Regno Unito, è il giorno della verità per il premier Sunak: voto decisivo sui migranti deportati in Ruanda
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - L’ultimo psicodramma dei tory fa di nome Ruanda, e in queste ore il partito è così tempestoso che pare di rivivere i tumulti post referendum Brexit con David Cameron, Theresa May, Boris Johnson e Liz Truss. Tutti sacrificati sull’altare di un Tory Party esausto da 13 burrascosi anni al potere e sempre più preda di estremismi, massimalismi e guerre di bande ideologiche al suo interno. Adesso, anche Rishi Sunak si gioca molto, se non tutto, sull’unico tema, quello della lotta all’immigrazione, su cui poggiano le ultime speranze del primo ministro e dei conservatori per provare a ribaltare i deprimenti pronostici delle elezioni 2024.
Sunak è in una strettoia politica, che potrebbe diventare presto un vicolo cieco, e dunque il capolinea della sua leadership. Sarebbe un clamoroso harakiri collettivo per i tory, che hanno già cestinato due primi ministri (Johnson e Truss) nell’ultimo anno e mezzo. In un editoriale della direzione, il Times implora: “Sostituire pure Sunak sarebbe a…
LONDRA - L’ultimo psicodramma dei tory fa di nome Ruanda, e in queste ore il partito è così tempestoso che pare di rivivere i tumulti post referendum Brexit con David Cameron, Theresa May, Boris Johnson e Liz Truss. Tutti sacrificati sull’altare di un Tory Party esausto da 13 burrascosi anni al potere e sempre più preda di estremismi, massimalismi e guerre di bande ideologiche al suo interno. Adesso, anche Rishi Sunak si gioca molto, se non tutto, sull’unico tema, quello della lotta all’immigrazione, su cui poggiano le ultime speranze del primo ministro e dei conservatori per provare a ribaltare i deprimenti pronostici delle elezioni 2024.
Sunak è in una strettoia politica, che potrebbe diventare presto un vicolo cieco, e dunque il capolinea della sua leadership. Sarebbe un clamoroso harakiri collettivo per i tory, che hanno già cestinato due primi ministri (Johnson e Truss) nell’ultimo anno e mezzo. In un editoriale della direzione, il Times implora: “Sostituire pure Sunak sarebbe assurdo. I conservatori non hanno altra scelta, devono sostenere il primo ministro”.
Le diverse correnti nel partito
Ma oggi Sunak ha di fronte un’impresa: trovare un compromesso tra tutte le anime dei conservatori sul piano di espulsione in Ruanda di migranti e richiedenti asilo giunti “illegalmente” sulle coste britanniche. Il primo ministro è tra due fuochi, se non di più. Sono almeno quattro le correnti tory che, per un motivo o per un altro, contestano la nuova legislazione di emergenza sul Ruanda, nata per aggirare la bocciatura della Corte Suprema di due settimane fa e che andrà ai voti stasera alla Camera dei Comuni. L’ultima versione della riforma, secondo Sunak, è "la legge più dura di sempre” sull’immigrazione e, secondo lui, permetterà di scavalcare tribunali e ricorsi giuridici per spedire in Africa, con un biglietto di sola andata, i migranti raccolti dai barconi nella Manica: “Un deterrente indispensabile”, secondo il primo ministro.
Eppure, paradossalmente, alla destra del partito capeggiata dall’ex ministra dell’Interno “Cruella” Braverman e dal fresco dimissionario sottosegretario all’immigrazione Rob Jenrick, tutto ciò ancora non basta. “Ci sono un sacco di falle in questa legge”, proclama il superbrexiter Marc Francois della corrente tory ultraeuroscettica Erg, “così è inaccettabile perché sono possibili infiniti ricorsi da parte dei migranti”. Francois e gli altri, furiosi per il record di arrivi netti nel 2022 di circa 750mila migranti, si riferiscono al fatto che i richiedenti asilo espulsi potranno fare causa a Londra “in caso di eccezionali circostanze che mettano a rischio la propria vita”. Una definizione, secondo loro, troppo vaga, che aprirebbe a un vortice infinito di ricorsi. Inoltre, rinfacciano al governo un altro problema: il Regno Unito, anche con la nuova legislazione, rimarrebbe comunque sottoposto alla Convenzione Europea per i Diritti Umani, da cui loro e Braverman chiedono di uscire. Dunque “meglio accantonare questa legge e pensare a una nuova”.
Sull’altro fronte del partito, ci sono i deputati conservatori moderati, quelli del gruppo “One Nation”. Che invece considerano il disegno di legge sul Ruanda già troppo estremo e mai accetterebbero un suo ulteriore inasprimento, perché temono di infrangere le leggi internazionali, secondo loro già a rischio perché nell’attuale versione della riforma si propone di scavalcare i giudizi delle corti giudicando arbitrariamente “il Ruanda un Paese sicuro”. Non solo: anche Kigali non accetterebbe mai emendamenti all’accordo bilaterale con Londra sui migranti che possano trascinare il Ruanda in una condizione di illegalità internazionale.
Con i moderati, anzi contro le espulsioni in Ruanda in toto, si sono schierate varie star della tv e del cinema, come l’attore Brian Cox e il presentatore della Bbc Gary Lineker, già protagonista di una simile polemica mesi fa. Ma ieri sera la fazione moderata dei tory ha accettato di votare oggi la legislazione sul Ruanda, avvertendo però governo e oltranzisti che non ingoieranno alcun emendamento che possa inasprire il disegno di legge attuale.
Il governo all’angolo
In ogni caso, nonostante questo vitale endorsement dei tory moderati “One Nation”, il governo è all’angolo e potrebbero bastare una trentina di voti contrari tra le sue fila per affondare il progetto Ruanda e molto probabilmente la leadership, o perlomeno l'autorità, di Sunak. Il portavoce del primo ministro assicura “di voler ascoltare tutte le preoccupazioni dei deputati conservatori”, ed è una rara apertura che denota il momento delicatissimo che si vive a Downing Street. Sull'immigrazione Sunak si gioca tutto, non solo per tentare una clamorosa rimonta sul Labour, contro ogni schema Ruanda e avanti di oltre 20 punti nei sondaggi. Ma anche per risucchiare consenso al partito di destra Reform Uk, patrocinato dal re brexiter Nigel Farage, a un sorprendente 10% delle intenzioni di voto proprio per la sua linea durissima contro i migranti.
In ogni caso, Sunak deve sopravvivere su un crinale strettissimo. La situazione è così in bilico che ieri Number 10 esortava tutti a conservare un minimo di razionalità. Il primo ministro ha dovuto ricordare alla destra del partito che il piano attuale sul Ruanda “renderà inutili le cause legali dei migranti al 99,5%", che è “controproducente infrangere le leggi internazionali” e che “il Regno Unito ha una tradizione rispettosa della libertà e della giustizia, e ciò ha permesso a chiunque di fare ricorso persino in tempi di guerra” nel secolo scorso. Una precisazione che fa capire a quale livello estremo ed esistenziale è giunto lo scontro all’interno del partito conservatore. Ma, dopo lo tsunami Brexit e tutte le sue conseguenze in questi anni, di razionale in questo Tory Party sembra esser rimasto ben poco.