La doppia partita dell’acciaieria Danieli: affari con Mosca e un’azienda green con Kiev
di Floriana BulfonLa guerra ha fame d’acciaio e si trasforma in un’occasione unica per le aziende che lo producono: più aumentano i combattimenti, più crescono i fatturati. Ma il conflitto in Ucraina sembra avere creato una situazione molto particolare per la Danieli di Udine, un colosso nella costruzione di impianti siderurgici e di macchinari per le fabbriche del settore. Come sottolinea un’inchiesta di Kyiv Independent e del sito investigativo olandese Follow The Money, l’azienda friulana ha avuto un ruolo chiave nella modernizzazione dell’industria militare di Mosca e ha proseguito le attività russe anche dopo l’invasione dell’Ucraina.
Danieli ha annunciato solo lo scorso aprile la vendita della sua controllata Danieli Volga, ma fino a oggi non risulta che la cessione sia avvenuta. Allo stesso tempo, però, la società di Udine ha siglato un accordo con la Metivenst, l’holding ucraina che possiede anche l’Azovstal di Mariupol: vogliono realizzare insieme un’acciaieria green di ultima generazione…
La guerra ha fame d’acciaio e si trasforma in un’occasione unica per le aziende che lo producono: più aumentano i combattimenti, più crescono i fatturati. Ma il conflitto in Ucraina sembra avere creato una situazione molto particolare per la Danieli di Udine, un colosso nella costruzione di impianti siderurgici e di macchinari per le fabbriche del settore. Come sottolinea un’inchiesta di Kyiv Independent e del sito investigativo olandese Follow The Money, l’azienda friulana ha avuto un ruolo chiave nella modernizzazione dell’industria militare di Mosca e ha proseguito le attività russe anche dopo l’invasione dell’Ucraina.
Danieli ha annunciato solo lo scorso aprile la vendita della sua controllata Danieli Volga, ma fino a oggi non risulta che la cessione sia avvenuta. Allo stesso tempo, però, la società di Udine ha siglato un accordo con la Metivenst, l’holding ucraina che possiede anche l’Azovstal di Mariupol: vogliono realizzare insieme un’acciaieria green di ultima generazione a Piombino con un investimento di oltre due miliardi. Un’iniziativa - hanno dichiarato i due partner - finalizzata a contribuire alla ricostruzione del Paese invaso da Putin. In pratica, Danieli sarebbe protagonista di una partita doppia con Kiev e con Mosca, in cui riesce sempre a guadagnare. Il portavoce della compagnia, interpellato da Repubblica, non ha voluto rilasciare dichiarazioni.
L’armata russa
L’inchiesta di Kyiv Independent e Follow The Money ha ricostruito il peso di Danieli nello sviluppo dell’industria bellica russa a partire dal 2014, quando l’occupazione della Crimea fa scattare la prima ondata di sanzioni contro Mosca: ha fornito macchinari a 14 società, incluse sei delle fabbriche militari più importanti. “Praticamente tutte le principali manifatture russe sono diventate nostri clienti negli ultimi anni”, ha dichiarato nel 2019 Antonello Colussi, direttore di Danieli Volga, al magazine Italy Living, sottolineando che la Russia rappresentava il 30 per cento delle vendite totali del Gruppo Danieli: “Gli vendiamo tutto: progetti, equipaggiamenti, tecnologia, automazione e installazione”.
Tra questi clienti spicca la Severstal. “Siamo specializzati - ha detto il direttore della Severstal Sergei Toporov a un sito web di Mosca nel 2015 - nella produzione di lamine metalliche per il complesso militare industriale e abbiamo molte innovazioni tecniche necessarie per la modernizzazione delle forze armate del Paese”. L’acciaio della Severstal serve ad esempio per la canna dell’AK100, una delle versioni più recenti del fucile d’assalto Kalashnikov, ampiamente utilizzato dai fanti russi schierati in Ucraina.
