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Ucraina, la vicepremier Stefanishyna: “I 50 miliardi dell’Ue sono vitali per noi”

(agf)
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Olha Stefanishyna traccia un primo bilancio con Repubblica del vertice europeo di metà dicembre che ha deciso l’avvio dei negoziati con l’Ucraina ma ne ha bloccato 50 miliardi di euro di aiuti. La vicepremier ucraina con delega sull’Europa spiega perché quei fondi sono “vitali” per la sopravvivenza del suo Paese, quali riforme saranno fatte subito per soddisfare le raccomandazioni europee e perché l’Ucraina “non sarà mai divisa”. Ad Orbán, che ha messo il veto sui fondi, la numero due del governo di Kiev chiede di visitare il suo Paese: “Venga a vedere la situazione da vicino. Non è mai venuto in Ucraina da quando è premier”.

Intanto vorremmo chiederle un commento sull’esito del Consiglio europeo: quanto è importante per l’Ucraina? Cosa vi ha delusi?

"Siamo molto soddisfatti della decisione di aprire i colloqui di adesione con l'Ucraina e la Moldavia. Per noi il via libera è davvero importante per consentirci di rimanere focalizzati sul nostro programma di riforme. Ovviamente siamo …

Olha Stefanishyna traccia un primo bilancio con Repubblica del vertice europeo di metà dicembre che ha deciso l’avvio dei negoziati con l’Ucraina ma ne ha bloccato 50 miliardi di euro di aiuti. La vicepremier ucraina con delega sull’Europa spiega perché quei fondi sono “vitali” per la sopravvivenza del suo Paese, quali riforme saranno fatte subito per soddisfare le raccomandazioni europee e perché l’Ucraina “non sarà mai divisa”. Ad Orbán, che ha messo il veto sui fondi, la numero due del governo di Kiev chiede di visitare il suo Paese: “Venga a vedere la situazione da vicino. Non è mai venuto in Ucraina da quando è premier”.

Intanto vorremmo chiederle un commento sull’esito del Consiglio europeo: quanto è importante per l’Ucraina? Cosa vi ha delusi?

"Siamo molto soddisfatti della decisione di aprire i colloqui di adesione con l'Ucraina e la Moldavia. Per noi il via libera è davvero importante per consentirci di rimanere focalizzati sul nostro programma di riforme. Ovviamente siamo dispiaciuti per l'incapacità di trovare una soluzione sul bilancio europeo, su cui ha pesato il veto dell'Ungheria. Allo stesso tempo, abbiamo le garanzie del Consiglio e della Commissione Ue che il sostegno finanziario necessario, almeno per il 2024, sarà assicurato. Attendiamo con ansia la prossima riunione del Consiglio Ue del 1° febbraio. Quella decisione è vitale per il bilancio ucraino e per la sua tenuta. Ed è ancora più vitale alla luce del mancato sostegno degli Stati Uniti".


Intende dire che sarebbe soddisfatta anche se intanto arrivassero i 18 miliardi che vi aspettate dall'Ue per il 2024?

"La discussione è sul pacchetto da 50 miliardi. Anche perché coprono un quadro molto più ampio che permetterebbe di rispondere alle esigenze di ripresa e ricostruzione e di adesione. Ma sappiamo che il risultato finale dipenderà dal consenso degli Stati membri".

Può spiegare agli europei e agli americani l'importanza di questi fondi?

"I fondi nazionali per il bilancio sono destinati alla difesa dell'Ucraina. Ma le necessità finanziarie per garantire il funzionamento del Paese e per la dimensione sociale sono coperte dal sostegno finanziario degli Usa, dell’Ue e di altri donatori. Toglierci questo sostegno finanziario in questo periodo difficile significherebbe abbandonare il popolo ucraino. È direttamente collegato ai bisogni quotidiani delle persone. Si tratta delle esigenze mediche e sociali del Paese. Non ricevere questi fondi significherebbe incidere direttamente sulla vita quotidiana degli ucraini che stanno subendo già la guerra. Minerebbe la capacità di recupero del Paese”.

In quale campo sarà difficile per l'Ucraina adattarsi alle regole dell'Ue?

"Abbiamo assunto l'impegno a migliorare la situazione economica dell'Ucraina. Si tratta quindi di liberalizzare ulteriormente del commercio, e di fare tutte le riforme necessarie che ci connettano maggiormente con l'Europa, compreso eliminare delle barriere commerciali”.

Cosa dovrebbe cambiare nell’Ue secondo lei?

"Penso che il primo grande cambiamento sia già avvenuto all’ultimo Consiglio dell'UE. L'Unione a cui stiamo aderendo è forte, basata sul consenso, e si estende a Est. Ma c'è la riforma sui meccanismi di voto spinta dalla Germania e dalla Francia che credo che sia la proposta migliore per rendere l’Ue più flessibile e regolabile”.

