Regno Unito, ergastolo per i due sedicenni che uccisero la coetanea transgender. “Ossessionati dall’omicidio”
di Enrico FranceschiniBrianna Ghey
LONDRA – Un ragazzo e una ragazza di sedici anni sono stati condannati all’ergastolo per il feroce omicidio di una loro coetanea transgender, Brianna Ghey, uccisa con ventotto coltellate lo scorso febbraio a Warrington, una cittadina dell’Inghilterra fra Liverpool e Manchester. Un fatto di sangue che ha scioccato il Paese per la sua efferatezza e per l’insensata brutalità espressa dai due giovanissimi imputati, ossessionati dall’idea di commettere un assassinio.
La giuria ha espresso il verdetto di colpevolezza dopo quattro ore di dibattito, dopo che era stata considerata, ma respinta, l’ipotesi di infermità mentale per Girl X e Boy Y, come sono stati identificati gli imputati per proteggerne la riservatezza trattandosi di minorenni, come prevede la giustizia inglese. Il giudice ha anticipato che li condannerà probabilmente al carcere a vita, ma la sentenza sarà resa formalmente nota il mese prossimo. In quella occasione il magistrato deciderà se il nome degli imputati può essere reso…
LONDRA – Un ragazzo e una ragazza di sedici anni sono stati condannati all’ergastolo per il feroce omicidio di una loro coetanea transgender, Brianna Ghey, uccisa con ventotto coltellate lo scorso febbraio a Warrington, una cittadina dell’Inghilterra fra Liverpool e Manchester. Un fatto di sangue che ha scioccato il Paese per la sua efferatezza e per l’insensata brutalità espressa dai due giovanissimi imputati, ossessionati dall’idea di commettere un assassinio.
La giuria ha espresso il verdetto di colpevolezza dopo quattro ore di dibattito, dopo che era stata considerata, ma respinta, l’ipotesi di infermità mentale per Girl X e Boy Y, come sono stati identificati gli imputati per proteggerne la riservatezza trattandosi di minorenni, come prevede la giustizia inglese. Il giudice ha anticipato che li condannerà probabilmente al carcere a vita, ma la sentenza sarà resa formalmente nota il mese prossimo. In quella occasione il magistrato deciderà se il nome degli imputati può essere reso noto ai media.
Presenti in aula, i due giovani non hanno mostrato alcuna visibile reazione alla lettura del verdetto. La madre della vittima, che aveva anche lei sedici anni, si è invece messa a piangere quando ha sentito che la giuria li aveva riconosciuti colpevoli. Più tardi ha espresso pietà per i genitori degli imputati, dicendo: “Anche loro hanno praticamente perso un figlio e dovranno vivere il resto della vita sapendo quello che il proprio figlio ha fatto”.
La polizia del Chesire, la regione in cui è avvenuto l’omicidio, ha affermato nel corso del processo di non credere che Brianna sia stata uccisa perché era transgender, bensì soltanto per il delirante desiderio dei due imputati di provare la sensazione di uccidere. Al processo è emerso che Girl X era affascinata dai serial killer e guardava video di torture sul cosiddetto “dark web”. Era amica di Brianna da mesi, poi un giorno ha cominciato a pianificarne l’omicidio insieme a Boy Y, che definiva Brianna “una preda” e diceva di voler vedere se avrebbe gridato “come un maschio o come una femmina” mentre la pugnalavano.
Amici fra loro da quando avevano undici anni, Girl X e Boy Y si sono accusati a vicenda durante il processo. Quando è stato messo a confronto dalla polizia con le prove che aveva partecipato al delitto, Boy Y ha smesso di parlare e da quel momento non ha più aperto bocca. Da allora parla soltanto con la propria madre, al punto che, con una procedura del tutto insolita in materia giudiziaria, al processo è stato permesso al pubblico ministero e agli avvocati difensori di interrogarlo con domande scritte, alle quali lui rispondeva per iscritto. La ragazza e il ragazzo non si sono mai rivolti la parola in aula e hanno perfino evitato di guardarsi in faccia.
Brianna aveva affermato il suo genere femminile a 14 anni e ha vissuto come una femmina fino al giorno della morte, con il pieno sostegno della madre. “Volevo soltanto”, ha dichiarato la donna, “che mia figlia fosse felice”.