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Cocktail bar e incontri online: la nuova vita delle geishe giapponesi

Le famose intrattenitrici giapponesi, persone d’arte dedite alla musica, al canto, allo studio, si stanno reinventando per non scomparire
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PECHINO - Reinventarsi per non scomparire. Se un secolo fa il Giappone contava 80mila geishe, ora ne sono rimaste soltanto poco meno di un migliaio. Così molte di loro, specialmente durante gli ultimi anni di pandemia, si sono attrezzate: sessioni di bevute su Zoom con i clienti, progetti di crowdfunding, spettacoli per i turisti a buon mercato, “altre hanno aperto dei cocktail bar”, scrive l’Economist.

"I giapponesi stanno perdendo il contatto con la cultura delle geishe", si lamenta Suzuki Takeshi, che gestisce un'associazione nel quartiere di Asakusa a Tokyo. La maggior parte dei giapponesi preferisce oggi hostess bar più informali e spesso più economici, ricorda il settimanale britannico, e “poche ragazze adolescenti sono disposte a impegnarsi nella difficile educazione alla musica, alla danza e al galateo su cui si basa la tradizione”.

Anche prima della pandemia le geishe avevano iniziato a rivolgersi ad un pubblico più eterogeneo, non soltanto uomini. Shiomi Fumie, nella capit…

PECHINO - Reinventarsi per non scomparire. Se un secolo fa il Giappone contava 80mila geishe, ora ne sono rimaste soltanto poco meno di un migliaio. Così molte di loro, specialmente durante gli ultimi anni di pandemia, si sono attrezzate: sessioni di bevute su Zoom con i clienti, progetti di crowdfunding, spettacoli per i turisti a buon mercato, “altre hanno aperto dei cocktail bar”, scrive l’Economist.

"I giapponesi stanno perdendo il contatto con la cultura delle geishe", si lamenta Suzuki Takeshi, che gestisce un'associazione nel quartiere di Asakusa a Tokyo. La maggior parte dei giapponesi preferisce oggi hostess bar più informali e spesso più economici, ricorda il settimanale britannico, e “poche ragazze adolescenti sono disposte a impegnarsi nella difficile educazione alla musica, alla danza e al galateo su cui si basa la tradizione”.

Anche prima della pandemia le geishe avevano iniziato a rivolgersi ad un pubblico più eterogeneo, non soltanto uomini. Shiomi Fumie, nella capitale nipponica, organizza brevi esibizioni a partire da 8mila yen (50 euro): “Rendendo accessibili gli spettacoli, spera di attirare i clienti più giovani e forse di reclutare qualche nuova geisha”, continua il settimanale.

Vederne una a passeggio per le strade delle città giapponesi non è così semplice oggi. Il quartiere di Gion, nell’antica capitale imperiale Kyoto, culla della cultura delle geishe, rimane ancora il posto principale dove potersi imbattere in qualcuna di loro: specialmente il tardo pomeriggio quando assieme alle loro apprendiste, le maiko, camminano lungo le strette stradine lastricate del quartiere con i loro sandali di legno e i loro splendidi kimono dirette alle case da tè o ai ristoranti dove si esibiranno.

A lungo erroneamente associate in Occidente a prostitute, la parola giapponese geisha significa letteralmente "persona d'arte" e il canto, la danza e il suonare il samisen (uno strumento simile a un liuto) sono doti indispensabili per una geisha, insieme alla capacità di fare conversazione. Le famose intrattenitrici giapponesi affondano le loro radici nel tardo ‘600, quando le giovani donne istruite si guadagnavano da vivere intrattenendo gli avventori durante gli incontri sociali. Le donne che avevano talento nella danza, nel canto o negli strumenti musicali erano molto richieste dalle élite.

“I quartieri tradizionali delle geishe sono stati colpiti duramente già negli anni '80, al culmine della bolla economica giapponese, quando hanno iniziato ad aprire i karaoke bar, gli hostess club e altre forme di intrattenimento”, affermava qualche tempo fa in una intervista a Deutsche Welle Peter Macintosh, autore canadese ed esperto di cultura geisha trasferitosi a Kyoto nel 1993. "In genere, le ragazze diventano apprendiste all'età di 15 anni e devono studiare per molti anni prima di poter fare il salto di qualità”.

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