Dagli Stati Uniti all’Iran: così la battaglia delle donne sta cambiando la Storia
di Gabriella ColarussoSuraya Pakzad, una donna minuta ma “fatta d’acciaio”, che ha sfidato l’oscurantismo islamista fondando la rete delle “scuole segrete” durante il primo regime talebano, in Afghanistan. Masha Amini, 22 anni, morta in Iran mentre era in custodia della polizia morale, e tutte le giovani iraniane che in suo nome stanno lottando per la Vita e la Libertà. Le ragazzine di Unione Square, Stati Uniti, che con la bandana verde e la solidarietà dei coetanei maschi, si battono per diritti che credevano acquisiti.
[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) L’inno di Bartabas al coraggio delle donne]]
Afghanistan, Iran, Stati Uniti, mondi lontani eppure vicinissimi, legati da un movimento globale che ha la forza di cambiare la Storia: la lotta per i diritti delle donne. Su questo filo rosso cammina Figlie di Eva (Paesi edizioni) un viaggio letterario che è anche inchiesta sociale e saggio, in cui la giornalista e scrittrice Liliana Faccioli Pintozzi attraversa le grandi lotte femminili e femministe del …
Suraya Pakzad, una donna minuta ma “fatta d’acciaio”, che ha sfidato l’oscurantismo islamista fondando la rete delle “scuole segrete” durante il primo regime talebano, in Afghanistan. Masha Amini, 22 anni, morta in Iran mentre era in custodia della polizia morale, e tutte le giovani iraniane che in suo nome stanno lottando per la Vita e la Libertà. Le ragazzine di Unione Square, Stati Uniti, che con la bandana verde e la solidarietà dei coetanei maschi, si battono per diritti che credevano acquisiti.
[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) L’inno di Bartabas al coraggio delle donne]]
Afghanistan, Iran, Stati Uniti, mondi lontani eppure vicinissimi, legati da un movimento globale che ha la forza di cambiare la Storia: la lotta per i diritti delle donne. Su questo filo rosso cammina Figlie di Eva (Paesi edizioni) un viaggio letterario che è anche inchiesta sociale e saggio, in cui la giornalista e scrittrice Liliana Faccioli Pintozzi attraversa le grandi lotte femminili e femministe del nostro tempo, facendo parlare le protagoniste e ricostruendo i contesti in cui hanno preso forma e vigore.
Un libro che è nato mentre le americane scendevano in piazza contro la sentenza del 24 giugno 2022 che ha smantellato cinquant’anni di diritto all’aborto – quella famosa Roe vs Wade che sanciva il diritto costituzionale all’interruzione di gravidanza fin dal 1973 – e mentre le iraniane sfidavano cannoni ad acqua e proiettili veri per rivendicare dignità e libertà di scelta. “Era abbastanza chiaro quale fosse il comune denominatore di eventi apparentemente distanti: le donne”, spiega Faccioli Pintozzi. Il messaggio che nel settembre del 1995 Hillary Clinton consegnava alla platea di Pechino segnando la storia del movimento femminista - "I diritti delle donne sono diritti umani” – risuonava ora nelle piazze di Washington e Teheran. Ma con una differenza rispetto al passato: “Adesso la loro battaglia riesce a coinvolgere tutti, a cominciare dagli uomini, finendo per avere un impatto reale sulla società e sulla politica”.
La sentenza sull’aborto, per esempio, ha frenato l’onda rossa repubblicana alle elezioni di Midterm, e promette di pesare anche alle prossime presidenziali, riflette l’autrice. “Biden lo sa e lo dice che sull’aborto si gioca un pezzo importante della prossima campagna elettorale perché su quello anche i Repubblicani non votano o votano democratico, non a caso Trump cerca di recuperare terreno”. Le donne, la variabile che può cambiare la Storia, come sta succedendo in parte anche in Iran, dove le proteste per la morte di Mahsa Amini si sono trasformate in un movimento di disobbedienza civile diffuso e trasversale alle classi sociali, alle professioni, ai generi. “Per una volta, questa volta, gli uomini sono scesi in piazza con le donne, rinunciando ai loro privilegi”, dice Faccioli Pintozzi. Il velo è un simbolo, ma l’obiettivo è più ampio, e radicale: “è la democrazia in Iran, che non sarà mai tale se non riconosce i diritti delle donne”.
C’è, in questa progressione, un buco nero: l’Afghanistan del nuovo emirato talebano. “È il Ground zero dei diritti delle donne dove le bambine non possono più studiare e dove sono rinate le scuole segrete affidate ancora una volta al coraggio delle madri e delle insegnanti”. Sarà una marcia lunga, in molti tratti dolorosa, ma inarrestabile perché, scrive l’autrice, “non esiste sovrastruttura istituzionale, sociale, giuridica, pseudo-religiosa, pseudo-culturale in grado di fermare questa marea”, di fermare le Figlie di Eva.