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L’azzardo di Maduro: prendersi la Guyana con la sponda di Mosca

Lo scenario. Il leader venezuelano al Cremlino a dicembre. Una mossa che però come spera l’opposizione potrebbe segnare la sua fine. Il Brasile punta alla mediazione
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NEW YORK - La data non è ancora certa, ma entro la fine di dicembre il leader venezuelano Nicolás Maduro andrà a Mosca. Secondo i suoi oppositori lo scopo, tra le altre cose, è soprattutto ottenere l’appoggio di Vladimir Putin per la minacciata avventura militare in Guyana, che Mosca favorirebbe perché spera così di aggiungere un altro fronte ai troppi problemi già aperti per gli Usa. A Caracas però non manca chi si augura che il successore di Chávez commetta questo errore, perché potrebbe accelerare la caduta del regime. Non a caso Maria Corina Machado, già scelta dai suoi avversari come candidata per le presidenziali che dovrebbero tenersi l’anno prossimo, si sta orientando a non presentare entro il 15 dicembre l’appello per cancellare il suo bando dalle elezioni, proprio per non legittimare gli imbrogli di un regime corrotto che rischia di essere sottoposto a pressioni internazionali molto pesanti nei prossimi mesi.

NEW YORK - La data non è ancora certa, ma entro la fine di dicembre il leader venezuelano Nicolás Maduro andrà a Mosca. Secondo i suoi oppositori lo scopo, tra le altre cose, è soprattutto ottenere l’appoggio di Vladimir Putin per la minacciata avventura militare in Guyana, che Mosca favorirebbe perché spera così di aggiungere un altro fronte ai troppi problemi già aperti per gli Usa. A Caracas però non manca chi si augura che il successore di Chávez commetta questo errore, perché potrebbe accelerare la caduta del regime. Non a caso Maria Corina Machado, già scelta dai suoi avversari come candidata per le presidenziali che dovrebbero tenersi l’anno prossimo, si sta orientando a non presentare entro il 15 dicembre l’appello per cancellare il suo bando dalle elezioni, proprio per non legittimare gli imbrogli di un regime corrotto che rischia di essere sottoposto a pressioni internazionali molto pesanti nei prossimi mesi.

L’assistente presidenziale russo Yuri Ushakov, secondo la Tass, ha detto ai giornalisti che «da tempo ci siamo accordati con il signor Maduro che potrebbe visitare Mosca a dicembre. Per le date sembra che le confermeremo nei prossimi giorni». Autorevoli fonti dell’opposizione spiegano a Repubblica che non va per ragioni economiche, perché alla Russia non serve il petrolio venezuelano o altro business locale. Anzi, negli ultimi anni Mosca e Pechino hanno ridotto al minimo le interazioni economiche con Caracas, perché l’isolamento politico del Paese e le sanzioni Usa lo hanno reso poco interessante. Maduro quindi va per scopi geopolitici, in particolare ricevere la promessa di Putin che lo aiuterebbe anche sul piano militare, nel caso decidesse di lanciare le operazioni militari minacciate per strappare alla Guyana la regione di Esequiba ricca di petrolio. Non è chiaro quanto il Cremlino possa davvero contribuire, considerando le difficoltà militari che ha già in Ucraina e la debolezza dell’esercito venezuelano – ieri il ministero degli Esteri russo ha invocato una «soluzione pacifica» della disputa – però fomentare il caos serve comunque a Putin per creare un nuovo problema agli Usa, a cui Biden non può non rispondere.

Infatti il Pentagono giovedì ha tenuto esercitazioni aeree con la Guyana Defence Force che si fondano «sull’impegno e le operazioni di routine per potenziare la partnership di sicurezza tra Usa e Guyana e rafforzare la cooperazione regionale». Dunque un chiaro segnale di avvertimento, visto che lo scopo era alzare il livello di collaborazione già esistente. Lo U.S. Southern Command ha ormai una presenza fissa a Georgetown, e infatti si è preoccupato di segnalare che continuerà a potenziare il rapporto.

Pechino osserva preoccupata, perché vuole tutelare i propri interessi petroliferi in Guyana. La sua compagnia China National Offshore Oil Company ha il 25% del consorzio guidato dall’americana Exxon, che ha scoperto il greggio e lo sta estraendo nelle regioni costiere del Paese, dove lo U.S. Geological Survey stima che ci siano riserve per circa 13,6 miliardi di barili. Naturalmente anche Xi vuole creare più problemi possibili a Biden, e Maduro potrebbe proteggere gli interessi di Pechino, se mettesse le mani su Esequiba. Però questo è uno di quei temi che potrebbe evidenziare come l’alleanza stretta da Russia e Cina non sia poi proprio così “senza limiti”.

Il presidente brasiliano Lula, pur essendo uno storico alleato del chavismo, si è offerto di mediare, perché ha pure lui interessi in Guyana, non vuole una guerra alla frontiera, e meno che mai eventuali sconfinamenti delle truppe venezuelane. A Caracas invece non mancano gli oppositori che si augurano avventure di Maduro, perché il regime è così debole e le sue forze armate così impreparate che la guerra potrebbe diventare un boomerang.

Di sicuro Maduro vuole usare questa crisi creata a tavolino per sfruttare l’emergenza e condizionare o rimandare le presidenziali del 2024, concordate con gli Usa in cambio dell’alleggerimento delle sanzioni. La leader dell’opposizione Maria Corina Machado ha compreso il momento e si sta orientando a non presentare il ricorso contro il suo bando dalle elezioni. Non vuole farlo perché così legittimerebbe le accuse di Maduro e il sistema giuridico corrotto con cui le gestisce, che probabilmente finirebbe per bocciare l’appello, lasciandola senza possibilità di partecipare al voto. Invece non riconosce il bando e preme sugli Usa affinché costringano Maduro a toglierlo senza causa, altrimenti salterebbe l’accordo per l’alleggerimento delle sanzioni.

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