BRUXELLES — Adesso tutti piangono l’artefice dell’euro e del mercato unico. Ma Jacques Delors, morto ieri nella sua casa di Parigi all’età di 98 anni, è stato più che un padre dell’Europa e della sua moneta. È stato un padre dell’Occidente, inteso come quell’insieme di valori di libertà, liberalismo, giustizia sociale e solidarietà in cui si riconosce oggi una parte, purtroppo sempre minoritaria, del Pianeta. Al di qua dell’Atlantico, da socialista e cattolico, è stato uno dei pochi statisti a capire che il nostro modello di società era innanzitutto un paradigma etico, fondato sul principio della riconciliazione con la Storia. La riconciliazione franco-tedesca dopo la Seconda guerra mondiale. La riconciliazione tra Est e Ovest dopo la fine della Guerra fredda. La riconciliazione di classe, quella etica tra laici e credenti e quella politica tra socialisti e popolari. È stato un grande mediatore perché sapeva che i compromessi si fabbricano non tanto sulle concessioni ma sulla comprens…
BRUXELLES — Adesso tutti piangono l’artefice dell’euro e del mercato unico. Ma Jacques Delors, morto ieri nella sua casa di Parigi all’età di 98 anni, è stato più che un padre dell’Europa e della sua moneta. È stato un padre dell’Occidente, inteso come quell’insieme di valori di libertà, liberalismo, giustizia sociale e solidarietà in cui si riconosce oggi una parte, purtroppo sempre minoritaria, del Pianeta. Al di qua dell’Atlantico, da socialista e cattolico, è stato uno dei pochi statisti a capire che il nostro modello di società era innanzitutto un paradigma etico, fondato sul principio della riconciliazione con la Storia. La riconciliazione franco-tedesca dopo la Seconda guerra mondiale. La riconciliazione tra Est e Ovest dopo la fine della Guerra fredda. La riconciliazione di classe, quella etica tra laici e credenti e quella politica tra socialisti e popolari. È stato un grande mediatore perché sapeva che i compromessi si fabbricano non tanto sulle concessioni ma sulla comprensione reciproca. Tutto il contrario della politica costruita sull’odio, sulle paure e sui pregiudizi che oggi minaccia la nostra democrazia.
Tra Francia e Germania
Nel 1990, all’indomani della caduta del muro di Berlino, Francia, Gran Bretagna e Italia vedono come una minaccia la prospettiva di una riunificazione tedesca. Thatcher, Mitterrand e Andreotti remano contro. Solo Jacques Delors, allora presidente della Commissione europea, sa cogliere il senso della rivoluzione in atto e si schiera fin da subito con il Cancelliere tedesco in favore della riunificazione. «L’Europa ha bisogno di un’anima», spiega per sottolineare il valore morale di quanto stava accadendo con la fine della Guerra fredda. Quell’anima la stiamo ancora cercando.
È sempre Delors a svolgere il ruolo di sottile mediazione tra Kohl e Mitterrand che porta alla nascita della moneta unica. Per tranquillizzare i partner comunitari, la Germania riunificata accetta di rinunciare al Deutsche Mark e alla sovranità monetaria legando così indissolubilmente il proprio destino a quello del resto d’Europa. Solo le resistenze di Mitterrand impediscono che una vera Unione politica, voluta da Delors e da Kohl, faccia da tandem alla moneta unica.
[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Delors: "L'euro è partito male dall'inizio,
ma i leader europei agiscono poco e tardi"]]
Alla guida della Commissione Ue
I dieci anni in cui Delors è stato alla guida della Commissione di Bruxelles (1985-1995) sono stati quelli del grande balzo in avanti dell’Europa. Nel 1986, appena nominato, la Ue si allarga a Spagna e Portogallo. Nel 1995, quando lascia la Commissione, entrano Austria, Svezia e Finlandia. Il Libro Bianco che porta il suo nome e l’Atto Unico conducono alla nascita del grande mercato unico e alla progressiva abolizione delle barriere protezionistiche. La politica della concorrenza riduce drasticamente la pratica degli aiuti di Stato costringendo l’industria a uscire dalla tutela interessata della politica. Il Trattato di Maastricht pone le premesse per la moneta unica e per il coordinamento delle politiche di bilancio. Il Trattato di Schengen segna l’abolizione delle frontiere interne. Continuamente in polemica con la Gran Bretagna di Margaret Thatcher e poi di John Major, Delors riesce ad imporre l’idea di una «Europa sociale» che determini standard minimi nei rapporti di lavoro.
La vita di Jacques Delors
Nato nel 1925, figlio di un funzionario della Banca centrale molto cattolico, Delors segue le orme paterne entrando nel ’45 alla Banca nazionale francese. Negli anni Cinquanta si avvicina alla politica attraverso il sindacato conservatore, la Confederazione francese dei sindacati cristiani, nel quale però prende posizioni più laiche e di sinistra. Dopodiché lavora al Commissariato generale alla pianificazione e insegna all’università. Nel ’74 aderisce al Partito socialista. Nel ’79 è eletto deputato europeo, carica che lascia due anni dopo per entrare come ministro dell’economia nel governo Mauroy riuscendo a raddrizzare i disastrati conti pubblici francesi. Delors accanto all'allora leader socialista Francois Hollande durante un comizio nel 2005
Nel ’94, quando il suo mandato alla Commissione sta per scadere, i sondaggi lo danno gran favorito per la corsa alla presidenza della Repubblica come successore di Mitterrand. Ma è a questo punto che Delors, mai veramente a suo agio nei meandri di quella che i francesi chiamano «la politique politicienne», compie il suo gran rifiuto e si ritira dalla politica attiva appoggiando la candidatura del socialista Lionel Jospin. I francesi sceglieranno invece il gollista Jacques Chirac per la poltrona dell’Eliseo.
Schivo e ombroso di carattere, dopo il ritiro dalla scena politica Delors si dedica anima e corpo alla sua vera e unica passione: l’Europa. È presidente prima del Collegio europeo di Bruges e poi dell’associazione Notre Europe – Institut Jacques Delors (oggi guidata da Enrico Letta), attraverso la quale conduce le sue battaglie negli anni più difficili della costruzione europea. «Il modello europeo è in pericolo se dimentichiamo il principio della responsabilità personale», si affanna a spiegare a un Continente che appare distratto. Nel 2015 il Consiglio europeo gli ha conferito il titolo di Cittadino onorario d’Europa. Prima di lui, l’hanno ricevuto solo Jean Monnet e Helmut Kohl. Ora sono tutti scomparsi. Chi prenderà il loro posto?