Iran, il ballo trasgressivo di Sadegh manda in confusione gli ayatollah
di Gabriella ColarussoA Rasht lo chiamano Booghy, “megafono” in farsi, perché fino a poco tempo fa se ne andava in giro per gli spalti dello stadio cantando e tifando a squarciagola. Con la stessa energia, ogni giorno balla e canta davanti alla bancarella di pesce fresco che gestisce nel mercato della città iraniana, un inno alla gioia e un invito alla condivisione. Ma quando agli inizi di dicembre il video di una delle sue performance è diventato virale, probabilmente Sadegh Bana Motejaded, 70 anni, non si aspettava di diventare un simbolo di disobbedienza civile.
Le autorità hanno deciso che quella danza violava le norme islamiche e l’hanno fermato, chiudendo il suo profilo Instagram dove nel frattempo il video aveva raccolto milioni di visualizzazioni. Altri negozi sono stati chiusi, la polizia ha convocato gli uomini ripresi nel video e li ha interrogati scatenando una ondata di indignazione tra gli iraniani che hanno invaso la rete con video di balli e canti, in casa, per strada, in auto, al centro c…
A Rasht lo chiamano Booghy, “megafono” in farsi, perché fino a poco tempo fa se ne andava in giro per gli spalti dello stadio cantando e tifando a squarciagola. Con la stessa energia, ogni giorno balla e canta davanti alla bancarella di pesce fresco che gestisce nel mercato della città iraniana, un inno alla gioia e un invito alla condivisione. Ma quando agli inizi di dicembre il video di una delle sue performance è diventato virale, probabilmente Sadegh Bana Motejaded, 70 anni, non si aspettava di diventare un simbolo di disobbedienza civile.
Le autorità hanno deciso che quella danza violava le norme islamiche e l’hanno fermato, chiudendo il suo profilo Instagram dove nel frattempo il video aveva raccolto milioni di visualizzazioni. Altri negozi sono stati chiusi, la polizia ha convocato gli uomini ripresi nel video e li ha interrogati scatenando una ondata di indignazione tra gli iraniani che hanno invaso la rete con video di balli e canti, in casa, per strada, in auto, al centro commerciale. Una campagna di solidarietà ma soprattutto un gesto di disobbedienza contro norme sociali considerate oppressive e ingiuste. La repressione delle proteste per la morte di Mahsa Amini, che è costata oltre 300 vite secondo Amnesty International, non ha spento il desiderio di libertà degli iraniani, che continuano a esprimerlo con ogni mezzo pacifico a disposizione.
«Il governo è in guerra con la felicità», protesta un utente sull’X iraniano. Un gruppo di anziani ha condiviso le immagini di una danza collettiva nel salone di casa: «Quale forza è più potente dell’unità? Quale sentimento è più grande della gioia? Le nostre case sono piene di gioia e di speranza. Chi vuole costringerci alla tristezza? La gioia è un nostro diritto», scrive il nipote di uno di loro.
In Iran è vietato ballare in pubblico, lo è in particolar modo per le donne, ma questa regola viene sfidata costantemente. Chiunque ci sia stato, sa che il ballo e la musica sono parte essenziale della cultura iraniana. Lo sanno anche le autorità, che dopo l’ondata di proteste online hanno fatto un passo indietro. Sadegh è stato rilasciato. «Il motivo per cui ballo è rendere felici le persone, cambiare il loro umore», ha raccontato a un giornalista televisivo locale. La sua pagina Instagram è di nuovo attiva con tutti i video. Ce n’è uno nuovo, in cui l’uomo spiega di non essere stato arrestato e che la sua interazione con le autorità è stata cordiale. Ora ha un milione di follower. Compreso l’utente che saluta il suo ritorno e scrive: «Uno a zero per noi».