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Dengue, è emergenza nazionale in Argentina: 135mila contagi e 68 morti

(Reuters)

 
Il cambiamento climatico ha favorito la diffusione della malattia. Insufficiente la risposta del governo
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Il dengue dilaga in Argentina e costringe il governo a proclamare lo stato di emergenza sanitaria. È l’ennesimo effetto del cambiamento climatico, a sua volta provocato dall’aumento della temperatura su tutto il globo terrestre causato dall’emissione dei gas inquinanti che le grandi foreste pluviali, Amazzonia in testa, non sono più in grado di assorbire e trasformare in ossigeno. In questo 2023 sono stati registrati nel Paese sudamericano ben 135.676 contagi e ci sono stati 68 morti. Ma per la prima volta è accaduto qualcosa che non era mai avvenuto.

La diffusione delle zanzare Aedes aegypti

Le temperature al di sopra della media anche in inverno hanno favorito la diffusione delle zanzare Aedes aegypti, il caldo ha accelerato la formazione delle uova che si sono schiuse e poi trasformate in gerini e quindi in insetti. I violenti acquazzoni hanno lasciato pozzanghere e riempito gli invasi, l’acqua è ristagnata e così quando è tornato il sole, assieme al caldo, si è creato l’ambiente p…

Il dengue dilaga in Argentina e costringe il governo a proclamare lo stato di emergenza sanitaria. È l’ennesimo effetto del cambiamento climatico, a sua volta provocato dall’aumento della temperatura su tutto il globo terrestre causato dall’emissione dei gas inquinanti che le grandi foreste pluviali, Amazzonia in testa, non sono più in grado di assorbire e trasformare in ossigeno. In questo 2023 sono stati registrati nel Paese sudamericano ben 135.676 contagi e ci sono stati 68 morti. Ma per la prima volta è accaduto qualcosa che non era mai avvenuto.

La diffusione delle zanzare Aedes aegypti

Le temperature al di sopra della media anche in inverno hanno favorito la diffusione delle zanzare Aedes aegypti, il caldo ha accelerato la formazione delle uova che si sono schiuse e poi trasformate in gerini e quindi in insetti. I violenti acquazzoni hanno lasciato pozzanghere e riempito gli invasi, l’acqua è ristagnata e così quando è tornato il sole, assieme al caldo, si è creato l’ambiente perfetto per lo sviluppo delle zanzare che sono state libere di attaccare l’uomo, ospite primario del virus. La natura agisce seguendo il suo percorso ma lo accelera o lo rallenta se condizionata da eventi eccezionali che ne alterano l’equilibrio. Il Covid ha svolto la sua parte. Durante la pandemia e i lockdown si è ridotta molto la fumigazione e la prevenzione nelle campagne e questo ha favorito il proliferarsi delle zanzare.

Il dengue non è da sottovalutare. Da almeno cinque anni aggredisce gran parte del Continente latinoamericano. Stessa cosa per la zika o la chikungunya, entrambe provocate dal morso della stessa Aedes aegypti, che nel 2016 divennero una vera emergenza in Brasile mietendo vittime tra gli umani e creando malformazioni nei feti.

I sintomi del dengue

Nel caso del dengue provoca violenti febbri, mal di testa, eruzioni cutanee simili al morbillo, dolori muscolari e articolari. Ma se non viene curata in tempo si trasforma in un’infezione con emorragie e perdite di piastrine nel sangue che portano a shock circolatori fino alla morte. Nel giugno del 2023 l’Oms aveva lanciato un allarme per la possibile diffusione pandemica del virus. C’erano stati dei casi in Sudan, quindi un’impennata in Europa e una diffusione massiccia in Perú che aveva costretto il governo, anche qui, a proclamare lo stato di emergenza sanitaria.

Il caso argentino

Fino a metà aprile scorso, l’Argentina era stata solo lambita dall’epidemia. Ma quando i casi sono saliti a 56.324, con 39 decessi, il ministero della Salute aveva lanciato l’allarme e predisposto le prime misure di protezione e di contenimento. L’inverno stava per iniziare, si pensava che con il freddo le zanzare sarebbero sparite o comunque morte. Non è stato così. Il Nord del Paese, quello più caldo, raccoglieva il 70 per cento dei contagi. I virologi fecero uno screening e fissarono alcuni dati che descrivevano le caratteristiche del dengue presente in Argentina. Dei quattro diversi sierotipi presenti nel mondo, nel Paese isolarono la indigena 1 e 2. Si notò che alcuni dei pazienti infettati non presentavano sintomi, mentre altri venivano aggrediti da forti febbri, eruzioni cutanee dietro gli occhi e dolori diffusi in tutto il corpo. Il vantaggio per tutti era l’immunità a vita: sia per gli asintomatici sia per i sintomatici. Ma se venivano colpiti da uno degli altri tre tipi di virus allora le complicazioni erano molto più gravi tanto da portare alla morte.

L’aumento dei contagi e soprattutto del numero di vittime fa temere che il tipo di dengue presente in questi giorni sia del tutto nuovo e quindi più letale anche per chi lo aveva contratto ma era riuscito a uscirne indenne. Il 98 per cento dei casi, rilevava La Nación, è avvenuto tra persone che non hanno visitato le zone tropicali dove il virus è endemico. Sono rimaste nelle città dove la malattia dovrebbe essere sotto controllo.

Le indicazioni del governo

Il piano stabilito dal presidente Javier Milei non è chiaro. Si è solo stabilito di aumentare le misure di prevenzione e assistenza senza fissare una strategia che debelli le responsabili, cioè le zanzare. Le uniche indicazioni sono di limitare le attività all’aperto, usare indumenti che proteggano braccia e gambe, piazzare delle zanzariere su porte, finestre, letti, culle e carrozzine. Difficile, quanto meno complicato soprattutto adesso che è iniziata l’estate australe.

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