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Boca Juniors, Riquelme contro Macri: sfida tra calcio e politica. L’Argentina torna al voto, stavolta per la presidenza del club di Maradona

L'ex calciatore Juan Román Riquelme

 (afp)

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A un mese dal ballottaggio presidenziale, i 95mila soci sono chiamati alle urne per scegliere il futuro della squadra. In gioco c’è la privatizzazione auspicata dal neoeletto presidente Milei
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È passato un mese dal ballottaggio presidenziale in Argentina e un’altra elezione scuote il Paese, le implicazioni sono enormi. Si tratta della presidenza del Boca Juniors, il club di Maradona e della Bombonera. Ma la posta è il futuro del calcio nel Paese sudamericano. Si giocano il ruolo l’ex giocatore Juan Román Riquelme e l’ex presidente Mauricio Macri. La vittoria del secondo sarebbe un assist decisivo al neo eletto presidente Javier Milei che ha promesso la privatizzazione dei club. La battaglia è aperta.

Jorge Macri

 (afp)

Oggi dalle 9 alle 18 ora locale 95mila argentini che risultano come soci del club si presenteranno alle urne. Tra di loro ci sono nomi illustri. Uno su tutti è lo stesso Javier Milei il cui voto sarà uno show e un bagno di folla come spesso accade: è previsto un arrivo in pompa magna alla Boca dopo una parata che attraversa la città con la scorta presidenziale…

È passato un mese dal ballottaggio presidenziale in Argentina e un’altra elezione scuote il Paese, le implicazioni sono enormi. Si tratta della presidenza del Boca Juniors, il club di Maradona e della Bombonera. Ma la posta è il futuro del calcio nel Paese sudamericano. Si giocano il ruolo l’ex giocatore Juan Román Riquelme e l’ex presidente Mauricio Macri. La vittoria del secondo sarebbe un assist decisivo al neo eletto presidente Javier Milei che ha promesso la privatizzazione dei club. La battaglia è aperta.

Jorge Macri

 (afp)

Oggi dalle 9 alle 18 ora locale 95mila argentini che risultano come soci del club si presenteranno alle urne. Tra di loro ci sono nomi illustri. Uno su tutti è lo stesso Javier Milei il cui voto sarà uno show e un bagno di folla come spesso accade: è previsto un arrivo in pompa magna alla Boca dopo una parata che attraversa la città con la scorta presidenziale dalla residenza di Olivos.


I candidati


Da una parte c’è Juan Roman Riquelme, l’idolo dell’istituzione, il giocatore cresciuto in una famiglia umile con altri 10 fratelli nel villaggio di San Jorge, quartiere di don Torcuato, riconosciuto da uno scout alla giovane età di sei anni e diventato uno degli dei del calcio argentino di sempre. Riquelme è a capo di una lista politicamente vicina al peronismo che è appena stato sconfitto alle elezioni, con rappresentanti dell’ex partito giustizialista e dell’area della ex presidente Cristina Kirchner.


Dall’altra c’è una visione del mondo agli antipodi. Mauricio Macri è l’ex presidente di destra argentino che nel 2015 si è imposto sul candidato del peronismo Daniel Scioli. Magnate delle costruzioni e già presidente del Boca Juniors. È reduce dalla campagna elettorale presidenziale: il partito Juntos por el Cambio (JxC), che raccoglieva la sua eredità, è rimasto fuori al primo turno elettorale dello scorso 22 ottobre. Ciononostante Macri è stato kingmaker: in una decisione a sorpresa, pochi giorni dopo la sconfitta, ha deciso di appoggiare l’ultradestra di Javier Milei, regalando la vittoria al leader outsider di La Libertad Avanza (Lla). La candidata di JxC, Patricia Bullrich, è stata ricompensata con la posizione di ministra della Sicurezza. Oggi è il giorno della ricompensa a Macri, e Il neo eletto presidente ha messo tutta la sua potenza di fuoco a disposizione perché questo accada.


La privatizzazione


Il Boca Juniors, fondato oltre un secolo fa da immigrati italiani nel quartiere popolare della Boca, è una delle squadre di calcio più famose e riconoscibili al mondo: i colori giallo e blu resi famosi, tra gli altri, da Diego Armando Maradona, sono quelli della Bombonera, l’iconico stadio. Il Boca Juniors è, come gli altri club della serie A argentina, un’associazione senza scopi di lucro che non può avere un unico proprietario di maggioranza: la sua proprietà è attualmente condivisa fra 315.879 soci, 95mila dei quali hanno il diritto di scegliere il presidente ogni quattro anni tramite elezioni.


Nel corso della sua campagna elettorale, Javier Milei, eletto lo scorso 20 novembre, aveva tirato in ballo anche il calcio con una proposta controversa: la conversione delle squadre di club da società pubbliche con azionariato diffuso a società per azioni aperte agli investimenti privati, anche straniere, cosa che secondo Milei porterebbe benefici economici e competitivi.


Oltre cento squadre argentine si erano allora dichiarate contrarie e convinte sostenitrici dell’attuale modello di azionariato popolare. In particolare, il Boca aveva ribadito la sua posizione tramite il vicepresidente Riquelme: “Fedeli alle nostre origini e a difesa di quasi 120 anni di storia, il Boca Juniors conferma il suo carattere di associazione civile senza scopi di lucro e la promessa che il club appartiene alla sua gente”.


La posta in gioco è dunque alta. La vittoria di Macri significherebbe il compimento del progetto di Milei, destinato a cambiare per sempre il volto del calcio argentino.

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