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Pellicce e colbacchi: su Tiktok spopola la tendenza “Slavic Girl”. I media russi: “È finita la cancel culture occidentale”

Sulle note di "Moj marmeladnyj", della cantante Katja Lel, migliaia di ragazze e ragazzi omaggiano l’estetica slava e la moda invernale che nell’immaginario collettivo contraddistingue regioni come la Russia, l’Europa orientali, i Paesi baltici
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MOSCA - Utenti dei social network di ogni continente si riprendono con indosso pellicce e colbacchi, sulla colonna sonora di una canzone pop russa del 2023: è lo Slavic Girl Trend, una tendenza cresciuta negli ultimi mesi. Se per molti è solo una moda, destinata a essere sostituita dalla prossima mania da social, per i media filogovernativi russi è invece il segno che la cancel culture occidentale ha fallito.

Tutto è cominciato nell’autunno di quest’anno quando alcuni tiktoker russofoni hanno rispolverato la hit ormai dimenticata della cantante russa Katja Lel, "Moj marmeladnyj". In breve anche gli stranieri si sono innamorati del motivo e pur non capendo le parole hanno iniziato a utilizzarlo come colonna sonora per i loro video. Entro la fine di novembre, la canzone ha raggiunto la terza posizione nella classifica Spotify Viral 50 e ad oggi è al 17esimo posto.

MOSCA - Utenti dei social network di ogni continente si riprendono con indosso pellicce e colbacchi, sulla colonna sonora di una canzone pop russa del 2023: è lo Slavic Girl Trend, una tendenza cresciuta negli ultimi mesi. Se per molti è solo una moda, destinata a essere sostituita dalla prossima mania da social, per i media filogovernativi russi è invece il segno che la cancel culture occidentale ha fallito.

Tutto è cominciato nell’autunno di quest’anno quando alcuni tiktoker russofoni hanno rispolverato la hit ormai dimenticata della cantante russa Katja Lel, "Moj marmeladnyj". In breve anche gli stranieri si sono innamorati del motivo e pur non capendo le parole hanno iniziato a utilizzarlo come colonna sonora per i loro video. Entro la fine di novembre, la canzone ha raggiunto la terza posizione nella classifica Spotify Viral 50 e ad oggi è al 17esimo posto.

Qualcuno ha provato a tradurne il testo, altri si sono limitati a ripetere il ritornello pieno di allusivi “mua-mua” e “dzhaga-dzhaga”. I più, soprattutto donne, hanno scelto di rendere omaggio all’estetica slava e alla moda invernale che nell’immaginario collettivo contraddistingue le regioni come Russia, Europa orientale, Balcani, Paesi baltici. Qualcuno, ironicamente, ha abbinato l’iconica tuta Adidas al colbacco di pelliccia.

A novembre, la nota blogger Galina Naumann si è spinta oltre, girando un video per Instagram in stile “Slavic girl” a pochi passi dal Cremlino. Vestita in pelliccia e colbacco, seduta al centro della Piazza Rossa, si è preparata una tartina al caviale rosso pescando da un enorme contenitore da 14 chili.

Sta di fatto che ad oggi lo “Slavic girl trend”su Tiktok conta alcune centinaia di milioni di visualizzazioni. Su Instagram sono stati pubblicati 366 mila post solo con hashtag #Slavicgirl. La nuova tendenza non è sfuggita ai media governativi russi. Dmitrij Kiseliov, presentatore televisivo e direttore generale della holding di stato “Rossija Segodnja” ha definito il fenomeno “la più potente ondata di russificazione della cultura pop occidentale nella storia”, un indice del fallimento del tentativo dell’occidente di “abolire l'identità culturale russa”.

Le ventenni che nei video su TikTok si agitano al ritmo di Moj Marmeladnyj, ha proseguito Kiseliov, “si sforzano di essere brillanti, focose, civettuole: in una parola, di essere ciò che è loro proibito essere”. Così, in una visione ribaltata del mondo in cui la cultura russa è sinonimo di libertà, le donne si sarebbero liberate dei dogmi dell’imperante cultura occidentale: non amare gli uomini, non indossare pellicce, non truccarsi in modo appariscente: “Dopo aver respirato la libertà russa – ha detto Kiselyov – “hanno deciso di dare libero sfogo alla loro natura femminile”.

Sul web il mondo femminile è invece diviso su più fronti. Da un lato c’è una ristretta fazione di donne slave che rivendica in via esclusiva il proprio momento di popolarità: russe, ucraine, bielorusse, polacche che, sorvolando le divisioni politiche che contrappongono i rispettivi Paesi, vorrebbero evitare l’intromissione di “estranee”. Dall’altra, chi si batte contro la banalizzazione e i cliché, in cui cultura ed estetica un tempo stigmatizzate si trasformano in tendenza prêt-à-porter.

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