Il miracolo di Natale del monastero di Mount Saint Bernard: si salva dalla chiusura con una superbirra
di Enrico FranceschiniLONDRA – Nel 2017 i frati di Mount St Bernard, un monastero cattolico nell’Inghilterra centrale, contemplavano la chiusura. Il piccolo allevamento di mucche che pagava le spese del convento con la produzione di latte era in crisi: per effetto della Brexit creava più debiti che guadagni. Poi padre Joseph Delargy, abate del convento, ha avuto un’idea: perché non provare una nuova strada, imitando la dozzina di monasteri europei che per mantenersi producono birra? Sei anni più tardi Tynt Meadow, come si chiama la bevanda alcolica prodotta nell’abbazia, riceve ordinazioni da mezzo mondo, vince premi di qualità e garantisce la sopravvivenza del convento.
Qualcuno potrebbe definirlo un miracolo di Natale, perché il 25 per cento delle vendite arriva nel mese precedente le festività: per molti consumatori la birra dei monaci inglesi è un regalo perfetto da mettere sotto l’albero. “E’ anche questo un dono di Dio”, si limita a dire al Financial Times padre Delargy, arrivato a Mount St. Bernard …
LONDRA – Nel 2017 i frati di Mount St Bernard, un monastero cattolico nell’Inghilterra centrale, contemplavano la chiusura. Il piccolo allevamento di mucche che pagava le spese del convento con la produzione di latte era in crisi: per effetto della Brexit creava più debiti che guadagni. Poi padre Joseph Delargy, abate del convento, ha avuto un’idea: perché non provare una nuova strada, imitando la dozzina di monasteri europei che per mantenersi producono birra? Sei anni più tardi Tynt Meadow, come si chiama la bevanda alcolica prodotta nell’abbazia, riceve ordinazioni da mezzo mondo, vince premi di qualità e garantisce la sopravvivenza del convento.
Qualcuno potrebbe definirlo un miracolo di Natale, perché il 25 per cento delle vendite arriva nel mese precedente le festività: per molti consumatori la birra dei monaci inglesi è un regalo perfetto da mettere sotto l’albero. “E’ anche questo un dono di Dio”, si limita a dire al Financial Times padre Delargy, arrivato a Mount St. Bernard una quarantina d’anni fa e diventato il priore dell’abbazia. Il quotidiano della City racconta il successo finanziario dell’impresa: più di 100 mila litri di birra prodotti all’anno, a 3 sterline e 30 a bottiglia, esportate perfino in Belgio e in Olanda, sede degli altri tredici birrifici in Europa di birra trappista, cioè prodotta da ordini monastici, e considerati finora i maestri di questa antica usanza. Ora anche lì si beve la birra dei monaci inglesi.
Ma a Mount St. Bernard, un monastero appartenente all’ordine cattolico dei frati cistercensi, non si produce birra per realizzare un profitto. Non è un business, insomma, bensì soltanto un modo per rendere economicamente autosufficiente il convento. “I nostri prezzi devono restare competitivi, alla portata di tutti”, afferma l’abate priore. “E una volta pagate le spese, i soldi che rimangono vengono distribuiti in beneficenza. Questo è un monastero che produce birra, non un birrificio in cui lavorano dei monaci”. Poi però ammette che, senza la birra, il monastero probabilmente non esisterebbe più.
Del resto, fino al diciannovesimo secolo molti monasteri producevano birra. E secondo i frati le due cose si fondono bene insieme: “Speriamo che quando la gente beve la nostra birra assapori anche lo spirito del monastero che l’ha prodotta”, dice padre Delargy. Ora et labora, prega e lavora, come insegna la regola benedettina, nella quale proprio i monaci dell’ordine cistercense hanno inteso “labora” come lavoro agricolo. Sul prato Tynt, al monastero di Mount St. Bernard, una volta pascolavano le mucche da latte. Adesso quel prato ha dato il nome alla Tynt Meadow, la birra trappista più rinomata d’Europa.