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Usa, la Camera autorizza indagine per l’impeachment di Biden. Il presidente: “Menzogne senza fondamento”

(afp)
Alla base del voto del Congresso a maggioranza repubblicana i controversi affari all’estero del presidente. L’inchiesta si estenderà al 2024 e potrebbe mettere in difficoltà la sua corsa alla rielezione
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New York - La Camera dei deputati americani ha autorizzato l’avvio formale dell’inchiesta per l’impeachment del presidente Biden, aprendo così la porta ad uno scontro che si trascinerà durante la campagna per le presidenziali del prossimo anno. I voti a favore sono stati 221, solo repubblicani, e quelli contrari 212, cioè solo democratici. La conferma dell’uso ormai partitico della giustizia, che spacca gli Stati Uniti e mina la fiducia nelle istituzioni democratiche dei cittadini. La reazione del presidente al voto è stata secca quanto immediata: “I repubblicani sono concentrati nell’attaccarmi con delle menzogne. Ma le loro sono solo acrobazie politiche senza fondamento”.

Un vero capo d’accusa infatti non c’è, o comunque non è stato trovato nel corso dell’indagine informale già condotta dai repubblicani nei mesi scorsi, sotto la spinta dell’ex presidente Trump e dei suoi sostenitori in Congresso. Il sospetto è che Biden abbia ricavato vantaggi dagli affari del figlio Hunter, o lo a…

New York - La Camera dei deputati americani ha autorizzato l’avvio formale dell’inchiesta per l’impeachment del presidente Biden, aprendo così la porta ad uno scontro che si trascinerà durante la campagna per le presidenziali del prossimo anno. I voti a favore sono stati 221, solo repubblicani, e quelli contrari 212, cioè solo democratici. La conferma dell’uso ormai partitico della giustizia, che spacca gli Stati Uniti e mina la fiducia nelle istituzioni democratiche dei cittadini. La reazione del presidente al voto è stata secca quanto immediata: “I repubblicani sono concentrati nell’attaccarmi con delle menzogne. Ma le loro sono solo acrobazie politiche senza fondamento”.

Un vero capo d’accusa infatti non c’è, o comunque non è stato trovato nel corso dell’indagine informale già condotta dai repubblicani nei mesi scorsi, sotto la spinta dell’ex presidente Trump e dei suoi sostenitori in Congresso. Il sospetto è che Biden abbia ricavato vantaggi dagli affari del figlio Hunter, o lo abbia aiutati sfruttando le proprie cariche, ma le prove degli "high crimes and misdemeanors" necessari per cacciare un capo della Casa Bianca non ci sono. Quindi l’inchiesta formale diventerà una "fishing expedition", ossia una pesca a strascico, nella speranza di scoprire qualcosa si imbarazzante o penalmente rilevante.

Una volta terminata l’indagine, i repubblicani dovranno decidere se incriminare formalmente Biden e aprire il processo, che si terrà alla Camera. Affinché l’impeachment diventi effettivo, però, è necessario anche il voto del Senato, dove la maggioranza democratica impedirà che passi.

I guanti comunque sono stati sfilati e ormai la sfida su Hunter è diventata una rissa pubblica tra repubblicani e democratici, con buone probabilità di incidere sul nome del prossimo inquilino della Casa Bianca. Perché ieri il figlio del presidente ha sfidato i nemici del padre, accusandoli di mentire e smentendo il suo coinvolgimento nei propri affari, proprio mentre i nemici si preparavano ad avviare la sua incriminazione per oltraggio al Congresso, e tenevano il voto per iniziare l’inchiesta sull’impeachment di Joe.

Hunter ha 53 anni ed è il figlio minore di Biden. Nei giorni scorsi è stato incriminato per evasione fiscale e violazione delle leggi sulle armi. I repubblicani indagano su lui da anni alla Camera, perché pensano che Joe sia stato coinvolto negli affari del figlio in Ucraina e Cina, e credono di poter deragliare la sua rielezione con l’impeachment. Quindi hanno convocato Hunter a testimoniare ieri a porte chiuse. Lui si è offerto di farlo in pubblico, ma non in interrogatori privati, perché teme che poi i capi del Gop rendano note solo le informazioni selettive raccolte per danneggiare lui e il padre. Perciò ieri mattina è andato al Congresso, ma invece di partecipare all’audizione richiesta dai repubblicani, ha fatto una dura dichiarazione pubblica: "Non ci sono prove del coinvolgimento finanziario di mio padre nei miei affari, perché non è accaduto". Quindi ha aggiunto: "Sono qui per ammettere i miei errori. Durante la fase più profonda della mia dipendenza, sono stato estremamente irresponsabile con le mie finanze. Ma suggerire che ci siano elementi per giustificare un’inchiesta per l’impeachment è oltre l’assurdo. E’ vergognoso". Poi ha ripetuto l’offerta di testimoniare in pubblico, ma "i repubblicani non vogliono un processo aperto, dove gli americani possano vedere le loro tattiche, dimostrare l’inconsistenza della loro inchiesta, o sentire cosa ho da dire. Di cosa hanno paura? Io sono qui".

Il presidente della Commissione Giustizia Jim Jordan, che a sua volta aveva rifiutato di cooperare con la convocazione del Congresso per l’indagine sull’assalto del 6 gennaio, ha detto che avvierà le procedure per il "contempt", ossia l’accusa ad Hunter di aver oltraggiato il Parlamento. Nel pomeriggio poi lo Speaker Johnson ha tenuto il voto per avviare l’inchiesta di impeachment contro Joe. Finora non sono emerse prove che la giustifichino, ma non conta. L’importante per i repubblicani è avviare questa caccia che può portare alla scoperta di altri fatti imbarazzanti, come era accaduto con le mail private di Hillary nel caso dell’indagine su Bengasi. Qualunque sia il risultato dell’inchiesta, è logico anticipare che si chiuderà con l’approvazione dell’impeachment alla Camera, perché il Gop non potrà ammettere di aver fallito assolvendo Biden. Subito dopo seguirà la bocciatura al Senato, e quindi l’impeachment non diventerà effettivo. Poi resterà da vedere se alle elezioni del prossimo anno questo uso politico della giustizia danneggerà più i repubblicani o i democratici.

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