Le decisioni dell'Ue dovrebbero essere basata sulla maggioranza e non sul principio dell’unanimità?

“Sì ha perfettamente senso. Negli ultimi 20 anni il processo decisionale basato sull'unanimità ha portato a enormi speculazioni ed è diventato una pratica fallimentare. Le decisioni guidate dai veti non sono più applicabili”.

Quali saranno le vostre prime riforme, le più urgenti da fare in base alle richieste dell’Ue?

"Innanzitutto, quelle relative allo Stato di diritto e alla lotta alla corruzione. Nell'ultimo anno e mezzo abbiamo preparato il quadro giuridico necessario. Abbiamo garantito la concorrenza e creato nuove istituzioni. Dobbiamo assicurarci che siano davvero efficaci e imparziali e che la loro credibilità sia forte. Abbiamo ancora molto lavoro da fare sulla riforma giudiziaria. La nostra priorità principale è garantire che i progressi siano stabili. Le nostre istituzioni anticorruzione sono attive. Abbiamo deciso di aumentare la loro capacità e di rafforzare la loro indipendenza. Ci concentreremo sull'attuazione di alcune raccomandazioni europee come la tutela delle minoranze. E attendiamo con ansia l'inizio della procedura di screening, che ci consentirà di accelerare sulle riforme”.

Quando pensa che l'Ucraina possa entrare nell'Unione europea? Nel 2030 o anche prima?

"Non posso fare ipotesi sulle date: non dipendono da noi. Considerata l'esperienza decennale di attuazione dell'Accordo di associazione e la maratona di quest'ultimo anno, non credo che ci vorrà molto prima che l'Ucraina esaudisca le richieste europee, penso un paio di anni. Ma molte cose dipendono dall'UE stessa, dalla riforma dell'UE, dalle elezioni in Europa, dalla presidenza ungherese. Sono momenti che possono accelerare il processo o frenarlo”.

Viktor Orban è molto riluttante, per non dire altro, sul vostro ingresso nell’Ue. Cosa si potrebbe fare per evitare che il processo deragli a causa sua?

"Penso che non sia un punto di discussione solo per l’Ucraina ma per l’Europa. Per noi sarebbe davvero molto importante che Orban ci vedesse più da vicino. E’ stato a invitato a lungo in Ucraina, ma non è mai stato qui da quando è premier. Vorremmo fargli vedere il Paese di cui parla sempre”

Lo sta invitando?

“Sì”.

Il presidente Zelensky ha detto che la guerra durerà. Quanto è grande il timore che il sostegno dell'Occidente possa evaporare?

"Qui non è cambiato nulla. Faccio ancora parte di un gabinetto di guerra e rappresento ancora il governo in guerra. La nostra gente dorme ancora sotto le bombe e la minaccia russa è onnipresente. E le elezioni di marzo in Russia non consentiranno di intravedere alcuna luce in fondo al tunnel. Gli alleati dovrebbero capire conto che la loro stanchezza dovrebbe essere un’esortazione a reagire anzitutto per loro stessi”.

Come affrontare la ricostruzione?

“Oltre a ciò che c’è già sul tavolo abbiamo proposto di utilizzare i proventi dei beni congelati ai russi. Avrebbe un significato molto simbolico. E mi faccia aggiungere un dettaglio. Siamo molto grati a Francia, Germania e Italia per aver creato un forte consenso intorno alla decisione di aprire i negoziati di adesione con l'Ucraina e la Moldavia. Credo che ogni singolo leader abbia svolto un ruolo importante in questa decisione. Sappiamo anche che la premier Giorgia Meloni ha fatto sentire la sua voce per convincere Orban. E naturalmente se la Francia e Germania non avessero capito la posta in gioco, sarebbe stato difficile costruire questo consenso e arrivare a questa decisione".

Si può immaginare di rinunciare a parte dei territori e di entrare nell'Ue con l'80% del Paese?

"Penso che l'UE stessa abbia già risposto a questa domanda con la decisione di concedere all'Ucraina i colloqui per l’adesione. E oltre 80 Paesi del mondo, tra cui Cina, Sudafrica e Paesi dell'America Latina, hanno confermato l'adesione alla Carta delle Nazioni Unite e al rispetto dell'integrità territoriale e della sovranità dell'Ucraina. Forse ci vorrà molto tempo, ma questo muro di Berlino cadrà. Quindi bisogna avere pazienza. L'Ucraina non sarà mai divisa. È inoltre fondamentale capire che quando si parla di territorio ucraino, si tratta anche di persone. E le persone che vivono nei territori occupati - non parlo tanto della Crimea, ma dei territori a est e a sud che sono ora sotto occupazione - non possono essere tradite. Ciò non avverrà mai”.

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