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Ucraina, nuova spy story: “Intercettato Zaluzhny”. E crolla la fiducia in Zelensky

Il generale denuncia il ritrovamento di una cimice, poco dopo aver criticato ancora il presidente. Che scende nei sondaggi
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Chi ha tentato di spiare il capo delle forze armate ucraine? La risposta teoricamente più ovvia, e cioè che siano stati i russi, è la meno probabile e non viene quasi presa in considerazione. Ci mancava un’altra spy story a ravvivare la guerra tra i poteri forti di Kiev, che da qualche tempo crea più guai agli ucraini dei missili russi. Il generale Valery Zaluzhny ha denunciato oggi il ritrovamento di sistemi di spionaggio e intercettazione all’interno dei suoi uffici: “Avrei dovuto utilizzare proprio oggi quel’'ufficio. Ieri, durante un sopralluogo, è stata rinvenuta una cimice per intercettazioni telefoniche. Ho a disposizione diversi posti in cui lavoro, quello in cui è stata trovata la cimice è uno di questi. Non ci andavo da molto tempo, ma abbiamo fatto un controllo e l’abbiamo trovata”, ha detto Zaluzhny ai media ucraini.

In un Paese in guerra, invaso da quasi due anni, è già evidentemente grave la notizia in sé della violazione dell’ufficio del capo delle forze armate che …

Chi ha tentato di spiare il capo delle forze armate ucraine? La risposta teoricamente più ovvia, e cioè che siano stati i russi, è la meno probabile e non viene quasi presa in considerazione. Ci mancava un’altra spy story a ravvivare la guerra tra i poteri forti di Kiev, che da qualche tempo crea più guai agli ucraini dei missili russi. Il generale Valery Zaluzhny ha denunciato oggi il ritrovamento di sistemi di spionaggio e intercettazione all’interno dei suoi uffici: “Avrei dovuto utilizzare proprio oggi quel’'ufficio. Ieri, durante un sopralluogo, è stata rinvenuta una cimice per intercettazioni telefoniche. Ho a disposizione diversi posti in cui lavoro, quello in cui è stata trovata la cimice è uno di questi. Non ci andavo da molto tempo, ma abbiamo fatto un controllo e l’abbiamo trovata”, ha detto Zaluzhny ai media ucraini.

In un Paese in guerra, invaso da quasi due anni, è già evidentemente grave la notizia in sé della violazione dell’ufficio del capo delle forze armate che conducono la difesa. Ma in questo caso c’è molto di più. La vicenda infatti è l’ennesimo capitolo di un thriller che minaccia di destabilizzare Kiev in un momento drammatico del suo sforzo di difesa.

Lo scontro con Zelensky

Ricapitoliamo brevemente per chi si fosse perso una puntata. A lungo i rapporti tra il capo delle forze armate Zaluzhny e il capo supremo Volodymyr Zelensky erano stati regolati da una sorta di patto: al primo andava la gestione a mano libera della guerra sul campo purché tacesse e operasse lontano dai media, lasciando al presidente la ricerca del sostegno internazionale con fondi, armi e munizioni, e il rapporto diretto con i media e con il Paese. Tutto ha funzionato perfettamente finché il motore girava a mille, quando arrivavano miliardi di dollari e di euro e si accrescevano il numero e la portata delle armi consegnate a Kiev, quando si vinceva sul campo cacciando i russi dalla regione di Kiev e poi da Kharkiv e Kherson.

(afp)

La crisi ucraina

Ma a partire dalla scorsa estate il motore si è inceppato. È arrivato il primo fallimento militare, quello della controffensiva, e sono arrivati segnali sempre più concreti di un rallentamento delle forniture di munizioni ma soprattutto di denaro, essenziale per sostenere un bilancio statale con un deficit annuo colossale provocato in larga misura dalla guerra. Tutti i parametri di salute del sistema ucraino sono andati in tilt: calo drastico della fiducia nel presidente Zelensky, crescente insofferenza per il "Telethon” che ha azzerato la libertà di informazione (da quasi due anni esiste solo un unico spazio televisivo a reti unificate largamente occupato dagli uomini del partito del presidente), difficoltà ormai drammatiche nel reclutare personale per sostituire i soldati caduti o feriti, proteste in piazza delle mogli dei soldati al fronte dall’inizio dell’invasione senza possibilità di ricambio.

Ma il motore si è inceppato quando si è cominciata a diffondere a livello nazionale e internazionale la sensazione che l’ottimismo sorridente e grintoso di Zelensky - quello che a lungo aveva conquistato il mondo portandolo alle standing ovation all’Onu e al Congresso, alla Ue e al G20 di Bali, al SuperBowl e alla notte degli Oscar - poggiasse ormai su una sottile lastra di cristallo.

A puntare il dito sul re nudo era stata una copertina di Time, rivelando che la perplessità e la sfiducia fossero ormai diffuse anche all’interno dell’Ufficio presidenziale di fronte alle continue promesse di vittoria di Zelensky che continuava a sostenere il progresso in corso nella controffensiva. E subito dietro arrivò l’intervista di Zaluzhny sull’Economist, a confermare che la battaglia era diventata un logorio di trincee come nella prima guerra mondiale, senza vincitori né vinti. Di fronte al rischio di dover sostenere sulle spalle il peso degli errori e della mancata vittoria promessa, il patto di reciproca non-ingerenza tra i due leader, quello politico e quello militare, si era spezzato.

