✕

Il muro del calcio argentino contro Javier Milei. Riquelme eletto presidente del Boca Juniors

(afp)
Il presidente del Paese appoggiava la candidatura di Mauricio Macri per avviare un programma di tagli e privatizzazioni anche sullo sport nazionale
2 minuti di lettura

Che tirava una brutta aria lo si è capito fin dall’apertura delle urne. Quando il neoeletto presidente dell’Argentina Javier Milei si è recato alla Bombonera per votare per la nuova presidenza del Boca Juniors non c’era il bagno di folla urlante che lo aveva accompagnato durante la campagna elettorale degli ultimi mesi. Un manipolo della “barra brava”, la tifoseria più vivace della squadra portegna, lo ha accolto con fischi, insulti e lanci di oggetti mentre si avvicinava alle urne allestite in tendoni bianchi all’interno del celebre stadio. È stata la sua prima contestazione pubblica, in una giornata nefasta.

(afp)

Il calcio argentino, a partire dal suo club più celebre, ha bocciato ieri Javier Milei e ha scelto il peronista che viene dal basso, l’ex campione Juan Román Riquelme come presidente. E’ una scelta sportiva ma anche politica: esce sconfitto dalla giornata Mauricio Macri, ex presidente del …

Che tirava una brutta aria lo si è capito fin dall’apertura delle urne. Quando il neoeletto presidente dell’Argentina Javier Milei si è recato alla Bombonera per votare per la nuova presidenza del Boca Juniors non c’era il bagno di folla urlante che lo aveva accompagnato durante la campagna elettorale degli ultimi mesi. Un manipolo della “barra brava”, la tifoseria più vivace della squadra portegna, lo ha accolto con fischi, insulti e lanci di oggetti mentre si avvicinava alle urne allestite in tendoni bianchi all’interno del celebre stadio. È stata la sua prima contestazione pubblica, in una giornata nefasta.

(afp)

Il calcio argentino, a partire dal suo club più celebre, ha bocciato ieri Javier Milei e ha scelto il peronista che viene dal basso, l’ex campione Juan Román Riquelme come presidente. E’ una scelta sportiva ma anche politica: esce sconfitto dalla giornata Mauricio Macri, ex presidente del Paese, alleato politico dell’ultra destra di Milei, e che quest’ultimo voleva alla vicepresidenza del Boca Juniors. Macri era la pedina di cui Milei aveva bisogno per portare a termine il suo programma di privatizzazione dei club. Ma i quasi 100mila soci convocati, e i tifosi tutt’intorno, hanno detto “no”. A un mese esatto dalle elezioni, la “grieta”, la spaccatura, il termine comunemente usato per descrivere la polarizzazione della società, si è riflessa sul calcio e il risultato è stato opposto.

Sono 94.188 i soci del club con diritto di voto per l’elezione del presidente. Tra di loro, il più illustre è lo stesso Milei. Ieri erano chiamati a a decidere tra due ticket presidenziali: da una parte Román Riquelme e Jorge Amor Ameal, dall’altra Andres Ibarra e Mauricio Macri, dove Ameal è il presidente uscente della squadra e Ibarra è un ex ministro dell’Innovazione del partito repubblicano Pro. Nella percezione pubblica la sfida era però tra Riquelme e Macri.

La sfida

Da una parte c’era dunque Juan Román Riquelme, l’idolo dell’istituzione, il giocatore cresciuto in una famiglia umile con altri 10 fratelli nel villaggio di San Jorge, quartiere di don Torcuato, riconosciuto da uno scout alla giovane età di sei anni e diventato uno degli dei del calcio argentino di sempre. Riquelme era a capo di una lista politicamente vicina al peronismo che è appena stato sconfitto alle elezioni, con rappresentanti dell’ex partito giustizialista e dell’area della ex presidente Cristina Kirchner.

(afp)

Dall’altra c’è una visione del mondo agli antipodi. Mauricio Macri è l’ex presidente di destra argentino che nel 2015 si è imposto sul candidato del peronismo Daniel Scioli. Magnate delle costruzioni e già presidente del Boca Juniors in un epoca dorata. Era reduce dalla campagna elettorale presidenziale: il partito Juntos por el Cambio (JxC), che raccoglieva la sua eredità politica, è rimasto fuori al primo turno elettorale dello scorso 22 ottobre. Ciononostante, Macri è stato il kingmaker: con una decisione a sorpresa, pochi giorni dopo la sconfitta, ha deciso di appoggiare l’ultra destra di Javier Milei, regalando la vittoria al leader outsider di La Libertad Avanza (Lla).

Il club e la posta in gioco

Il Boca Juniors, fondato oltre un secolo fa da immigrati italiani nel quartiere popolare della Boca, è una delle squadre di calcio più famose e riconoscibili al mondo: i colori giallo e blu resi famosi, tra gli altri, da Diego Armando Maradona, sono quelli della Bombonera, l’iconico stadio del quartiere popolare di la Boca. Il Boca Juniors è, come gli altri club della serie A argentina, un’associazione senza scopi di lucro che non può avere un unico proprietario di maggioranza: la sua proprietà è attualmente condivisa fra 315.879 soci, 94mila dei quali hanno il diritto di scegliere il presidente ogni quattro anni tramite elezioni.

Nel corso della sua campagna elettorale, Javier Milei, eletto lo scorso 20 novembre, aveva tirato in ballo anche il calcio con una proposta controversa: la conversione delle squadre di club da società pubbliche con azionariato diffuso a società per azioni aperte agli investimenti privati, anche stranieri, cosa che secondo Milei porterebbe benefici economici e competitivi.

Oltre cento squadre argentine si erano allora dichiarate contrarie e convinte sostenitrici dell’attuale modello di azionariato popolare. In particolare, il Boca aveva ribadito la sua posizione tramite il vicepresidente Riquelme: “Fedeli alle nostre origini e a difesa di quasi 120 anni di storia, il Boca Juniors conferma il suo carattere di associazione civile senza scopi di lucro e la promessa che il club appartiene alla sua gente”.

Leggi i commenti