri ancora non conteggiati.

In visita al fronte Nord il primo ministro Netanyahu, insieme con il ministro della Difesa Gallant e il capo di Stato maggiore Herzi Halevi, ha dichiarato che «se Hezbollah intende attaccare, sappia che ridurremo Beirut e il sud del Libano come Gaza e Khan Younis», che è una minaccia che rende trasparente lo scopo della campagna di bombardamenti contro la Striscia, ristabilire la capacità di fare paura. L’11 novembre il ministro Gallant aveva lanciato una minaccia quasi uguale: «Se Hezbollah trascina il Libano in guerra, quello che facciamo a Gaza possiamo farlo anche a Beirut».

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