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Scoperto a Gaza maxi-tunnel di Hamas. Oltre 20mila le vittime dei raid israeliani

(reuters)

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In Israele nuove proteste dei parenti degli ostaggi. A Oslo i negoziati tra Mossad e Qatar
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TEL AVIV – I soldati israeliani hanno scoperto al settantaduesimo giorno di invasione della Striscia un tunnel di dimensioni imponenti, lungo quattro km e largo abbastanza per il passaggio di un veicolo. Il tunnel è a quattrocento metri dal valico di Erez, nel Nord, e la sezione messa a nudo dagli escavatori rivela una struttura tubolare di metallo con cavi elettrici e telefonici. È il primo ritrovamento significativo del grande reticolo di tunnel che attraverserebbe il sottosuolo di Gaza, la cosiddetta “metro”, del quale si è parlato così tanto a partire dal 7 ottobre in poi da fargli acquisire un’aura quasi irreale.

L’esercito israeliano ha dichiarato di avere trovato a partire dal 27 ottobre un migliaio di pozzi di comunicazione dei tunnel con la superficie, e in molti casi li ha fatti saltare in aria, senza però scendere a esplorarne il fondo – o perlomeno non ne ha ancora parlato. Un video preso a un operativo di Hamas, secondo l’Idf, mostra un’imboccatura di questo tunnel …

TEL AVIV – I soldati israeliani hanno scoperto al settantaduesimo giorno di invasione della Striscia un tunnel di dimensioni imponenti, lungo quattro km e largo abbastanza per il passaggio di un veicolo. Il tunnel è a quattrocento metri dal valico di Erez, nel Nord, e la sezione messa a nudo dagli escavatori rivela una struttura tubolare di metallo con cavi elettrici e telefonici. È il primo ritrovamento significativo del grande reticolo di tunnel che attraverserebbe il sottosuolo di Gaza, la cosiddetta “metro”, del quale si è parlato così tanto a partire dal 7 ottobre in poi da fargli acquisire un’aura quasi irreale.

L’esercito israeliano ha dichiarato di avere trovato a partire dal 27 ottobre un migliaio di pozzi di comunicazione dei tunnel con la superficie, e in molti casi li ha fatti saltare in aria, senza però scendere a esplorarne il fondo – o perlomeno non ne ha ancora parlato. Un video preso a un operativo di Hamas, secondo l’Idf, mostra un’imboccatura di questo tunnel nascosta dentro un enorme hangar che è servito a coprire i lavori. Colpisce che un tunnel di queste dimensioni, così vicino al territorio israeliano, fosse sfuggito. Secondo i militari, a guidarne la costruzione è stato Mohammed Sinwar, fratello del leader Yahia, che comparirebbe nel filmato. La taglia messa sul capo di Mohammed viene subito dopo per grandezza a quella di Yahia e questo fa pensare che l’intelligence lo consideri appena meno importante.

La guerra si trova davanti a un punto di svolta. Le famiglie degli ostaggi e una parte robusta dell’opinione pubblica di Israele, che era esasperata dalla condotta del primo ministro Netanyahu anche prima del 7 ottobre, chiede che un accordo con Hamas per liberazione dei rapiti diventi la priorità assoluta. I passaggi in questo caso sarebbero: un cessate il fuoco, un grande scambio di prigionieri che potrebbe svuotare le carceri israeliane e il ritorno di tutti gli ostaggi a casa. Il governo invece vuole proseguire la guerra e allo stesso tempo provare a liberare gli ostaggi con un misto di operazioni delle forze speciali e di negoziati non meglio specificati ma in teoria favoriti dalla pressione militare. Quasi ogni giorno ci sono ritrovamenti di ostaggi morti e il caso dei tre israeliani uccisi dai cecchini israeliani perché erano riusciti a scappare da Hamas ma non sono stati riconosciuti, pur sventolando una bandiera bianca, ha scatenato la fazione trattativista.

Un soldato sui social ha denunciato che in realtà i cecchini non avrebbero violato le regole d’ingaggio perché l’esercito considera come elemento ostile chiunque sia ancora nelle zone del Nord della Striscia dove i militari avevano detto ai civili di evacuare verso sud. Decine di migliaia di civili palestinesi, per ragioni loro, sono rimaste nelle loro case durante l’invasione. Hamas preme perché la morte degli ostaggi generi presto un cessate il fuoco.

Il capo del Mossad, David Barnea, ha incontrato negli ultimi tre giorni a Oslo una delegazione del Qatar proprio per negoziare un nuovo periodo di tregua. Il bilancio dei bombardamenti aerei dentro Gaza è arrivato a ventimila morti.

La non guerra sul fronte Nord, quella fra Israele e il gruppo libanese Hezbollah, diventa più intensa. I bombardamenti aerei israeliani sono più duri e adesso sono preventivi, nel senso che non reagiscono più ad attacchi specifici del Partito di Dio ma ne prendono di mira le postazioni – come se preparassero il terreno a una guerra reale. Gli attacchi di Hezbollah sono sempre più pericolosi e hanno ucciso per adesso sette soldati israeliani. Il ministro della Difesa israeliana, Yoav Gallant, registra così questo smottamento verso il conflitto: «Se Hezbollah sale di un livello di intensità, noi saliremo di cinque».

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