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Egitto al voto, verso la rielezione scontata di al-Sisi

(afp)
La guerra a Gaza ha messo in ombra quello che era il grande tema di questa consultazione: la crisi economica, con un terzo dei 105 milioni di abitanti del Paese che vive sotto la soglia di povertà
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Solo pochi giorni dividono Abdel Fatah al Sisi dalla conferma alla presidenza dell’Egitto nel suo terzo mandato dal 2014, quando prese il potere dopo un colpo di Stato che spodestò Mohammed Morsi, rappresentante dei Fratelli musulmani. Le urne per le presidenziali si sono appena chiuse: domani ci saranno gli scrutini e il 18 dicembre dovrebbe essere annunciato il risultato definitivo, ma la vittoria dell’uomo che da 9 anni guida il Paese è data per scontata.

Queste elezioni avrebbero dovuto essere un appuntamento chiave per l’equilibrio del Medio Oriente, ma la crisi innescata dalla guerra tra Israele e Hamas le ha fatte diventare marginali, aprendo allo stesso tempo una sfida per al Sisi: il progetto del governo Netanyahu di spingere verso l’Egitto parte degli abitanti della Striscia sembra per ora messo da parte, ma l’instabilità politica e il disastro umanitario che sono dall’altra parte del valico di Rafah sono la maggiore preoccupazione politica del presidente. La possibilità ch…

Solo pochi giorni dividono Abdel Fatah al Sisi dalla conferma alla presidenza dell’Egitto nel suo terzo mandato dal 2014, quando prese il potere dopo un colpo di Stato che spodestò Mohammed Morsi, rappresentante dei Fratelli musulmani. Le urne per le presidenziali si sono appena chiuse: domani ci saranno gli scrutini e il 18 dicembre dovrebbe essere annunciato il risultato definitivo, ma la vittoria dell’uomo che da 9 anni guida il Paese è data per scontata.

Queste elezioni avrebbero dovuto essere un appuntamento chiave per l’equilibrio del Medio Oriente, ma la crisi innescata dalla guerra tra Israele e Hamas le ha fatte diventare marginali, aprendo allo stesso tempo una sfida per al Sisi: il progetto del governo Netanyahu di spingere verso l’Egitto parte degli abitanti della Striscia sembra per ora messo da parte, ma l’instabilità politica e il disastro umanitario che sono dall’altra parte del valico di Rafah sono la maggiore preoccupazione politica del presidente. La possibilità che la crisi arrivi anche in territorio egiziano è reale e spiega la forza con cui l’idea del governo israeliano è stata respinta dagli alleati occidentali, oltre che da al Sisi.

La guerra a Gaza ha messo in ombra quello che era il grande tema di questa consultazione: la crisi economica, con un terzo dei 105 milioni di abitanti del Paese che vive sotto la soglia di povertà. Proprio la promessa di cibo e soldi è ciò che ha portato alle urne moltissime persone, secondo quanto raccontato dai giornalisti del sito indipendente Mada Masr che hanno seguito le operazioni di voto in diverse zone del Paese. Questo, insieme al fatto che nessuno dei tre candidati - per la sinistra Farid Zahran, Abdel Sanna Yamama per i liberali del Wafd e Hazem Omar che guida il Partito repubblicano del popolo – avesse possibilità reali di successo, spiega la certezza degli analisti nell’assegnare ad al Sisi la vittoria, senza neanche passare per il ballottaggio di gennaio.

L’unico sfidante potenzialmente pericoloso Ahmed el Tantawi - capo del partito di sinistra Karama, voce critica del regime – è uscito settimane fa dalla competizione denunciando brogli e minacce. Unica incertezza, la percentuale di vittoria. Nel 2014 e nel 2018 al Sisi vinse con il 98% delle preferenze: resta da vedere cosa accadrà questa volta.

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