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Cisgiordania in sciopero per Gaza, ma in piazza ci si interroga sulle strategie di Hamas

(afp)
Braccia incrociate anche in diversi Paesi arabi. A Ramallah c’è chi si chiede: “I prigionieri rilasciati da Israele valgono 18mila morti?”
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RAMALLAH – Il maxischermo di piazza al-Manara trasmette in diretta da Gerusalemme. Poi, a tratti, inquadra Londra, Parigi, Beirut, Amman. Oslo. Berlino. Le strade deserte. Le saracinesche abbassate. In Cisgiordania è sciopero generale contro la guerra di Israele a Gaza, dai trasporti pubblici all'istruzione, dal settore finanziario ai negozi. E in tanti Paesi arabi, come il Libano, la Giordania e la Mauritania, si sono incrociate le braccia per lo stesso motivo. E nelle piazze occidentali c’è chi è sceso in piazza.

C’è un mondo che è fermo in solidarietà a Gaza. Ma nessuno guarda. Tutti fissano al Jazeera sui propri telefonini. Jabaliya. Rafah. Khan Yunis. Shujaya. A Ramallah, nessuno ha più niente da dire. Gaza fa male. Fa male e basta.

"Ma che senso ha? Finora, i prigionieri che sono stati rilasciati sono costati 18mila morti: e non sono che ragazzini che in un paio di mesi sarebbero stati rilasciati comunque. Per questo Gaza è in macerie? Per scambi così?", dice E.E., avvocato…

RAMALLAH – Il maxischermo di piazza al-Manara trasmette in diretta da Gerusalemme. Poi, a tratti, inquadra Londra, Parigi, Beirut, Amman. Oslo. Berlino. Le strade deserte. Le saracinesche abbassate. In Cisgiordania è sciopero generale contro la guerra di Israele a Gaza, dai trasporti pubblici all'istruzione, dal settore finanziario ai negozi. E in tanti Paesi arabi, come il Libano, la Giordania e la Mauritania, si sono incrociate le braccia per lo stesso motivo. E nelle piazze occidentali c’è chi è sceso in piazza.

C’è un mondo che è fermo in solidarietà a Gaza. Ma nessuno guarda. Tutti fissano al Jazeera sui propri telefonini. Jabaliya. Rafah. Khan Yunis. Shujaya. A Ramallah, nessuno ha più niente da dire. Gaza fa male. Fa male e basta.

"Ma che senso ha? Finora, i prigionieri che sono stati rilasciati sono costati 18mila morti: e non sono che ragazzini che in un paio di mesi sarebbero stati rilasciati comunque. Per questo Gaza è in macerie? Per scambi così?", dice E.E., avvocato."Tra l'altro, Israele ha rilasciato 240 prigionieri, ma intanto ha arrestato altri 310 palestinesi. La tregua si è conclusa, i bombardamenti sono ricominciati: e i prigionieri sono più di prima". Tre, poi, sono già di nuovo in carcere.

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In Cisgiordania non si può manifestare sulla guerra

In questi giorni capire cosa pensano i palestinesi non è semplice. Un po' perché il 7 ottobre ha scompaginato tutto. Un po' perché la Cyber-Crime Law, voluta da Mahmoud Abbas nel 2017, vieta la diffusione di notizie che minano "la sicurezza dello Stato", senza troppe specificazioni: e qualifica come reato anche un tweet, anche un like su Facebook. Con pene maggiori che per furto e stupro. Ora, poi, è proibito manifestare sulla guerra. Non solo in sostegno a Hamas. Anche contro. E quindi, non parla nessuno. Ma in fondo, non è necessario. Ramallah non è Jenin, la vita, qui, è normale, l'occupazione quasi non si sente: ma gli F35 diretti a Gaza ti sfrecciano in testa. E la mattina si mimetizzano tra mille altri rumori, ma di notte, no. Di notte, si sta svegli. A occhi sbarrati. Corrosi dai sensi di colpa. E intorno, intanto, è tutto in stallo.

