Le trattative per frenare la minaccia Hezbollah al confine tra Libano e Israele
di Gabriella ColarussoNella guerra a tutto campo che Israele ha ingaggiato contro i gruppi armati che lo circondano a Sud e a Nord il fronte libanese potrebbe rivelarsi il più distruttivo, o al contrario fornire il quadro per un accordo diplomatico che fermi le armi anche a Gaza. Il governo Netanyahu ha bisogno di far tornare nelle cittadine e nei villaggi del Nord, cuore produttivo del Paese, le oltre 70mila persone fatte evacuare dopo che Hezbollah ha iniziato una guerra di attrito a bassa intensità contro lo Stato ebraico per dare sostegno ad Hamas, e non è disposto a farlo in una situazione di insicurezza. L’invasione di terra di Hamas, da Gaza nei kibbutz del Sud, ha cambiato la testa degli israeliani che ora temono una riedizione del 7 ottobre dal confine libanese.
Il ministro Gallant è stato chiaro: respingeremo «Hezbollah oltre il fiume Litani» e «ci sono due possibilità perché questo accada: la prima è diplomatica, la seconda è l’uso della forza». Per evitare lo scenario di una guerra aperta …
Nella guerra a tutto campo che Israele ha ingaggiato contro i gruppi armati che lo circondano a Sud e a Nord il fronte libanese potrebbe rivelarsi il più distruttivo, o al contrario fornire il quadro per un accordo diplomatico che fermi le armi anche a Gaza. Il governo Netanyahu ha bisogno di far tornare nelle cittadine e nei villaggi del Nord, cuore produttivo del Paese, le oltre 70mila persone fatte evacuare dopo che Hezbollah ha iniziato una guerra di attrito a bassa intensità contro lo Stato ebraico per dare sostegno ad Hamas, e non è disposto a farlo in una situazione di insicurezza. L’invasione di terra di Hamas, da Gaza nei kibbutz del Sud, ha cambiato la testa degli israeliani che ora temono una riedizione del 7 ottobre dal confine libanese.
Il ministro Gallant è stato chiaro: respingeremo «Hezbollah oltre il fiume Litani» e «ci sono due possibilità perché questo accada: la prima è diplomatica, la seconda è l’uso della forza». Per evitare lo scenario di una guerra aperta con il “piccolo esercito” di Nasrallah, che è anche un partito forte in Libano e ha una capacità militare di molto superiore a quella di Hamas, da giorni ci sono intense trattative tra europei, americani, israeliani e libanesi. Media israeliani fanno trapelare la possibilità che si arrivi presto a un accordo, in Libano c’è più cautela, ma il negoziato procede e l’obiettivo è rafforzare la risoluzione 1701, che pose fine alla seconda guerra tra Libano e Israele, nel 2006, e che prevedeva la presenza di osservatori internazionali (Unili), il disarmo e il ritiro di Hezbollah a Nord del fiume Litani, mai attuati. L’Italia, ideatrice di quella risoluzione, è anche adesso parte dello sforzo diplomatico in accordo con gli altri europei e su cui la Francia si sta spendendo con particolare energia, tanto che si parla di un viaggio di Macron in Libano entro l’anno.
Israele vorrebbe creare una zona cuscinetto e insiste sul ritiro della Radwan, l’unità di élite di Hezbollah, a Nord del Litani - 20 km dal confine - altrimenti è pronto a un’azione militare. Per capire l’intransigenza israeliana è necessario sapere questo: a maggio del 2013 il gruppo ha fatto circolare video di esercitazioni militari nel Sud del Libano in cui simulava un’infiltrazione in territorio israeliano, cioè faceva quello che ha fatto al-Nukhba, l’unità d’élite di Hamas, il 7 ottobre: aprire la strada per l’irruzione di terra.
Pochi giorni fa il quotidiano saudita al-Hadath ha scritto che Israele potrebbe accettare che Hezbollah mantenga «punti di osservazione congiunti con l’esercito libanese (Laf) e l’esercito francese», a patto che a Sud del Litani restino solo le armi della Laf. Ma se la prospettiva di un “disarmo” di Hezbollah, che si considera un movimento di difesa nazionale, appare per ora improbabile, più realistica sembra la strada tracciata da Amos Hochstein, il consigliere per la sicurezza energetica di Biden, che è stato più volte in Libano negli ultimi due mesi. L’idea di Hochstein è riprodurre sui confini terrestri l’accordo raggiunto tra Libano e Israele sui confini marittimi, mediato da Hochstein, ovvero dare una definitiva configurazione ai punti del confine contesi come le fattorie di Shebaa o il villaggio di Ghajar. Questo tipo di scambio toglierebbe a Hezbollah l’argomento della “difesa dei territori ancora occupati”.
L’ipotesi è che Israele lasci il controllo di queste due aree a una forza internazionale, e l’esercito di Nasrallah si ritira più a Nord. Fonti vicine al partito di Dio sostengono anche che Hochstein avrebbe proposto la baia di Naqoura come punto di partenza per delimitare il confine terrestre. Un grosso ostacolo ai negoziati è la cornice all’interno della quale tutto questo dovrebbe avvenire. Per Hezbollah il fronte libanese non può essere slegato dalla situazione a Gaza. «Qualsiasi proposta sarà discussa e analizzata solo se c’è un cessate il fuoco a Gaza», dice una fonte di sicurezza libanese che conosce bene il partito di Dio. Una tregua permanente e un nuovo scambio di prigionieri potrebbero muovere Hezbollah. E forse si spiega anche così la notizia che Israele avrebbe chiesto all’Egitto – non al Qatar, questa volta - di provare a riaprire un dialogo con Hamas.