Islanda, la grande eruzione. E la lava del vulcano ora minaccia Reykjavík
di Giacomo TalignaniGiganteschi spruzzi di lava alti oltre cento metri nella notte di lunedì hanno illuminato di rosso il cielo d’Islanda mettendo fine alle speranze di un Natale a casa per i cittadini di Grindavik. Dopo settimane di forte attività sismica — tanto che il 10 novembre per precauzione era già iniziata l’evacuazione della cittadina a Sud-Ovest dell’isola — alle 22.17 locali di lunedì da una fessura vicina a Sundhnúksgígar, a tre chilometri da Grindavik, è iniziata una grande eruzione, attesa da tempo e giudicata come una fra le più potenti in anni recenti. Si tratta della quarta eruzione avvenuta nella penisola di Reykjanes dal 2020.
Fino all’ultimo i quasi quattromila residenti speravano di poter rientrare per celebrare le feste a casa, ma l’attività del vulcano in questa zona famosa per…
Giganteschi spruzzi di lava alti oltre cento metri nella notte di lunedì hanno illuminato di rosso il cielo d’Islanda mettendo fine alle speranze di un Natale a casa per i cittadini di Grindavik. Dopo settimane di forte attività sismica — tanto che il 10 novembre per precauzione era già iniziata l’evacuazione della cittadina a Sud-Ovest dell’isola — alle 22.17 locali di lunedì da una fessura vicina a Sundhnúksgígar, a tre chilometri da Grindavik, è iniziata una grande eruzione, attesa da tempo e giudicata come una fra le più potenti in anni recenti. Si tratta della quarta eruzione avvenuta nella penisola di Reykjanes dal 2020.
Fino all’ultimo i quasi quattromila residenti speravano di poter rientrare per celebrare le feste a casa, ma l’attività del vulcano in questa zona famosa per il suo centro termale Blue Lagoon, ora chiuso, non ha lasciato altra scelta. Gli ultimi bollettini della Protezione civile raccontano una situazione per ora sotto controllo, con primi segnali positivi ma anche pericoli legati all’eruzione.
Di buono c’è che dopo l’attività iniziale, in cui la lava è fuoriuscita soprattutto da cinque diverse bocche eruttive, l’intensità sembra essere calata di quasi quattro volte. Allo stesso tempo, spiegano geologi ed esperti, i fiumi incandescenti hanno preso una direzione “favorevole” senza particolari rischi per l’incolumità di case e persone e non si è verificato quel pennacchio di cenere che in un’eruzione del 2010 bloccò migliaia di voli in tutto il mondo.
L’eruzione viene costantemente monitorata perché esistono alcuni rischi concreti: da una parte c’è il pericolo che la lava possa impattare sui tralicci della vicina centrale elettrica di Svartsengi, che garantisce energia a 30mila persone e per cui si stanno costruendo barriere protettive, dall’altra c’è il possibile spostamento a causa dei venti dei gas tossici rilasciati dal vulcano che potrebbero raggiungere a breve la capitale Reykjavík a circa 40 chilometri. Le autorità locali hanno comunque dichiarato lo stato di emergenza ma stanno evitando ogni tipo di allarmismo e attualmente, dai principali voli aerei sino alle strade (escluse quelle Grindavik), i disagi per turisti e cittadinanza sono limitati.
La fessura più importante da cui fuoriesce la lava è lunga quasi quattro chilometri e il flusso è stato giudicato come “imponente” ma con rischi reali solo in caso di allargamento della fessura stessa. Per il geofisico locale Benedikt Ófeigsson il problema è che «nuove crepe nel terreno potrebbero aprirsi senza preavviso», mentre la premier, Katrín Jakobsdóttir, ha spiegato che una delle fessure da cui fuoriesce la lava è vicina a una zona residenziale ma «non mette in pericolo infrastrutture critiche». Gli stessi pennacchi di magma appaiono ora di una trentina di metri, molto più bassi rispetto a quelli iniziali.
Ogni cambiamento va però preso con la massima attenzione: i vulcanologi pensano che possa trattarsi di una nuova era di attività sismiche e vulcaniche nella regione e, come ha detto il capo della Protezione civile islandese, «la gente deve stare lontano dalla zona. Questa non è un’eruzione turistica».