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"Uno dei motivi per cui la guerra continua è che manca una soluzione per il day after. Non dovremmo discutere che di questo: eppure, non c'è ancora mezza proposta. L'Autorità Palestinese, che è già in crisi di suo, è alla bancarotta, letteralmente, sommersa dai debiti, è due anni che paga gli stipendi a singhiozzo, tace. Ma tace anche Hamas. Come se il governo di Gaza, piuttosto che della Cisgiordania, non fosse un suo problema. A Tulkarem, i suoi uomini hanno impiccato a un traliccio dell'elettricità due presunte spie: è questo il governo che ha in mente?", dice N.D., medico. "Ma hai visto Mousa Abu Marzouk?", dice, riferendosi a uno dei fondatori di Hamas, e a una sua controversa intervista alla Bbc. "Quando gli è stato chiesto perché hanno costruito tunnel per i combattenti, e non anche bunker per i civili, ha risposto che i civili sono responsabilità dell'Onu".

"Qui nessuno sta con Israele, ovviamente", dice. "Ma nessuno ha voglia di finire come gli afghani, che hanno combattuto vent'anni per liberarsi degli americani: e ora avranno bisogno di altri vent'anni per liberarsi dei talebani".

Che cosa pensa Mahmoud Abbas

In effetti, al momento l'unico che ha le idee chiare è Netanyahu. Che non intende ritirare l'esercito da Gaza. E appaltare a terzi la sicurezza di Israele. Di Mahmoud Abbas, invece, si sa poco. Si sa che è qui, e che è vivo, ma giusto perché ogni tanto passa il suo elicottero. O perché passa suo figlio in Maserati. Il primo ministro Mohammad Shtayyeh,che è di Fatah, all'inizio ha detto categorico: "Mai un governo con Hamas", ma ora è un po' che dice: "Mai un governo senza Hamas", mentre gli altri, i non-Fatah, dopo avere giurato: "Mai l'Autorità Palestinese, meglio l'Olp", ora dicono: "Mai l'Olp, meglio l'Autorità Palestinese" - né è di aiuto la Lega Araba, perché ogni volta va capito: quali arabi? Il Libano islamista di Nasrallah, o l'Egitto anti-islamista di al-Sisi? Il Qatar o l'Arabia Saudita?

Qual è la strategia di Hamas

Hamas, di suo, dall'Ufficio Centrale di Doha invia h24 video di bambini morti. Chiedi quale è la strategia, e ti senti rispondere: Chiedila a Israele. "Tanti si sono domandati se davvero Yahya Sinwar non avesse informato nessuno del 7 ottobre. Hezbollah. L'Iran. Fatah. Piuttosto che il resto di Hamas. Ma Gaza? Non aveva il diritto di essere informata? E magari consultata? Dal momento che, alla fine, è tutto sulla sua pelle?", dice B.K., 41 anni, ingegnere, che subito precisa: non è qui per la manifestazione. Ha solo parcheggiato all'angolo. "Non c'è più dibattito. Non c'è più politica. Niente. Nella Prima Intifada, e tutto sommato, anche nella Seconda Intifada, avevamo i Comitati popolari. Era tutto organizzato. E autogestito. Avevamo voce. Ma ora? Ora, cosa c'è? Telegram. TikTok. Non siamo cittadini. Siamo follower. Che senso ha definire Mahmoud Abbas "il Presidente", se il suo mandato è scaduto nel 2009? E non si vota dal 2006? Ora abbiamo un ruolo solo: quello dei morti".
"Fatah, Hamas… Sono tutti uguali. Non pensano che al potere", dice. "E con iniziative come quella di oggi, tentano semplicemente di reindirizzare il malcontento contro Israele. Ma per questo non c'è nessuno. Tutto il nostro rancore è in serbo per loro".

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