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Droni-veterinari per salvare le “orche assassine”

Biologi marini e ingegneri di un centro di ricerca di San Diego, California, il San Diego Zoo Wildlife Alliance, e dell’Università della California, hanno sviluppato la tecnologia per tenere sotto controlla la situazione e “visitare” i mammiferi senza spaventarle
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New York - Le orche corrono veloci in superficie, spuntano dall’oceano per respirare e fanno piroette che si concludono con bombe d’acqua. A osservarle ci sono insoliti congegni volanti: sono i droni utilizzati da un team di ricercatori americani che monitora lo stato di salute di una settantina di questi grossi cetacei mentre nuotano nel Pacifico. Le immagini registrate dalle telecamere e trasmesse alla base indicano dimensioni, peso, segnalano dimagrimenti sospetti e qualsiasi tipo di variazione possa indicare una malattia. Ma i droni raccolgono anche le gocce d’aria trattenute sott’acqua ed espulse dai mammiferi, una volta tornati in superficie. I campioni vengono analizzati per controllare la qualità del loro respiro: un alito cattivo può indicare un’infezione, la presenza di un fungo, un problema alla bocca ma anche un inizio di polmonite fatale.

Considerato che le orche sono in via d’estinzione dal 2005 e che la situazione è peggiorata a causa dell’inquinamento ambientale, un p…

New York - Le orche corrono veloci in superficie, spuntano dall’oceano per respirare e fanno piroette che si concludono con bombe d’acqua. A osservarle ci sono insoliti congegni volanti: sono i droni utilizzati da un team di ricercatori americani che monitora lo stato di salute di una settantina di questi grossi cetacei mentre nuotano nel Pacifico. Le immagini registrate dalle telecamere e trasmesse alla base indicano dimensioni, peso, segnalano dimagrimenti sospetti e qualsiasi tipo di variazione possa indicare una malattia. Ma i droni raccolgono anche le gocce d’aria trattenute sott’acqua ed espulse dai mammiferi, una volta tornati in superficie. I campioni vengono analizzati per controllare la qualità del loro respiro: un alito cattivo può indicare un’infezione, la presenza di un fungo, un problema alla bocca ma anche un inizio di polmonite fatale.

Considerato che le orche sono in via d’estinzione dal 2005 e che la situazione è peggiorata a causa dell’inquinamento ambientale, un piccolo focolaio può avere effetti devastanti sulla specie. Sotto osservazioni sono le cosiddette “balene assassine”, come vengono chiamate dagli americani, o, più correttamente in italiano, “orche assassine” (non sono vere e proprie balene, ma mammiferi appartenenti alla famiglia dei delfini) che popolano l’area nordovest dell’Oceano Pacifico. Non è facile sottoporre un’orca a una visita veterinaria, considerato che parliamo di esemplari che pesano anche sei tonnellate, sono lunghi fino a un massimo di otto metri e appaiono in superficie solo per pochi secondi, ma veterinari, biologi marini e ingegneri di un centro di ricerca di San Diego, California, il San Diego Zoo Wildlife Alliance, e dell’Università della California, hanno sviluppato la tecnologia per tenere sotto controlla la situazione e “visitare” le orche senza che i mammiferi se ne accorgano o possano spaventarsi.

Anche le loro feci, lasciate in superficie, vengono analizzate da cani addestrati a individuare gocce di sangue o odori legati a possibili malattie. I droni rappresentano la parte più avanzata nella nuova difesa della specie. Come spiega il New York Times in un lungo servizio, i droni seguono dall’alto e a grande velocità le traiettorie dei mammiferi e poi scendono a pochi metri dal pelo dell’acqua in tempo per raccogliere le gocce d’aria espulse dalle orche attraverso i loro enormi sfiatatoi, prima che si perdano nell'acqua. Le gocce, inserite in vetrini da laboratorio, vengono sottoposte ad analisi attraverso tamponi. Il responso può risultare decisivo per salvare un esemplare e la sopravvivenza della specie.

I droni, sempre più avanzati, trasportano anche congegni in grado di misurare la temperatura corporea attraverso una camera a raggi infrarossi, anche se i risultati non sono ancora considerati affidabili in modo completo. Il resto dei controlli, però, si sta rivelando utile. Nel caso di uno degli esemplari intercettati dai droni, i biologi avevano registrato un alito insolitamente putrido, un fatto che aveva fatto pensare a una grave infezione in atto. Invece era stato un falso allarme: probabilmente l’orca aveva sbattuto contro qualcosa, ferendosi, e quello che era l’equivalente di una perdita di sangue dal “naso" si era impastato con la saliva, producendo quell’odore cattivo. I biologi si sono tranquillizzati, l'orca ha potuto riprendere il suo viaggio, ignara di aver superato positivamente un test medico.

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