L’altro acquirente di Danieli è Magnitogorsk Iron and Steel Works (MMK), con il cui acciaio - secondo il sito investigativo russo Proekt - vengono costruite ad esempio le granate a frammentazione VOG-25, che spargono schegge letali in un raggio di sei metri. Inoltre Severstal e MMK contribuiscono alla produzione dei missili Kalibr, che da venti mesi vengono lanciati contro le città ucraine.
Contratti dopo l’attacco
Alcuni dipendenti di Danieli Corus, la società olandese del gruppo, hanno descritto ai reporter delle due testate una riunione con i vertici della Severstal convocata diverse settimane dopo l’invasione per discutere la prosecuzione dei rapporti d’affari. A giugno 2022 il ministero della Difesa di Kiev ha pubblicamente contestato Danieli: “Sostenere la macchina bellica russa va contro le regole legali e morali”. Nonostante questo, il 10 agosto 2022 la controllata olandese ha spedito alla Severstal un sistema di raffreddamento per le fornaci dove si fonde l’acciaio.
Il proprietario dell’industria russa, Alexei Mordashov, era già stato inserito nell’elenco degli oligarchi colpiti dalle sanzioni europee. Non la compagnia: Stati Uniti e Gran Bretagna l’hanno inclusa nella lista nera, l’Ue non lo ha ancora fatto.
Il governo ucraino nel settembre 2022 ha marchiato Danieli come “uno sponsor internazionale della guerra”. Le filiali del gruppo italiano avrebbero continuato a supportare pure un’altra pedina chiave del riarmo putiniano: la Krasny Oktyabr ha comunicato che la cooperazione è proseguita dopo l’aprile 2022. Produce acciai speciali per i tank e per i reattori dei sottomarini nucleari. Il proprietario Dmitry Pumpyansky è stato immediatamente incluso tra i sanzionati, ma ha formalmente trasferito le sue quote.
Un dipendente di Danieli e un’altra persona che ha accesso ai dati sulle sue attività russe - dietro la garanzia dell’anonimato - hanno dichiarato ai due giornali che il gruppo di Udine ha continuato a incassare proventi dai progetti per Severstal, MMK e Krasny Oktyabr anche nella seconda metà del 2022.
“Accuse infondate”
Soltanto nel marzo 2023 la società ha risposto alle accuse con un comunicato stampa, definendole “imprecise e infondate”: “Il fatto che Danieli non commenti nel dettaglio queste specifiche contestazioni non deve essere considerato come un riconoscimento del loro fondamento ma significa soltanto che desideriamo evitare discussioni senza basi su fatti che non esistono”.
E un mese dopo, l’amministratore delegato Giampietro Benedetti annuncia: “Lo sviluppo degli scenari geopolitici ci hanno fatto comprendere che le relazioni commerciali e la presenza nel mercato russo non sono più possibili. Per questo abbiamo deciso di vendere le nostre attività nella regione”.
Meglio tardi che mai. In quel momento sono già passati quattordici mesi dall’attacco di Putin, tutto il mondo ha conosciuto l’orrore dei massacri di Bucha e Irpin. Ma l’annuncio non sembra essersi concretizzato: a oggi la vendita di Danieli Volga non risulta essere avvenuta.
In compenso, dopo la richiesta di chiarimenti dei cronisti di Follow the money, a ottobre 2023 le autorità olandesi hanno avviato accertamenti per capire se le forniture di Danieli Corus a Severstal abbiamo o meno violato le sanzioni. L’unica cosa certa è che gli ispettori si sono recati nella sede dell’azienda, ma non ci sono informazioni sulla natura del procedimento.
L’altra faccia della medaglia
Danieli non ha ancora rinunciato al business russo ma ha creato pure un’alleanza di ferro con l’Ucraina. Assieme alla Metinvest ha lanciato il Digital Green Steel Project, da realizzare a Piombino investendo oltre due miliardi. L’holding basata in Olanda è controllata dal magnate ucraino Rinat Achmetov, un tempo ai ferri corti con il presidente Zelensky ma che dopo l’attacco russo è diventato uno dei finanziatori della resistenza nazionale. Nel progetto toscano “si prevede che le bricchette di ferro proverranno dai siti minerari di Metinvest a Kryvyi Rih”: la città natale di Zelensky.