Netanyahu a Putin: “L’alleanza con l’Iran è pericolosa”. Hezbollah nel mirino
dal nostro inviato Daniele RaineriTEL AVIV — C’è stata una lunga telefonata di non chiarimento tra Netanyahu e Putin, che lascia Israele e Russia su posizioni quasi ostili – come non era mai successo prima – e per ora dissimulate. Il primo ministro israeliano ha interrotto la riunione di governo per parlare 50 minuti con il presidente russo e notare quello che è sotto gli occhi di tutti: Mosca ha stretto un’alleanza pubblica con l’Iran ed è stata rafforzata dalla visita del presidente iraniano Ebrahim Raisi a Mosca quattro giorni fa, condivide con Teheran interessi militari molto forti – basti pensare ai droni usati per bombardare l’Ucraina che sono made in Iran – e ha preso con discrezione una posizione filo Hamas anche dopo l’attacco del 7 ottobre.
Fin da subito i canali Telegram dei commentatori militari russi, che sono emanazione del Cremlino, avevano cominciato a raccontare quel giorno come una vittoria del gruppo palestinese e a spargere esagerazioni infondate – per esempio su quanto era andata in profondit…
TEL AVIV — C’è stata una lunga telefonata di non chiarimento tra Netanyahu e Putin, che lascia Israele e Russia su posizioni quasi ostili – come non era mai successo prima – e per ora dissimulate. Il primo ministro israeliano ha interrotto la riunione di governo per parlare 50 minuti con il presidente russo e notare quello che è sotto gli occhi di tutti: Mosca ha stretto un’alleanza pubblica con l’Iran ed è stata rafforzata dalla visita del presidente iraniano Ebrahim Raisi a Mosca quattro giorni fa, condivide con Teheran interessi militari molto forti – basti pensare ai droni usati per bombardare l’Ucraina che sono made in Iran – e ha preso con discrezione una posizione filo Hamas anche dopo l’attacco del 7 ottobre.
Fin da subito i canali Telegram dei commentatori militari russi, che sono emanazione del Cremlino, avevano cominciato a raccontare quel giorno come una vittoria del gruppo palestinese e a spargere esagerazioni infondate – per esempio su quanto era andata in profondità l’incursione di Hamas. Poi a metà ottobre c’era stata la visita ufficiale a Mosca di una delegazione di Hamas, proprio quando il governo di Israele si affannava a spiegare che il gruppo palestinese è come lo Stato islamico, quindi irricevibile. E invece ecco le immagini sorridenti dal Cremlino. E poi c’è stata la lunga sequenza di dichiarazioni e prese di posizioni contro gli interessi di Israele, in contrapposizione all’Amministrazione Biden.
Netanyahu ha detto a Putin che dopo un attacco così grave anche il russo avrebbe reagito nello stesso modo, l’altro gli ha chiesto di moderare le perdite fra i civili – e non sfugge il lato grottesco della raccomandazione, perché il leader russo ha sempre adottato una linea di ferocia e noncuranza verso i civili dei Paesi dove ha mandato il suo esercito, dalla Cecenia alla Siria fino all’Ucraina.
Netanyahu ha chiesto a Putin di fare pressione sulla Croce rossa internazionale perché visiti gli ostaggi dentro Gaza e ha ringraziato per l’opera di facilitazione russa nella liberazione di due ostaggi, ma il dossier che conta è il fronte Nord, e quindi oltre al Libano anche la Siria, dove la Russia mantiene un contingente militare e sta ancora facendo operazioni. Israele per la sua nuova dottrina post 7 ottobre non tollera più la presenza di gruppi armati decisi a uccidere israeliani appena al di là dei suoi confini. Quindi vuole che Hezbollah si ritiri di almeno trenta chilometri verso Nord, con le buone – e questo vuol dire l’applicazione rigorosa della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite – oppure con le cattive – e questo vuol dire una seconda guerra contro Hezbollah, dopo quella contro Hamas a Gaza. Se scoppia questa seconda guerra anche il Sud della Siria, che è contigua al Libano e ospita migliaia di miliziani addestrati da Hezbollah, diverrà un campo di battaglia. In quel caso la Russia dovrà decidere da che parte schierarsi. Fino a oggi ha sempre ignorato, per tacito accordo, i raid aerei israeliani che bombardano obiettivi siriani con cadenza settimanale da dieci anni. Ma se ci sarà un conflitto allargato dovrà decidere che cosa fare.
Per ora il conflitto non c’è, al suo posto c’è uno scambio di fuoco che ogni giorno produce vittime e che si sta intensificando. Gli aerei israeliani bombardano i villaggi del Sud del Libano – otto raid aerei e sessanta proiettili di artiglieria su due obiettivi soltanto oggi – per eliminare le squadre di Hezbollah, quelle rispondono sparando missili anticarro e razzi attraverso il confine.