I capi di Hamas in fuga dal Qatar
dal nostro inviato Daniele RaineriIsmail Haniyeh
(reuters)TEL AVIV — Il Qatar chiede ai leader di Hamas – quindi Ismail Haniyeh, Khaled Meshaal, altri meno noti e tutto il loro staff – di andarsene dopo quattro anni di tranquilla ospitalità perché teme di non poter più garantire la loro sicurezza in caso di operazioni mirate israeliane. Hanno spento i telefoni e la loro destinazione, secondo indiscrezioni non ancora confermate, potrebbe essere l’Algeria, dove c’è già un pezzo del gruppo. La televisione israeliana sostiene che anche un altro leader di spicco di Hamas, Saleh al Arouri, avrebbe appena lasciato Beirut e si sarebbe rifugiato in Turchia, sotto l’ala protettrice di Erdogan che fin dall’inizio della guerra si è schierato apertamente con il gruppo di Gaza. Un altro protettore potrebbe essere l’Iran.
Il Qatar perde in questo modo il suo ruolo privilegiato di mediatore, che però lo metteva in una posizione complicata: allo stesso tempo ospita una base navale americana e anche i capi di un gruppo terrorista che il 7 ottobre ha ucci…
TEL AVIV — Il Qatar chiede ai leader di Hamas – quindi Ismail Haniyeh, Khaled Meshaal, altri meno noti e tutto il loro staff – di andarsene dopo quattro anni di tranquilla ospitalità perché teme di non poter più garantire la loro sicurezza in caso di operazioni mirate israeliane. Hanno spento i telefoni e la loro destinazione, secondo indiscrezioni non ancora confermate, potrebbe essere l’Algeria, dove c’è già un pezzo del gruppo. La televisione israeliana sostiene che anche un altro leader di spicco di Hamas, Saleh al Arouri, avrebbe appena lasciato Beirut e si sarebbe rifugiato in Turchia, sotto l’ala protettrice di Erdogan che fin dall’inizio della guerra si è schierato apertamente con il gruppo di Gaza. Un altro protettore potrebbe essere l’Iran.
Il Qatar perde in questo modo il suo ruolo privilegiato di mediatore, che però lo metteva in una posizione complicata: allo stesso tempo ospita una base navale americana e anche i capi di un gruppo terrorista che il 7 ottobre ha ucciso trenta cittadini americani. I leader che si stanno trasferendo sono le massime autorità di Hamas fuori dalla Striscia, dove invece comandano Yahia Sinwar – che prendeva le decisioni durante i negoziati – e il capo militare Mohammed Deif. Forse questo improvviso trasferimento di tutti i capi esterni è dovuto a qualcosa che ancora non sappiamo, che potrebbe essere successo dentro Gaza e che sarà chiarito nei prossimi giorni. Forse fa parte del clima di accelerazione forzata che riguarda la guerra di Israele nella Striscia, dove i soldati non hanno più molto tempo a disposizione per battere Hamas. Sono passati appena dieci giorni da quando un team di negoziatori del Mossad ha lasciato Doha dopo l’interruzione del negoziato per liberare gli altri 137 ostaggi.
In Israele il governo e l’intelligence hanno detto in almeno due occasioni che i capi di Hamas all’estero saranno bersagli di una campagna di rappresaglia come dopo la strage di Monaco 1972 e che sono “morti che camminano”.