NEW YORK — Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu batte un colpo sulla crisi di Gaza, approvando una risoluzione per facilitare la consegna degli aiuti umanitari. È un testo annacquato rispetto alla versione originale, che non condanna gli attacchi di Hamas e non chiede il cessate il fuoco. Però rappresenta comunque il primo punto di incontro della comunità internazionale su questa tragedia, e forse mette le basi per una soluzione del conflitto, confermando che il Palazzo di Vetro è l’unico luogo dove si possono fare questi progressi, pur con tutti i suoi limiti.
La risoluzione 2720 era stata presentata dagli Emirati Arabi Uniti, unico Paese arabo nel Consiglio di Sicurezza. La versione originale chiedeva il cessate il fuoco e l’assegnazione in esclusiva all’Onu del compito di ispezionare le forniture in arrivo e distribuirle. Non c’era alcuna condanna di Hamas. Gli Usa si sono opposti, in difesa degli interessi di Israele, ma invece di bloccare tutto col veto hanno aperto un negoziat…
NEW YORK — Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu batte un colpo sulla crisi di Gaza, approvando una risoluzione per facilitare la consegna degli aiuti umanitari. È un testo annacquato rispetto alla versione originale, che non condanna gli attacchi di Hamas e non chiede il cessate il fuoco. Però rappresenta comunque il primo punto di incontro della comunità internazionale su questa tragedia, e forse mette le basi per una soluzione del conflitto, confermando che il Palazzo di Vetro è l’unico luogo dove si possono fare questi progressi, pur con tutti i suoi limiti.
La risoluzione 2720 era stata presentata dagli Emirati Arabi Uniti, unico Paese arabo nel Consiglio di Sicurezza. La versione originale chiedeva il cessate il fuoco e l’assegnazione in esclusiva all’Onu del compito di ispezionare le forniture in arrivo e distribuirle. Non c’era alcuna condanna di Hamas. Gli Usa si sono opposti, in difesa degli interessi di Israele, ma invece di bloccare tutto col veto hanno aperto un negoziato. Per diversi giorni, a partire da lunedì, il voto è stato messo in calendario e rimandato, fino a quando giovedì sera è stato trovato l’accordo. La Russia ha fatto un tentativo in extremis di introdurre un emendamento che riportava al linguaggio originale, ma gli Usa lo hanno bloccato. Così si è andati alla conta, dove la risoluzione è stata approvata con 13 voti favorevoli e le astensioni di Washington e Mosca.
Il testo chiede a tutte le parti di rispettare le leggi umanitarie, permettendo e facilitando la consegna degli aiuti. Quindi sollecita “urgenti ed estese pause umanitarie e corridoi” per l’accesso pieno e sicuro degli aiuti. Non impone più il cessate il fuoco, che presupponeva un negoziato con Hamas e la fine dei combattimenti a tempo indeterminato, e nemmeno la “sospensione”. Però chiede “passi urgenti” per consentire l’accesso e “creare le condizioni per una cessazione sostenibile delle ostilità”. E affida al segretario generale Guterres la nomina di un Coordinatore per gli aiuti umanitari e la ricostruzione, che gestirà le ispezioni e la consegna degli aiuti creando un meccanismo, “consultando tutte le parti rilevanti”. Questo passaggio, negoziato con l’Egitto, non lascia all’Onu la gestione esclusiva delle forniture e consente a Israele di conservare un ruolo nei controlli. La risoluzione poi chiede il rilascio immediato degli ostaggi senza condizioni.
Poco dopo l’approvazione Guterres ha incontrato i giornalisti, per esprimere insieme frustrazione e speranza. Ha ribadito la sua condanna di Hamas, perché «non ci può essere alcuna giustificazione per gli orribili atti commessi». Però ha aggiunto che l’attacco non dà la licenza di scatenare «la punizione collettiva di tutti i palestinesi». Ha ripetuto che servirebbe un cessate il fuoco immediato, non solo per mettere fine alle perdite di vite umane e alle sofferenze dei civili, ma anche perché sarebbe l’unico strumento che consentirebbe di consegnare gli aiuti, visto che «nessun luogo è sicuro a Gaza». Per il futuro, in perfetto allineamento con la posizione degli Stati Uniti, ha ribadito che Hamas non potrà più avere un ruolo nella Striscia, o in qualunque altro luogo: «Noi riteniamo che il legittimo rappresentate del popolo palestinese sia l’Autorità palestinese, che quindi dovrà tornare a governare Gaza. Un futuro stabile può essere costruito solo attraverso la creazione di due Stati, perciò siamo molto delusi dalle posizioni pubbliche prese contro questa soluzione da alcune autorità israeliane». L’Anp ha accolto come «un passo in avanti» la risoluzione, bocciata invee da Hamas.
La risoluzione è arrivata sullo sfondo delle ultime notizie drammatiche arrivate dal fronte dei combattimenti, dove è stata confermata la morte dell’ostaggio israeliano-americano di 73 anni Gadi Haggai. New York Times e Cnn hanno invece denunciato l’uso da parte di Israele di potenti bombe fornite dagli Usa, anche in zone indicate come sicure agli abitanti di Gaza. Il testo aumenta ora la pressione anche sullo Stato ebraico, visto il via libera degli Usa, che chiedono la transizione verso una nuova fase dell’intervento militare basata su operazioni mirate contro la leadership di Hamas. Resta però la profonda divergenza su come gestire il dopo.