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Navalny parla dalla prigione nell’Artico dove è finito: “Sto bene. Sono un Babbo Natale a regime speciale”

(reuters)
Il dissidente russo è stato trasferito in un centro di detenzione oltre il circolo polare, dove gli avvocati potranno incontrarlo solo dopo diversi giorni di viaggio da Mosca
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MOSCA – Sul canale Telegram dell’oppositore russo Aleksej Navalny è apparso il primo messaggio ai sostenitori da quando, a inizio dicembre, si erano perse le sue tracce nella colonia penale n. 6 della regione di Vladimir. Dopo un trasferimento durato 20 giorni, durante i quali parenti, sostenitori e comunità internazionale, hanno a più riprese chiesto alle autorità di riferire dove si trovasse il politico, Navalny stesso ha preso la parola per dare rassicurazioni.

(afp)

Il trasferimento di Navalny

Al termine di un tortuoso percorso attraverso mezzo Paese è stato portato a Kharp, nella colonia penale n.3 della regione di Jamalo-Nenets, nel Nord degli Urali oltre i confini del Circolo polare artico.

“Sono il vostro nuovo Ded…

MOSCA – Sul canale Telegram dell’oppositore russo Aleksej Navalny è apparso il primo messaggio ai sostenitori da quando, a inizio dicembre, si erano perse le sue tracce nella colonia penale n. 6 della regione di Vladimir. Dopo un trasferimento durato 20 giorni, durante i quali parenti, sostenitori e comunità internazionale, hanno a più riprese chiesto alle autorità di riferire dove si trovasse il politico, Navalny stesso ha preso la parola per dare rassicurazioni.

(afp)

Il trasferimento di Navalny

Al termine di un tortuoso percorso attraverso mezzo Paese è stato portato a Kharp, nella colonia penale n.3 della regione di Jamalo-Nenets, nel Nord degli Urali oltre i confini del Circolo polare artico.

“Sono il vostro nuovo Ded Moroz”, il Babbo Natale russo, ha ironizzato e ha descritto la divisa del carcerato nelle regioni polari: “Ho un cappotto, un cappello con paraorecchie, presto mi daranno degli stivali di feltro e in 20 giorni di trasferimento mi sono fatto crescere la barba”.

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La nuova cella di Navalny ha una finestra che affaccia sulla cinta muraria della prigione, dalla quale filtra per poche ore il bagliore del giorno che interrompe brevemente la notte polare. Il cortile per l’ora d’aria non è molto differente dalla cella, “leggermente più grande, con la neve sul pavimento”.

“Il trasporto è avvenuto con tali precauzioni e lungo un percorso così strano che non mi aspettavo di essere trovato fino a metà gennaio", ha osservato il dissidente, arrestato nel gennaio 2021 dopo che un anno prima era sopravvissuto a un avvelenamento. Nelle due settimane tra il momento in cui l’attivista è stato depennato dal registro della colonia penale n. 6 di Vladimir al suo arrivo a Kharp la sera del 23 dicembre, il convoglio è passato per Mosca, Cheljabinsk, Ekaterinburg, Kirov e Vorkut.

La colonia di Kharp

La colonia speciale n.3, comunemente chiamata “Lupo Polare”, è un istituto correttivo “a regime speciale”. Vale a dire che ospita criminali recidivi o particolarmente pericolosi, ergastolani o condannati alla pena di morte, in Russia sospesa da una moratoria. Nella cittadina di Kharp c’è anche un secondo carcere speciale, la colonia 18, detta “Gufo Polare”, dove sono detenuti terroristi e alcuni dei più famigerati serial killer del Paese.

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Le condizioni di detenzione nelle due colonie, secondo l’attivista per i diritti umani Vera Goncharova, non sono molto diverse tra loro: “Le più grandi difficoltà riguardano l’accesso dell’avvocato e il massimo isolamento". La prigione non è neanche integrata nel sistema unico di posta elettronica del Servizio carcerario.


Per raggiungere la cittadina e incontrare Navalny, gli avvocati dovranno d’ora in poi affrontare un volo di oltre tre ore da Mosca alla vicina Salekhard e guidare sul ghiaccio per una cinquantina di chilometri, attraversando il fiume Ob, oppure affrontare un viaggio in treno di tre giorni.


La colonia fu costituita per ordine del Ministero degli Interni sovietico nell'agosto 1961 sulla base degli edifici messi fuori servizio di un Gulag. Il cantiere del campo di detenzione in epoca staliniana era impegnato nella costruzione, mai portata a termine, della Ferrovia Transpolare. Dopo la ristrutturazione, dal 1967, è stata destinata ad accogliere detenuti pericolosi.

Nella stessa colonia ha scontato parte della sua pena il cofondatore e presidente del Cda di Menatep Group, Platon Lebedev, condannato con Mikhail Khodorkovskij nel caso Yukos. In un'intervista rilasciata nel 2006 a Novaja Gazeta l’imprenditore ha descritto le alienanti condizioni di vita dei detenuti del Lupo Polare, isolati dal mondo e costretti a fare i conti con le insidie della tundra: "In inverno, a meno quaranta, si può tirare le cuoia in dieci minuti e in estate zanzare e moscerini ti mangiano viso, collo e braccia; non c’è nemmeno bisogno di inventare alcuna tortura speciale".

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“Probabilmente sarete interessati alla questione dei regali – ha scherzato l’attivista con riferimento alla sua nuova prigione al Circolo polare artico - ma io sono, in fin dei conti, un Babbo Natale a regime speciale, quindi riceverà regali solo chi si è comportato molto male”.

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