Ahmad, Hisham e gli altri: i ragazzini di Gaza che raccolgono legna per dare il pane agli sfollati
di Sami Al-AjramiNelle scuole di Gaza ancora rimaste in piedi e nei rifugi le organizzazioni umanitarie provano a dare sostegno mentale ai ragazzi. La loro vita è stata spazzata via. Non possono studiare, non possono sognare, non hanno nulla da fare se non cercare di sopravvivere, come tutti qui. Ma hanno anche una grande capacità di resistenza. Molti di loro stanno facendo volontariato, aiutano le associazioni a distribuire gli aiuti e gli sfollati a costruirsi una tenda.
Nella zona occidentale di Rafah, che è diventata una tendopoli, ho conosciuto Ahmad e Hisham, 18 e 17 anni, che hanno deciso di aiutare gli sfollati facendo il pane. C’è un forno fatto di gesso, loro si occupano di procacciarsi la legna per accendere il fuoco. Trascorro…
Nelle scuole di Gaza ancora rimaste in piedi e nei rifugi le organizzazioni umanitarie provano a dare sostegno mentale ai ragazzi. La loro vita è stata spazzata via. Non possono studiare, non possono sognare, non hanno nulla da fare se non cercare di sopravvivere, come tutti qui. Ma hanno anche una grande capacità di resistenza. Molti di loro stanno facendo volontariato, aiutano le associazioni a distribuire gli aiuti e gli sfollati a costruirsi una tenda.
Nella zona occidentale di Rafah, che è diventata una tendopoli, ho conosciuto Ahmad e Hisham, 18 e 17 anni, che hanno deciso di aiutare gli sfollati facendo il pane. C’è un forno fatto di gesso, loro si occupano di procacciarsi la legna per accendere il fuoco. Trascorrono così gran parte della giornata, lavorando per gli altri.
La vita quotidiana a Rafah è una sfida per arrivare vivi a sera. Gli aiuti stanno entrando, più di quanto accadesse 15 giorni fa, la situazione è migliorata ma siamo ancora solo poco sopra la soglia di sopravvivenza. Non abbiamo più il terrore di non avere acqua da bere, ma manca tutto, dai prodotti al mercato alle medicine. Ci sono gli ospedali da campo emiratini e qatarini che curano i feriti perché il centro medico locale è sopraffatto, ma mancano i farmaci, chi soffriva di malattie croniche fa fatica a curarsi. L'umore delle persone è a terra.
Nelle famiglie ci si divide i compiti. C’è chi va a procurarsi l’acqua potabile, chi i coupon del cibo, ognuno ha la sua missione quotidiana. Le donne fanno il pane e sono sempre alla ricerca di forni in cui cuocerlo. Gli uomini riempiono i contenitori con il gas da cucina e li portano su e giù dai centri di distribuzione alle case o alle tende. C’è chi cerca carburante. Si mangia una sola volta al giorno. I bambini di mattina ricevono un pezzo di pane, e quella è la loro colazione.
In alcuni campi sfollati, nella parte occidentale di Rafah, molti hanno iniziato un proprio business per sopravvivere. Vendono e comprano piccole cose, acqua potabile, fagioli, vanno a prenderli al mercato centrale e li portano lì per smerciarli: legna, nylon per riparare le tende, strumenti per costruire un bagno, temendo di dover restare lì per molto tempo ancora. Chi non ha nulla, prova a vendere i coupon per il cibo o gli aiuti che riceve dalle ong. Al mattino presto ho visto alcune persone prendere i pacchi di aiuti ricevuti dalle organizzazioni internazionali e andare al mercato per rivenderli e racimolare qualche soldo e comprare cibo per la famiglia.
Di sera tutti restano chiusi in casa o nelle tende, hanno paura, ci sono ancora bombardamenti, anche se con intensità minore rispetto ai giorni scorsi. L’altra notte hanno colpito di nuovo Rafah, almeno 30 morti. Bombardano ma non sappiamo quali siano i loro obiettivi. Molte persone hanno aperto le loro case per ospitare i rifugiati ed è impossibile sapere se tra loro ci siano militanti o affiliati di Hamas.
Credo che nel giro di pochi giorni ci sarà uno stop ai combattimenti e un accordo per liberare gli ostaggi e forse anche per un cessate il fuoco perché Israele non ha più obiettivi, non riuscirà a fare quello che ha promesso. Volevano liberare gli ostaggi e non ci sono riusciti. Hanno compiuto molti massacri, crimini contro l’umanità, ma finora non sono riusciti a raggiungere i loro obiettivi. A Khan Younis hanno provato a conquistare la città e a far collassare il regime di Hamas, a catturare o uccidere il leader del gruppo, per ora senza esito. Dovranno uscirne, trovare un accordo per lo scambio di prigionieri.
Abbiamo sentito parlare di colloqui in corso per decidere il “post-guerra a Gaza”, ma sono discorsi lontani. È vero che la maggioranza delle persone qui non vuole più vivere sotto il regime di Hamas. Nessuno crede che dopo la guerra ci saranno Hamas o l’Anp al governo a Gaza, tutti sono convinti che sarà Israele a controllare la Striscia.