Da allora la sfida ha raggiunto livelli da terzo mondo trascinando il Paese in guerra a un passo da una seconda guerra, quella civile. Il presidente Zelensky ha prima redarguito pubblicamente il generale che aveva osato parlare al paese attraverso la stampa invece di concentrarsi sulla guerra, poi ha licenziato tutti i generali fedeli a Zaluzhny. Dai suoi uomini e dai parlamentari di Servo del popolo, il partito del presidente, è iniziato un dossieraggio che è arrivato ad accusare Zaluzhny di essersi fatto scrivere la tesi di una laurea da un uomo molto vicino all’ex presidente filorusso Yanukovic, che in tempo di legge marziale è quasi un’accusa di tradimento. Nel frattempo, il primo assistente di Zaluzhny saltava in aria giocherellando con una delle granate che gli erano stata regalate in ufficio, ben confezionate “come bicchieri” insieme a una bottiglia del suo whisky preferito. “Una tragedia”, per gli inquirenti che a quanto pare sono gli unici, in Ucraina, ad aver preso per buona una spiegazione così inverosimile per una morte assurda.

E mica è finita qui. Qualche giorno dopo pure il terzo potere forte, quello del capo dei servizi segreti militari Kyrylo Budanov, entra in questo terribile contesto con un’altra spy story che contribuisce a destabilizzare il Paese denunciando un tentativo di avvelenamento altrettanto misterioso che avrebbe colpito sua moglie e gli alti vertici dell’intelligence, agendo all’interno del compound in cui i dirigenti dei servizi, Budanov e signora vivono sempre insieme da quando è iniziata la guerra. Cioè uno dei luoghi teoricamente più sicuri insieme, appunto, agli uffici del capo delle forze armate.

Le nuove critiche a Zelensky

Nei commenti sui social, l’unico luogo non “moderato” dalla potente censura imposta dalla legge marziale, per quest’ultimo scandalo dell’intercettazione a Zaluzhny le dita sono in gran parte puntate sugli uffici del presidente Zelensky. Proprio ieri Zaluzhny aveva denunciato un altro grave errore che, a suo avviso, il presidente avrebbe compiuto affossando ogni speranza di vincere la guerra: licenziando in tronco i comandanti dei distretti militari, accusati in massa di corruzione, avrebbe tagliato a zero il reclutamento. “La mobilitazione non dovrebbe essere intensificata, ma riportata ai limiti di come funzionava prima”, ha detto Zaluzhny ricordando che “adesso il problema è di quei ragazzi che combattono in prima linea. Qualcuno deve sostituirli e aiutarli”. L’accusa – in realtà piuttosto ingenerosa - di Zaluzhny è che quel licenziamento in massa avrebbe bloccato il reclutamento impendendogli di avanzare e costandogli ulteriori perdite.

La grande discussione in corso, ora, è proprio questa: come andare avanti in una guerra che si allunga mentre la coperta - fatta di uomini, denaro e munizioni - si restringe? Lo stesso Budanov è intervenuto proprio ieri sull’argomento. Il suo ragionamento è che sia impossibile sostituire “più di un milione di combattenti” nelle forze di difesa ucraine senza ricorrere alla mobilitazione generale, perché il ricorso al reclutamento (una misura più leggera che riguarda in gran parte i volontari) non può assolutamente bastare. Ma siccome gli ucraini disposti a combattere a morire sono quasi tutti già al fronte, una mobilitazione forzata avrebbe “un’efficacia vicina allo zero”, dice Budanov.

I sondaggi

Rispetto alla prima fase della guerra, insomma, è cambiato tutto. E reggere le fila dall’ufficio della presidenza è diventato estremamente difficile. Il risultato è nei sondaggi: l’ultimo, pubblicato oggi dall’Ufficio di sociologia di Kiev, ha preso in esame la fiducia nelle istituzioni e ha scoperto che sono in picchiata, ma non per tutti. Rispetto allo scorso dicembre, la fiducia nel parlamento, la Verkhovna Rada, è scesa dal 35% al 15%. La fiducia nel governo è scesa dal 52% al 26%, mentre la sfiducia è aumentata dal 19% al 44%. Il presidente Zelensky continua ad avere la fiducia dei suoi concittadini, ma il tasso è sceso al 62% e c’è un crescente valore di sfiducia diretta, salita al 18% (la differenza sono i non sa o non risponde). Cioè quasi un ucraino su cinque non si fida più di lui e lo dice esplicitamente, e questo è un effetto molto significativo della crisi in corso.

Al contrario, invece, c’è chi la fiducia degli ucraini non l’ha persa affatto: le forze armate mantengono una fiducia assoluta, rimasta invariata al 96%. E per la prima volta (anche questo è significativo) i sociologi hanno interrogato gli ucraini anche sulla fiducia specifica nei confronti di Zaluzhny: il risultato è che l’88% si fida di lui e solo il 4% ha detto di non fidarsi. A specifica domanda, solo il 14% si fida di Zaluzhny ma non del presidente; e solo l’1% si fida di Zelensky ma non del generale.

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