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Il dramma di Gaza, Hamas tra i civili ma i cecchini israeliani non si fermano: regole di ingaggio violate

(afp)
Gli sniper dell’Idf nelle ultime settimane hanno colpito tre ostaggi in fuga che sventolavano una bandiera bianca, diverse donne e un giornalista: per l’esercito israeliano chiunque è rimasto a Gaza Nord è un terrorista
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È complicato capire che cosa succede sul campo nel settore nord della Striscia di Gaza perché è un paesaggio di rovine dove soldati israeliani e uomini di Hamas combattono a volte negli stessi metri quadrati. Ma una sequenza di fatti e di testimonianze credibili fa pensare che alcuni cecchini israeliani in quella zona violino le regole di guerra, non facciano distinzioni fra combattenti e civili e quindi sparino anche contro i civili.

Nel caso più conosciuto la fonte è la stessa Idf, che sabato 16 dicembre ha spiegato che tre ostaggi israeliani che erano riusciti a scappare da un carcere di Hamas sono stati uccisi dai cecchini anche se avevano preso tutte le precauzioni per non essere scambiati per soggetti pericolosi: si erano fatti avanti a torso nudo e sventolando una bandiera bianca. Due giorni prima nella stessa zona i soldati israeliani avevano notato le scritte in ebraico “tre ostaggi” e “aiuto” su un edificio, ma non erano entrati per timore di un’imboscata. I cecchini hanno …

È complicato capire che cosa succede sul campo nel settore nord della Striscia di Gaza perché è un paesaggio di rovine dove soldati israeliani e uomini di Hamas combattono a volte negli stessi metri quadrati. Ma una sequenza di fatti e di testimonianze credibili fa pensare che alcuni cecchini israeliani in quella zona violino le regole di guerra, non facciano distinzioni fra combattenti e civili e quindi sparino anche contro i civili.

Nel caso più conosciuto la fonte è la stessa Idf, che sabato 16 dicembre ha spiegato che tre ostaggi israeliani che erano riusciti a scappare da un carcere di Hamas sono stati uccisi dai cecchini anche se avevano preso tutte le precauzioni per non essere scambiati per soggetti pericolosi: si erano fatti avanti a torso nudo e sventolando una bandiera bianca. Due giorni prima nella stessa zona i soldati israeliani avevano notato le scritte in ebraico “tre ostaggi” e “aiuto” su un edificio, ma non erano entrati per timore di un’imboscata. I cecchini hanno abbattuto due ostaggi, il terzo è riuscito a scappare dentro un palazzo e si è messo a gridare “aiuto” in ebraico. Quando è uscito è stato abbattuto anche lui. Avi Shamriz, padre di uno dei tre ostaggi uccisi, che ha parlato con l’esercito e con il ministro della Difesa Yoav Gallant, ha detto alla stampa israeliana che il soldato che ha ucciso suo figlio aveva un fucile con un mirino telescopico: è un dettaglio significativo, perché conferma che si trattava di un cecchino e vedeva i bersagli.

Quella tripla uccisione è avvenuta a Shejaiya, area molto contesa a est di Gaza City. L’Idf ha spiegato che i cecchini hanno sparato in violazione delle regole d’ingaggio, che in teoria decidono cosa è possibile fare e cosa non è possibile fare in questi casi (in nessun caso permettono di sparare a un uomo disarmato con una bandiera bianca). Il sospetto è che alcuni cecchini prendano alla lettera i volantini lanciati dall’Idf sul settore nord della Striscia a partire dal 21 ottobre: “Chiunque non si sposterà a Sud dello Wadi Gaza sarà considerato membro di un gruppo terroristico”. E che fra i palazzi sfasciati e i cumuli di macerie, dove è difficile che qualcuno possa farsi avanti a chiedere conto di quello che succede e dove prove e testimonianze andranno per sempre perdute, il senso di impunità azzeri le regole d’ingaggio.

A Beit Lahia, Nord di Gaza City – quindi nel settore Nord della Striscia – il 7 dicembre un giornalista palestinese, Hossam Shabat, ha filmato un gruppo di cadaveri, caduti senza essere più toccati. È una famiglia che si stava spostando: un maschio anziano con una bandiera bianca, quattro maschi più giovani e una signora. Non ci sono segni di esplosioni attorno, quindi non è il risultato di un bombardamento, e due dei quattro giovani sono stati colpiti in modo evidente da un colpo alla testa, difficile dirlo per gli altri. Il fatto è accaduto davanti alla scuola Aleppo, che in quei giorni era usata dagli sfollati come rifugio e poi è stata fatta saltare in aria con un’esplosione controllata dalle truppe israeliane. Alla luce di quello che succederà una settimana più tardi ai tre ostaggi israeliani, c’è il sospetto che abbiano fatto la stessa fine.

Due giorni dopo l’uccisione dei tre israeliani a Jabalia, sempre nel settore Nord della Striscia, un giornalista tv del canale emiratino al Mashhad, Mohammed Balousha, è stato ferito da un cecchino a una coscia. Si è trascinato al riparo dentro a un edificio, ha fatto un video della ferita e si vede che indossa un giubbetto antiproiettile blu con la scritta “PRESS” in bianco. Lo stesso giorno, secondo la denuncia del Patriarcato di Gerusalemme, i cecchini israeliani uccidono due donne, l’anziana Nahida Khalil Anton e sua figlia Samira, mentre sono nella parrocchia della Sacra Famiglia dentro Gaza, che in queste settimane ospita sfollati cristiani. Nahida è uscita per andare in bagno, è stata colpita, la figlia ha cercato di salvarla ed è stata colpita pure lei. Secondo la denuncia del Patriarcato quel giorno altre sette persone sono state ferite dai cecchini dentro la parrocchia, ma non sono morte. Il giorno dopo Papa Francesco ha citato e condannato l’accaduto durante la Messa domenicale.

Il 12 novembre un’altra cristiana anziana, l’insegnante di musica Ehlam Farah di 84 anni, era uscita dalla stessa chiesa della Sacra Famiglia trasformata in rifugio ed era stata anche lei uccisa da un cecchino mentre camminava verso casa sua. Suonava piano e violino, a Gaza era ammirata ed era chiamata con affetto Umm al Orange, “madre arancione”, per la tinta dei capelli.

La battaglia urbana dentro Gaza è molto complicata e i terroristi di Hamas sono specializzati nel confondersi con la popolazione civile: non indossano divise e usano infrastrutture come scuole e ospedali, perché seguono una dottrina molto pericolosa che si può riassumere così: “Se ci scambiano tutti per civili e non sparano bene, se invece sparano e ci colpiscono assieme ai civili bene lo stesso perché questo scatena l’indignazione del mondo”. E Gaza Nord è quello che gli esperti chiamano “target rich environment”, un contesto ricco di possibili bersagli: ci sono scontri quotidiani con uomini di Hamas che spuntano dai tunnel e fanno agguati, il rischio per i soldati arriva da ogni direzione. Ma si allunga la lista di vittime dei cecchini israeliani che avevano caratteristiche speciali e non potevano essere bersagli: uomini disarmati che sventolano una bandiera bianca, giornalisti con la scritta “PRESS” e anziane all’interno di una parrocchia.

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