I serbi vanno oggi alle urne, per la quarta volta in 10 anni: sono elezioni legislative anticipate che probabilmente vedranno la conferma del partito al governo, quello del presidente populista Aleksandar Vucic. Le urne si sono aperte alle 07 e chiuderanno alle 20, con i primi risultati attesi già in serata. Il voto mette a confronto l'onnipresente partito di Vucic - il Partito progressista serbo (SNS) - dato dai sondaggi in forte vantaggio, e una coalizione di opposizione pro-Ue, capitanata dal Partito della libertà e della giustizia dell'ex sindaco di Belgrado, Dragan Djilas.
Insulti e minacce
Le elezioni, che si sono trasformate in un voto di fiducia alla persona di Vucic - in carica dal 2012 - giungono al termine di una campagna di 45 giorni caratterizzata da scambi di insulti e accuse. È stata segnata anche dalla mobilitazione di attivisti secondo cui la democrazia serba è in pericolo. Vucic è apparso quasi quotidianamente in televisione negli ultimi giorni per chiedere voti per il Sns, brandendo la minaccia del caos nel Paese se la maggioranza non sarà rinnovata. "Non si tratta di me, del mio desiderio di rimanere al potere. Si tratta di loro che distruggono tutto. Ci vorrebbero 20 anni per riparare tutto", ha detto durante una delle ultime manifestazioni elettorali.
Dragan Djilas, leader dell'opposizione
La coalizione è invece nata dalle massicce manifestazioni contro la violenza che hanno scosso il Paese a maggio, dopo la morte di 19 persone in due sparatorie, una delle quali in una scuola elementare. Manifestazioni che si sono rapidamente trasformate in proteste antigovernative andate avanti per mesi. Uniti sotto lo slogan "Serbia contro la violenza", i partiti della coalizione hanno condotto una campagna in difesa di "una vita senza paura dei potenti", di una società pacifica e del miglioramento della situazione economica, gravata dall'inflazione.
I sondaggi
Le elezioni coincidono con le votazioni locali che si svolgono nella maggior parte dei comuni, nella capitale Belgrado e nella provincia settentrionale della Vojvodina. Un recente sondaggio condotto dal sito web Nova Srpska Politicka Misao ha collocato in testa il Sns e la sua alleanza Serbia Must Not Stop con il 39,8% dei voti, seguiti dall'alleanza Serbia contro la violenza al 25,6% e dal Partito socialista del Ministro degli Esteri uscente Ivica Dacic, partner di lunga data di, con l'8,9%.
Tra Ue e Russia
La Serbia, candidata ad aderire all’Unione Europea, deve prima normalizzare le relazioni con il Kosovo, la sua ex provincia a maggioranza albanese che ha dichiarato l’indipendenza nel 2008 dopo la rivolta della guerriglia della fine degli anni ’90. I colloqui mediati dall’Ue tra Belgrado e Pristina sono in fase di stallo e le tensioni rimangono elevate. La Serbia deve anche sradicare la corruzione e la criminalità organizzata, liberalizzare l’economia e allineare la propria politica estera a quella dell’Ue, compresa l’introduzione di sanzioni contro il suo alleato tradizionale, la Russia, a causa dell’invasione dell’Ucraina.