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Germania, è morto Wolfgang Schaeuble, l’eterno delfino di Kohl scampato a un attentato. Fu l’architetto della riunificazione tedesca e il padre dell’austerity europea

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Aveva 81 anni, ministro degli interni nel 1989 quando cadde il muro di Berlino. Anche con Merkel ha sempre avuto ruoli di rilievo: celebri le sue battaglie contro la Grecia da ministro delle Finanze. Chiuse la carriere come presidente del Bundestag
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BERLINO – Pochi hanno dominato la politica tedesca nell’ultimo mezzo secolo come lui. Fu protagonista, da ministro dell’Interno, della Riunificazione del 1990, fu al lungo il delfino designato di Helmut Kohl e quasi travolto dallo scandalo dei fondi neri che affondò il cancelliere cristiano-democratico nel 2000. Fu uno dei rari politici che Angela Merkel, alla quale lo legò un rapporto di amore-odio, chiamò sempre nei suoi gabinetti, ma soprattutto divenne il volto dell’austerità in Europa negli anni drammatici della crisi dei debiti e da ministro delle Finanze impose il giogo del freno al debito iscritto nella costituzione anzitutto alla Germania. Wolfgang Schaeuble è morto ieri sera all’età di 81 anni. Lo ha reso noto la sua famiglia.

Nato a Friburgo nel 1942, studi in legge, Schaeuble comincia la sua carriera nel 1969 nella Junge Union, l’organizzazione giovanile della Cdu, e viene eletto al Bundestag tre anni dopo. Detiene ancora il record del parlamentare cristiano-democratico p…


BERLINO – Pochi hanno dominato la politica tedesca nell’ultimo mezzo secolo come lui. Fu protagonista, da ministro dell’Interno, della Riunificazione del 1990, fu al lungo il delfino designato di Helmut Kohl e quasi travolto dallo scandalo dei fondi neri che affondò il cancelliere cristiano-democratico nel 2000. Fu uno dei rari politici che Angela Merkel, alla quale lo legò un rapporto di amore-odio, chiamò sempre nei suoi gabinetti, ma soprattutto divenne il volto dell’austerità in Europa negli anni drammatici della crisi dei debiti e da ministro delle Finanze impose il giogo del freno al debito iscritto nella costituzione anzitutto alla Germania. Wolfgang Schaeuble è morto ieri sera all’età di 81 anni. Lo ha reso noto la sua famiglia.

Nato a Friburgo nel 1942, studi in legge, Schaeuble comincia la sua carriera nel 1969 nella Junge Union, l’organizzazione giovanile della Cdu, e viene eletto al Bundestag tre anni dopo. Detiene ancora il record del parlamentare cristiano-democratico più longevo. Nell’ultimo governo Merkel concluse la sua carriera come presidente del Parlamento.

Helmut Kohl lo nomina ministro nel 1984, ma è nel 1989 che la sua carriera spicca il volo, quando diventa il co-architetto della Riunificazione tedesca come ministro dell’Interno. Sotto gli occhi increduli del mondo, Kohl comincia a spingere sull’acceleratore dell’unità tedesca pochissimi giorni dopo la caduta del muro di Berlino, a novembre del 1989. E Schaeuble, con il suo proverbiale pragmatismo, asseconda il piano del suo cancelliere: “Il popolo votava con i piedi”, disse, ricordando l’enorme esodo di tedeschi dell’Est verso l’Ovest che rischiava di dissanguare la vecchia Germania comunista. In un’intervista a Repubblica dichiarò che quello era stato “il momento più felice della storia tedesca”.

In quel periodo Schaeuble è popolarissimo tra i tedeschi, anche se non tutti amano il suo approccio “legge e ordine” come ministro dell’Interno. Nell’autunno della Riunificazione, un altro episodio gli segna la vita per sempre: a ottobre un 36enne con problemi psichiatrici, Dieter Kaufmann, gli spara due volte durante un comizio e lo costringe alla sedia a rotelle per il resto della vita. Nel decennio successivo l’Europa si prepara a introdurre la sua moneta unica, l’euro. E’ il risultato, anche, di uno ‘scambio’ tra Kohl e il presidente francese François Mitterrand. I francesi hanno acconsentito alla Riunificazione tedesca in cambio di un’accelerazione sul mercato unico e sull’euro. Ma Schaeuble, nel 1984, lancia l’idea di un’Europa a due velocità, a geometrie variabili, che suscita molta indignazione all’estero. Un’idea darwinistica dell’Unione che il ministro non abbandonerà mai del tutto.

Negli anni successivi, Schaeuble comincia a diventare l’eterno delfino di Kohl, che però non sembra avere alcuna intenzione di mollargli lo scettro di cancelliere. Quando scoppia lo scandalo dei fondi neri, alla fine del 1999, Kohl è costretto a lasciare perché Angela Merkel, allora numero due della Cdu, scrive una lettera alla Frankfurter Allgemeine Zeitung in cui chiede al partito di”imparare a correre” senza il “cavallo da battaglia” Kohl, esorta i cristiano-democratici a liberarsi di un cancelliere che rifiuta di dire i nomi degli oscuri finanziatori del partito e che rischia di affossarlo per sempre.

La fine della carriera di Kohl segna anche la fine delle speranze di Schaeuble di succedergli come cancelliere. Ma quando Merkel assume quel ruolo per la prima volta nel 2005 lo chiama a dirigere ministeri importanti: gli Interni e soprattutto le Finanze. Anche se la cancelliera ucciderà nella culla il tentativo di una parte del partito di issarlo sulla poltrona di presidente della Repubblica. Merkel teme che una personalità forte come quella di Schaeuble le potrebbe fare ombra dal Castello di Bellevue.

Gli anni della crisi spaventosa dell’euro e dei debiti sovrani segnano profondamente l’immagine dell’immarcescibile politico cristiano-democratico. Da ministro delle Finanze di Merkel, Schaeuble impone con ottusa durezza aggiustamenti alla Grecia talmente pesanti da spazzarne via la classe media. E rifiuterà sempre l’idea degli eurobond – pur sostenendo il contrario, anche in un’intervista al nostro giornale. La sua durezza verso Atene sfocerà nel 2015, dopo sei mesi di duelli con il suo omologo greco Yanis Varoufakis, nella proposta al Consiglio europeo di luglio, di escludere la Grecia per cinque anni dall’euro. Il vertice, soprattutto grazie alla mediazione della Francia di François Hollande ma anche per i dubbi della stessa cancelliera Merkel, rigetta quell’ipotesi e concede un altro prestito ad Atene. Ma Schaeuble si considera a un passo dalle dimissioni e lo fa sapere allo Spiegel.

Anche alla Germania, Schaeuble lascia in eredità un frutto avvelenato del suo ostinato rigorismo sui conto pubblici: il freno al debito. La recente sentenza della Corte costituzionale di Karlsruhe che ha spazzato via 60 miliardi di debiti extra bilancio dimostra quanto sia pesante quella scelta, soprattutto dinanzi alle enormi sfide future della svolta energetica e della lotta ai cambiamenti climatici. Quando il freno al debito fu iscritto nella costituzione, nel 2009, il Financial Times pronosticò che sarebbe stato un suicidio, per la Germania.

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