Il Kirghizistan cambia bandiera: “Togliamo il girasole, è simbolo del servilismo”
di Luna De BartoloTBILISI — Troppo simile a un girasole, fiore che nella cultura locale rappresenta volubilità e servilismo: ruotando continuamente verso la luce, assume lo stesso significato figurato della nostra banderuola, che si volta a seconda di dove tira il vento. Per questo il Kirghizistan, un piccolo Stato montuoso dell’Asia centrale, ha deciso di modificare il simbolo che si trova nel mezzo del proprio vessillo nazionale. La bandiera, adottata nel 1992 con l’indipendenza dall’Unione Sovietica, raffigura un sole giallo su sfondo rosso.
All’interno del disco c’è il tunduk, e cioè l’elemento superiore di una iurta, l’abitazione tipica dei popoli nomadi delle steppe centroasiatiche. Intorno, quaranta raggi a ricordare le altrettante tribù che, narra l’epopea di Manas, si unirono per difendere la loro terra ancestrale dagli invasori. Quaranta raggi curvi che, ritiene il governo, possono trarre in inganno un osservatore casuale, portandolo a confondere il sole con il disprezzato fiore. Perciò biso…
TBILISI — Troppo simile a un girasole, fiore che nella cultura locale rappresenta volubilità e servilismo: ruotando continuamente verso la luce, assume lo stesso significato figurato della nostra banderuola, che si volta a seconda di dove tira il vento. Per questo il Kirghizistan, un piccolo Stato montuoso dell’Asia centrale, ha deciso di modificare il simbolo che si trova nel mezzo del proprio vessillo nazionale. La bandiera, adottata nel 1992 con l’indipendenza dall’Unione Sovietica, raffigura un sole giallo su sfondo rosso.
All’interno del disco c’è il tunduk, e cioè l’elemento superiore di una iurta, l’abitazione tipica dei popoli nomadi delle steppe centroasiatiche. Intorno, quaranta raggi a ricordare le altrettante tribù che, narra l’epopea di Manas, si unirono per difendere la loro terra ancestrale dagli invasori. Quaranta raggi curvi che, ritiene il governo, possono trarre in inganno un osservatore casuale, portandolo a confondere il sole con il disprezzato fiore. Perciò bisogna raddrizzarli.
«Ci sono stati dei casi di visitatori stranieri che hanno chiesto se nel nostro Paese si coltivino grandi quantità di girasoli», ha detto all’agenzia di stampa nazionale Kabar il presidente kirghizo Sadyr Japarov, che venerdì ha firmato la legge approvata in parlamento. «Ad essere onesti», ha aggiunto, «nonostante l’ottenimento dell’indipendenza siamo rimasti assoggettati al mondo esterno. È venuto il momento di cambiare la bandiera». Il nuovo vessillo è di un tono diverso di rosso, e il tunduk ha una stecca di legno in più, a indicare maggiore prosperità. «Sono lontano da ogni superstizione», ha concluso Japarov, «ma è lecito sperare che finalmente diventeremo un Paese sviluppato e indipendente».
Salito al potere alla fine del 2020 dopo essere stato liberato dal carcere dai suoi sostenitori durante i disordini provocati dalla terza rivoluzione kirghiza, Japarov, leader nazionalista e populista, in tre anni ha trasformato quella che era ritenuta un’eccezione di (relativa) democrazia nella regione in un regime autoritario. La Costituzione è stata modificata allo scopo di incrementare l’autorità presidenziale, mentre l’opposizione e la società civile sono oggetto di feroce persecuzione. Difficile in un tale contesto rilevare con esattezza l’umore della popolazione, ma tutti gli elementi a disposizione suggeriscono che solo una minoranza crede nel potere salvifico della nuova bandiera.
E se gli arresti e le intimidazioni, nonché il divieto di manifestare nel centro della capitale Bishkek, hanno scoraggiato le proteste di piazza, su Internet i kirghizi continuano a far sentire la propria voce. La pagina Instagram di Japarov è stata presa di mira da migliaia di commenti contrari al cambio di bandiera, mentre un sondaggio del servizio locale di Rfe/Rl, con oltre 40mila partecipanti, ha rilevato che circa il 75 per cento dei votanti si oppone alle modifiche del vessillo nazionale. Intervistati in strada da diversi media online, comuni cittadini puntano il dito contro quella che giudicano un’operazione di distrazione dai problemi reali del Paese, innanzitutto economici.
Secondo Savia Hasanova, giornalista di Kloop, un media locale con una solida reputazione, il cui sito è stato oscurato lo scorso settembre dalle autorità statali con accuse di fake news, e il cui destino si sta giocando in questo momento nelle aule di tribunale, «ci sono due opzioni sul perché [Japarov] si sia impegnato in questa operazione», racconta a Repubblica. «La prima, è perché vuole entrare nella storia come il presidente che ha cambiato la bandiera. La seconda, che ritengo più probabile, è che si tratti di un modo per testare la reazione della società. Ci troviamo in una fase in cui il giro di vite si sta facendo più stretto».
Per Temur Umarov, analista del Carnegie Russia Eurasia Center, «un cambiamento così rapido e senza ostacoli del simbolo principale del Kirghizistan», scrive sul suo canale Telegram, «è segno di come [Japarov] abbia consolidato con successo il potere in un Paese in cui il livello di dinamismo interno era fuori dai parametri rispetto agli standard dell’Asia centrale». La legge entrerà in vigore il 26 dicembre. Gradualmente verranno sostituite le bandiere esposte sugli edifici pubblici del Paese, e il governo ha annunciato che alle Olimpiadi di Parigi del 2024 gli atleti kirghizi parteciperanno sotto il nuovo vessillo nazionale.