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Congo, tra guerre e violenze Kinshasa prova a salvare la sua democrazia ma senza osservatori internazionali

(afp)
L’Unione europea e le Nazioni Unite rinunciano a controllare la regolarità del voto. Ci sono già vittime nel Paese
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In un clima di grande tensione sono iniziate le operazioni di voto per le elezioni presidenziali e generali nella Repubblica Democratica del Congo. Quasi 45 milioni di persone si sono registrate per esprimere le proprie preferenze. L’ultima settimana della campagna elettorale è stata caratterizzata da violenze e atti di incitamento all’odio. Anche nelle prime ore di apertura dei seggi. Un gruppo di sfollati nella città di Bunia. ai quali volevano impedire di votare, ha assaltato i seggi elettorali. Atti registrati anche nelle sedi elettorali nella periferia di Goma.


La polizia nazionale ha sparato per disperdere la folla causando un morto e vari feriti. Per quanto riguarda l’aspetto puramente politico, la sfida elettorale vede come favoriti Félix Tshisekedi, presidente uscente, e Moïse Katumbi, imprenditore di successo ed ex governatore del Katanga. Non sembra avere grandi chance Denis Mukwege, il premio Nobel per la Pace 2018, che corre con il favore della chiesa. Ancor meno possibil…

In un clima di grande tensione sono iniziate le operazioni di voto per le elezioni presidenziali e generali nella Repubblica Democratica del Congo. Quasi 45 milioni di persone si sono registrate per esprimere le proprie preferenze. L’ultima settimana della campagna elettorale è stata caratterizzata da violenze e atti di incitamento all’odio. Anche nelle prime ore di apertura dei seggi. Un gruppo di sfollati nella città di Bunia. ai quali volevano impedire di votare, ha assaltato i seggi elettorali. Atti registrati anche nelle sedi elettorali nella periferia di Goma.


La polizia nazionale ha sparato per disperdere la folla causando un morto e vari feriti. Per quanto riguarda l’aspetto puramente politico, la sfida elettorale vede come favoriti Félix Tshisekedi, presidente uscente, e Moïse Katumbi, imprenditore di successo ed ex governatore del Katanga. Non sembra avere grandi chance Denis Mukwege, il premio Nobel per la Pace 2018, che corre con il favore della chiesa. Ancor meno possibilità, anzi nulle, per un’altra ventina di candidati.

(afp)

La tensione crescente nel Paese rischia di rendere pericolose sia le votazioni che le operazioni di scrutinio che dovrebbero concludersi entro una settimana. I risultati provvisori dovrebbero essere resi pubblici il 31 dicembre, mentre i quelli definitivi saranno annunciati il 10 gennaio del 2024.


La posta in gioco è alta. Questo voto rappresenta la seconda transizione pacifica da un governo civile a un altro nella storia della Repubblica Democratica del Congo da quando venne sancita l’indipendenza dal Belgio nel giugno 1960. Ma le avvisaglie non fanno sperare per il meglio.


Al punto che il portavoce della delegazione dell’Unione europea a Kinshasa ha diffuso una nota con cui ha espresso “preoccupazione per l’incitamento all’odio, la violenza e gli incidenti che hanno caratterizzato gli ultimi giorni della campagna elettorale”. Secondo le Nazioni Unite sono state registrate gravi violazioni e abusi dei diritti umani per i quali si chiede alle autorità locali di avviare indagini e “perseguire penalmente i responsabili”. Ma a destare crescenti preoccupazioni nel Paese non sono solo i tentativi di dividere la popolazione sulla base dell’etnia o dell’origine e le dichiarazioni che incitano alla violenza.

(afp)

Il timore per una scarsa trasparenza dello svolgimento delle procedure elettorali, a cominciare dall’istituzione con notevole ritardo della Commissione ad hoc, si è rafforzato dopo l’annuncio del mancato coinvolgimento della missione dell’Unione europea in Congo, che si era proposta di seguire le votazioni. Anche la Comunità degli Stati dell’Africa orientale (Eac) ha annunciato che non schiererà propri osservatori, vista la mancata autorizzazione da Kinshasa. Ma c’è di più: gran parte della popolazione nelle aree dell’Est del Paese, instabili a causa dei conflitti che interessano il Kivu, l’Ituri e altre province congolesi, non sono in grado di votare a causa della spirale di insicurezza determinata dalle violenze dei gruppi armati.


Eppure, Denis Kadima, presidente della Commissione elettorale nazionale indipendente (Ceni) ha sottolineato in una conferenza stampa con i media locali che il processo pre-elettorale è stato affrontato al meglio sottolineando che “nonostante il ritardo con cui sono stati nominati i membri della Commissione e le difficoltà oggettive, siamo stati in grado di fare tutto il necessario per gestire queste elezioni, a partire dalla registrazione degli elettori fino alle ultime disposizioni per la sicurezza nei seggi”.


Che la Commissione sia riuscita, almeno nella capitale Kinshasa, a garantire in un breve lasso di tempo l’allestimento delle sedi elettorali nonostante un calendario elettorale “molto restrittivo”, è di certo un segnale molto positivo. Sono stati fatti enormi progressi rispetto alla precedente tornata elettorale. Sarà possibile votare nella maggior parte del Paese ma ci sono varie aree di difficile accesso. E non solo per l’insicurezza dovuta alla guerriglia in alcune province, ma per oggettive difficoltà di accesso in alcuni villaggi a causa di paludi, montagne, fiumi. Senza buone strade o ponti non è possibile raggiungerli.


Tenere elezioni durante la stagione delle piogge complica inevitabilmente le cose. Alcuni partiti politici hanno presentato un esposto per il rinvio del voto ma la Corte Costituzionale ha rigettato la richiesta. Che sia stato fatto il massimo con le risorse a disposizione, e nel lasso di tempo ristretto a disposizione, è un dato di fatto.


Se sia stato sufficiente ce lo dirà lo svolgimento delle operazioni di voto e lo scrutinio delle schede. Resta il grande rammarico per le 6 milioni e mezzo di persone sfollate la cui gran parte non è stata in grado di registrarsi e di tornare a casa per votare.

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