L’Austria si schiera con Orbán: “No a Kiev subito in Europa”
dalla nostra inviata Tonia MastrobuoniKiev — Viktor Orbán marcia sul Consiglio europeo di domani fermamente intenzionato a ridurre in cenere il pacchetto per Kiev. Ma prima del summit sarà il cancelliere Olaf Scholz, secondo una fonte tedesca, a intraprendere l’ultimo tentativo di sventare il veto del premier ungherese, a tentare di convincerlo per telefono a deporre l’ascia di guerra che Orbaán agita da settimane contro Kiev.
Ieri, però, a sorpresa, sul vertice è intervenuto a gamba tesa anche il cancelliere austriaco, Karl Nehammer, sferrando un duro attacco contro Ursula von der Leyen ed esprimendo riserve sulla corsia preferenziale per l’ingresso di Ucraina e Moldavia nella Ue.
Al Parlamento austriaco, il cancelliere conservatore ha…
Kiev — Viktor Orbán marcia sul Consiglio europeo di domani fermamente intenzionato a ridurre in cenere il pacchetto per Kiev. Ma prima del summit sarà il cancelliere Olaf Scholz, secondo una fonte tedesca, a intraprendere l’ultimo tentativo di sventare il veto del premier ungherese, a tentare di convincerlo per telefono a deporre l’ascia di guerra che Orbaán agita da settimane contro Kiev.
Ieri, però, a sorpresa, sul vertice è intervenuto a gamba tesa anche il cancelliere austriaco, Karl Nehammer, sferrando un duro attacco contro Ursula von der Leyen ed esprimendo riserve sulla corsia preferenziale per l’ingresso di Ucraina e Moldavia nella Ue.
Al Parlamento austriaco, il cancelliere conservatore ha dichiarato che «no», che von der Leyen non avrebbe concordato nulla con i capi di Stato e di governo prima di concedere un accesso rapido all’Unione ai due Paesi. E in particolare, per Nehammer, «non dovrebbe esserci alcun trattamento preferenziale, soprattutto rispetto alla Bosnia-Herzegovina». Ma una fonte vicina al dossier si dice convinta che «Nehammer non metterà il veto come Orbán» e che il messaggio di ieri era rivolto soprattutto a Mosca.
Il punto è che il gruppo dei cosiddetti “amici dei Balcani” - Slovacchia, Slovenia, Ungheria, Italia, Austria - ha tradizionalmente spinto più di altri per un ingresso dei Paesi affacciati sull’Adriatico nell’Unione. E Nehammer ha voluto segnalare che vuole che insieme all’Ucraina e alla Moldavia sia dato un segnale generoso alla Bosnia: l’interna Republika Srbska è governata dal filorusso Milorad Dodik, e il cancelliere austriaco vuole rafforzare le forze europeiste nel Paese.
Intanto dalla Polonia è arrivato il primo segnale di svolta sul piano europeo. Il premier designato Donald Tusk ha promesso che «chiederemo ad alta voce e in modo deciso la mobilitazione del mondo libero, del mondo occidentale, per aiutare l’Ucraina in questa guerra».
Domani il “pacchetto Ucraino” planerà piuttosto ammaccato sul tavolo dei capi di Stato e di governo europei - anche la Germania ha fatto capire a Bruxelles che ritiene pessima la gestione del dossier Moldavia e Ucraina da parte di von der Leyen, come dichiarato ieri pubblicamente da Nehammer. Inoltre Vienna ha ricordato già alla riunione dei ministri degli Esteri che «l’Ucraina deve ancora completare le riforme».
La differenza è che il sostegno di Berlino verso Kiev resta saldo - ieri la ministra degli Esteri Baerbock ha scritto una lettera in cui lo ribadisce. E la Germania ha appena raddoppiato gli aiuti finanziari a Kiev per l’anno prossimo da quattro a otto miliardi. Domani Scholz si batterà dunque per l’avvio dei negoziati ucraini per l’ingresso nell’ Ue.
Però, se il veto di Orbán fosse confermato, da giorni si ragiona a Bruxelles di concedere un via libera politico all’Ucraina, di cominciare con lo screening delle raccomandazioni che Kiev deve ancora soddisfare e di riportare l’ok formale a un Consiglio Ue successivo. Mentre i 50 miliardi potrebbero essere spacchettati in due tranche: prima i 17 miliardi di stanziamenti a fondo perduto, successivamente i 33 di prestiti.