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Cinesi stregati dal caffè: nel Paese più caffetterie che negli Stati Uniti

Il numero dei punti vendita è cresciuto del 58% negli ultimi 12 mesi raggiungendo quota 49.691
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PECHINO - Che ai cinesi piacesse il caffè non è certo una novità. Basta vedere con quale ritmo aprono ai quattro angoli del Paese ogni giorno nuove caffetterie. Bene, proprio il numero di negozi è al centro dell’ultimo rapporto di World Coffee Portal: la Cina ha superato gli Stati Uniti - che finora stavano al primo posto nel mondo - in termini di punti vendita.

“Il numero di caffetterie di marca nella seconda economia mondiale è cresciuto del 58% negli ultimi 12 mesi raggiungendo 49.691 punti vendita”, afferma la società di ricerca, contro i 40.062 presenti sul territorio statunitense.

Nell’ultimo anno Starbucks ha aperto in Cina 785 negozi, portando il suo totale a 6.806 unità, e punta ad arrivare a 9mila entro il 2025. Quando nel ’99 aprì a Pechino il suo primo store in pochi credevano a dire la verità che la mossa si sarebbe trasformata in un buon affare, in un Paese dove la gente di gran lunga preferiva il tè. Ma in questi due decenni la classe media cinese è cresciuta e con es…

PECHINO - Che ai cinesi piacesse il caffè non è certo una novità. Basta vedere con quale ritmo aprono ai quattro angoli del Paese ogni giorno nuove caffetterie. Bene, proprio il numero di negozi è al centro dell’ultimo rapporto di World Coffee Portal: la Cina ha superato gli Stati Uniti - che finora stavano al primo posto nel mondo - in termini di punti vendita.

“Il numero di caffetterie di marca nella seconda economia mondiale è cresciuto del 58% negli ultimi 12 mesi raggiungendo 49.691 punti vendita”, afferma la società di ricerca, contro i 40.062 presenti sul territorio statunitense.

Nell’ultimo anno Starbucks ha aperto in Cina 785 negozi, portando il suo totale a 6.806 unità, e punta ad arrivare a 9mila entro il 2025. Quando nel ’99 aprì a Pechino il suo primo store in pochi credevano a dire la verità che la mossa si sarebbe trasformata in un buon affare, in un Paese dove la gente di gran lunga preferiva il tè. Ma in questi due decenni la classe media cinese è cresciuta e con essa sono cambiate le abitudini.

Pure i concorrenti della catena americana però non sono stati a guardare. Dopo i guai finanziari degli ultimi anni, la cinese Luckin Coffee è oggi la più grande catena di caffè del Paese con 13.273 punti vendita. A insidiare Starbucks ci sono poi altre catene nate in questi anni. Cotti Coffee, fondata da due ex dirigenti di Luckin nell'agosto 2022, sta rapidamente recuperando terreno con 6.061 punti vendita. Manner Coffee, fondata nel 2015 a Shanghai (capitale del caffè in Cina) che da un’unica bancarella per strada ha da poco festeggiato l’apertura del suo negozio numero mille.

Una crescita pazzesca: grazie agli investimenti di colossi come Meituan e ByteDance, Manner Coffee due anni fa di negozi ne aprì 150 da giugno a ottobre, praticamente più di uno al giorno. Anche Yum China, in collaborazione con il marchio italiano Lavazza, punta a 1.000 negozi entro il 2025.

Nelle grandi città, come Pechino, Shanghai e Canton, si bevono circa 300 tazze di caffè all'anno, quasi ai livelli degli Stati Uniti. Ma in tutta la Cina continentale la media è di appena nove tazze, secondo i dati Deloitte. Il mercato è tutt’altro che saturo.

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