Lenka la musicologa, Lucie la correttrice di bozze, Jan esperto di letteratura finlandese e svedese: ci sono volute più di 24 ore perché dal pudore e dal dolore collettivo per la strage nell’Università Carolina di Praga cominciassero ad affiorare i primi nomi delle vittime. Lenka Hlávková dirigeva l’Istituto di Musicologia ed era «la personificazione della gentilezza». Lucie Špindlerová, 20 anni appena e «un sorriso che illuminava la stanza», studiava la lingua dei segni e lavorava come correttrice di bozze alla rivista Lidové Noviny. Jan Dlask lavorava dal 2002 nel Dipartimento di studi finlandesi, traduceva e insegnava svedese e finlandese. E poi Magdalena Kristková, anche lei studentessa della lingua dei segni: teneva una conferenza mentre il 24enne David Kozak, il folle che nella vita sognava solo di uccidere il maggior numero possibile di persone, entrava nella facoltà di Lettere e tirava fuori il suo arsenale. Non erano armi rubate o accumulate chissà come: le deteneva legalment…
Lenka la musicologa, Lucie la correttrice di bozze, Jan esperto di letteratura finlandese e svedese: ci sono volute più di 24 ore perché dal pudore e dal dolore collettivo per la strage nell’Università Carolina di Praga cominciassero ad affiorare i primi nomi delle vittime. Lenka Hlávková dirigeva l’Istituto di Musicologia ed era «la personificazione della gentilezza». Lucie Špindlerová, 20 anni appena e «un sorriso che illuminava la stanza», studiava la lingua dei segni e lavorava come correttrice di bozze alla rivista Lidové Noviny. Jan Dlask lavorava dal 2002 nel Dipartimento di studi finlandesi, traduceva e insegnava svedese e finlandese. E poi Magdalena Kristková, anche lei studentessa della lingua dei segni: teneva una conferenza mentre il 24enne David Kozak, il folle che nella vita sognava solo di uccidere il maggior numero possibile di persone, entrava nella facoltà di Lettere e tirava fuori il suo arsenale. Non erano armi rubate o accumulate chissà come: le deteneva legalmente, e a nessuna autorità era venuto in mente di controllare cosa diamine ci facesse un ragazzo con le armi di un plotone d’esecuzione.
«Negli ultimi giorni viaggiava con la custodia della chitarra — ha raccontato al sito Seznam.cz una donna che ogni giorno prendeva lo stesso pullman del killer — non glielo avevo mai visto fare prima. Ora credo di sapere perché». Con le armi nella custodia della chitarra, Kozac partiva da Hostou, dove viveva, e raggiungeva la facoltà di Filosofia, adiacente a Lettere in cui ha ucciso 14 persone ferendone gravemente una decina.
Gli inquirenti tracciano la vita di questo giovane che aveva pubblicato su internet i suoi deliri di morte. Ma l’indagine apre interrogativi pesanti: l’esame balistico ha dimostrato che la settimana scorsa aveva già ucciso una bimba di due mesi e il suo papà nella foresta di Klanovice. Forse una prova della tragedia che pianificava: il suo nome era tra i sospettati, ma «non abbiamo fatto in tempo ad arrestarlo».
E tra le lacrime e le domande senza risposta emergono i racconti da brividi dei sopravvissuti, i sospiri di sollievo di chi è scampato a un thriller. Come i ragazzi che tutto il mondo ha visto appollaiati sul cornicione: «Alla fine della prima ora di lezione abbiamo sentito spari», racconta una studentessa a Radiožurnál: «Pensavamo che qualcuno stesse scherzando in corridoio. All’improvviso ha sparato attraverso la porta». Nell’aula si nascondono sotto i banchi, coprendosi con ciò che trovano. Sono in trappola, ma l’assassino non entra. Provano a blindarsi, ma eccolo che torna: «Ha cominciato a sparare di nuovo e a sfondare la porta, e siamo scappati dalla finestra. Eravamo al quarto piano, siamo strisciati dietro l’angolo sul cornicione». L’immagine di quei ragazzi aggrappati alla vita resterà il simbolo di questa strage. «C’era un balcone, sotto. Eravamo lì da parecchio, ma abbiamo capito che doveva essere uscito dalla finestra». Non restava che saltare giù, sul balcone al piano sotto: «Abbiamo rotto una finestra, siamo rientrati e siamo corsi» verso la salvezza.
Mentre ascoltano la storia di chi ha scampato la morte, i cechi scoprono che c’è chi applaude al pazzo e invoca altre stragi: gli inquirenti hanno fermato altre otto persone. Tra l’oro, persino un bambino delle elementari.