Da Gibilterra all’Oceano Indiano: le minacce dell’Iran per le navi
di Gianluca Di FeoLe minacce alla navigazione non si fermano più al Mar Rosso: tra intimidazioni e attacchi ormai la zona di allarme si allarga da Gibilterra all’Oceano Indiano. E dietro le azioni degli Houti e delle altre milizie sciite, si staglia in maniera sempre più netta il ruolo dell’Iran, che avrebbe mobilitato le sue creature per scatenare una “guerra per procura” contro Israele e l’Occidente. Un assalto e un monito, arrivati a distanza di poche ore, stanno facendo rapidamente salire la tensione nelle cancellerie di tutto il mondo. Il generale Mohammad Reza Naqdi, coordinatore militare dei Guardiani della Rivoluzione di Teheran, infatti ha detto che «se gli Stati Uniti e i loro alleati continueranno a commettere crimini a Gaza, allora dovranno aspettarsi presto la chiusura del Mediterraneo, dello Stretto di Gibilterra e di altri rotte navali».
Gli analisti si interrogano sul modo in cui i pasdaran, la massiccia organizzazione militare che risponde direttamente agli ayatollah iraniani, possan…
Le minacce alla navigazione non si fermano più al Mar Rosso: tra intimidazioni e attacchi ormai la zona di allarme si allarga da Gibilterra all’Oceano Indiano. E dietro le azioni degli Houti e delle altre milizie sciite, si staglia in maniera sempre più netta il ruolo dell’Iran, che avrebbe mobilitato le sue creature per scatenare una “guerra per procura” contro Israele e l’Occidente. Un assalto e un monito, arrivati a distanza di poche ore, stanno facendo rapidamente salire la tensione nelle cancellerie di tutto il mondo. Il generale Mohammad Reza Naqdi, coordinatore militare dei Guardiani della Rivoluzione di Teheran, infatti ha detto che «se gli Stati Uniti e i loro alleati continueranno a commettere crimini a Gaza, allora dovranno aspettarsi presto la chiusura del Mediterraneo, dello Stretto di Gibilterra e di altri rotte navali».
Gli analisti si interrogano sul modo in cui i pasdaran, la massiccia organizzazione militare che risponde direttamente agli ayatollah iraniani, possano prendere di mira il Mediterraneo. Il generale Naqdi ha parlato «della nascita di nuove forze di resistenza e del blocco di altre vie marittime»: «Ieri il Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz sono diventati un incubo per loro e oggi sono intrappolati nel Mar Rosso».
C’è un primo segnale inquietante. Una formazione filoiraniana attiva in Iraq ha rivendicato il «lancio di un drone contro un obiettivo vitale nel Mediterraneo, avvenuto pochi giorni fa». Si tratterebbe delle piattaforme israeliane che estraggono gas dal giacimento di Karish, nel tratto di mare a cavallo del confine libanese. La scorsa settimana le Idf hanno dichiarato di avere abbattuto un velivolo senza pilota che dalle acque del Libano si dirigeva verso lo spazio aereo israeliano.
Il timore è che Teheran voglia aumentare la pressione contro l’Occidente, scatenando le milizie sciite presenti in altri Paesi che ha armato e addestrato negli scorsi anni. E a cui continua a dare supporto concreto per portare avanti gli attacchi. Le rivelazioni di Repubblica sul ruolo della nave spia iraniana Behshad sono state confermate dal Wall Street Journal e da fonti di intelligence Usa: il mercantile resta da mesi ancorato a nord dello Stretto di Bab el-Mandeb, da dove fornirebbe informazioni per le incursioni missilistiche degli Houti che hanno paralizzato il traffico civile nel Mar Rosso, bloccando di conseguenza l’attraversamento del canale di Suez.
«Sappiamo che l’Iran è profondamente coinvolto nella pianificazione delle operazioni contro i mercantili nel Mar Rosso. Senza il continuo sostegno iraniano, gli Houti farebbero fatica a rintracciare e colpire efficacemente le navi commerciali», ha sottolineato ieri la portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale statunitense. In questo momento petroliere e portacontainer sono ferme o procedono verso il Mediterraneo circumnavigando l’Africa: un decimo del commercio mondiale è ostaggio della milizia yemenita.
Ma la zona di crisi continua a ingrandirsi. Un drone ieri ha centrato la nave cisterna Chem Pluto a 320 chilometri a Sud-Ovest del porto indiano di Veraval, molto lontano dal Mar Rosso. A bordo è scoppiato un incendio, che sarebbe stato domato ma avrebbe provocato gravi danni. Apparterrebbe a una società dell’imprenditore israeliano Idan Ofer: dieci giorni fa un’altra petroliera legata a questo armatore è stata devastata da un missile nell’area di Bab el-Mandeb. Questa volta l’aggressione è avvenuta a oltre mille chilometri di distanza: gli ordigni degli Houti non erano mai entrati in azione così lontano dallo Yemen. E il canale televisivo israeliano Channel 12, citando fonti di intelligence, sostiene che il drone è partito dall’Iran. «Non abbiamo bisogno di Teheran – ha replicato un portavoce del gruppo yemenita - abbiamo dimostrato di avere armi e intelligence in grado di agire ovunque».